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Marted์ 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 18:26 - Lettori online 1006
COMISO - 12/11/2014
Politica - Dopo la vicenda sollevata da Fratelli d’Italia An che ritorna sulla vicenda

I milioni di Comiso: botta e risposta

Entrambe le circostanze sono state spiegate nei minimi dettagli, ma l’opposizione contro replica Foto Corrierediragusa.it

La segreteria cittadina del Pd di Comiso interviene sulle ultime comunicazioni da parte di Fratelli d’Italia relativamente ai 10 milioni che l’amministrazione Spataro dovrebbe pagare al Ministero della Difesa e al finanziamento regionale di 2 milioni e mezzo circa che l’amministrazione avrebbe perso. Entrambe le circostanze vengono bollate come «improbabili» dal Pd che in una nota spiega: «Sui 10 milioni di euro che il comune dovrebbe pagare, ribadiamo con forza che non vi è alcuna responsabilità, oltre che l’eventualità di pagamento della somma, da potere addebitare all’amministrazione. La passata giunta ha solo dimenticato di nominarsi un avvocato difensore, cioè, di costituirsi in giudizio. E oltre al danno anche la beffa di avere sostenuto di non essere a conoscenza di questa citazione. Tant’è che l’attuale amministrazione – prosegue la nota – ha già provveduto ad inviare tutto alla Procura della corte dei conti, che verificherà le reali responsabilità contabili. Per quanto riguarda i presunti 2 milioni e mezzo di euro di finanziamento perduti, anche su questo purtroppo dobbiamo consigliare a qualcuno di leggere con più attenzione i documenti che, casualmente, capitano sotto gli occhi, perché solo di casualità si può parlare, visto il ritardo di sette mesi nell’apprendere e divulgare la cosa. Il Comune di Comiso ha partecipato al Bando pubblico per l’accesso ai contributi per i «Programmi integrati per il recupero e la riqualificazione delle città» di cui al Decreto del Dirigente Generale del Dipartimento regionale delle infrastrutture, della mobilità e dei trasporti del 29 giugno 2010. La particolarità del bando, era quella di individuare partner privati. Peccato che, dopo essere stato individuato ed aver presentato il progetto proprio il partner privato, questo partner privato non sia riuscito a garantire il finanziamento della propria quota per 7 milioni di euro tanto da costringere l’allora sindaco Alfano a segnalare tutto alla Regione. Da qui, la revoca del finanziamento. Ma forse qualcuno avrebbe voluto che il comune di Comiso, in dissesto non certo per responsabilità di questa amministrazione – conclude la nota del Pd – si accollasse la «modica» cifra di 7 milioni di euro».

Su questa circostanza interviene pure l’assessore comunale Gaetano Gaglio (foto), secondo cui «I 2milioni e 624 mila euro del finanziamento costituivano una quota di contributo statale (un milione 674 mila euro) e di contributo regionale (950 mila euro) da aggiungere ad un contributo comunale (270 mila euro) e soprattutto ad un intervento privato per 6 milioni 798 mila euro per la realizzazione di un programma integrato per il recupero e la riqualificazione della città. Il progetto di riqualificazione presentato alla Regione dopo l’individuazione del partner privato a mezzo avviso pubblico nel 2010, società La.Tu.In. per la riqualificazione dell’ex mulino Maione e del relativo ambito urbano, è stato dichiarato ammissibile a finanziamento giusto D.D.G. n.° 151/S del 31.01.2011 ed è stato inserito nell’Accordo di Programma Quadro sottoscritto in data 19.10.2011. Successivamente il Comune di Comiso avrebbe dovuto trasmettere il progetto definitivo corredato dall’accordo pubblico-privato che avrebbe dovuto disciplinare i rapporti tra l’Amministrazione Comunale ed il privato. Il Comune di Comiso ha richiesto più volte con diverse note nel 2012 all’Amministratore Unico della società La.Tu.In. la trasmissione di tutti i documenti necessari previsti dal bando senza ottenere riscontri positivi. L’Ente – prosegue Gaglio – ha quindi informato l’autorità regionale e richiesto una proroga nella speranza che il soggetto privato potesse confermare la propria disponibilità ad investire la propria quota.

Non avendo riscontrato tale disponibilità neppure nei 15 giorni di tempo concessi dalla Regione a febbraio del 2014 appare chiaro come fosse impossibile attivare il programma evitando la revoca dei contributi statali e regionali. Pur sorvolando sulle difficoltà per l’Ente di garantire il cofinanziamento di 270 mila euro in stato di dissesto ed in assenza di bilancio stabilmente riequilibrato, il sindaco Spataro ben poco poteva fare per recuperare un finanziamento privato di circa 7 milioni di euro e assolutamente nulla per trasmettere il progetto definitivo legato all’intervento di riqualificazione di una struttura privata. Nessun ricorso al Tar era naturalmente possibile – conclude l’assessore – per costringere un soggetto privato a investire 7 milioni di euro».

LA CONTRO REPLICA DI FRATELLI D´ITALIA
Non si è fatta attendere la controreplica di Fratelli d´Italia An: "Anzitutto - si legge in una nota - preme riscontrare come l’amministrazione comunale attuale, per sua stessa ammissione, non si sia in alcun modo attivata per rintracciare il partner privato che all’epoca aveva presentato e realizzato il progetto per cui aveva ottenuto il finanziamento regionale e statale, posto che soltanto l’amministrazione Alfano, con diverse note risalenti al lontano 2012 si era seriamente attivata perché l’iniziativa della riqualificazione dell’ex molino Maione potesse realmente portarsi a compimento, chiedendo persino una proroga, affinché si potesse in qualche modo individuare il canale di finanziamento proposto dal privato e non disperdere quando già approvato in seno all’accordo di programma ed ufficialmente ammesso in graduatoria.

Lo stesso non può dirsi con riferimento all’amministrazione Spataro, poiché, come si legge espressamente nell’atto di revoca n. 1043, la revoca è stata determinata in conseguenza alla «la nota n. 7089 del 17/02/2014 con la quale il Dipartimento delle Infrastrutture, della Mobilità e dei Trasporti, ha comunicato al Comune di Comiso l’avvio del procedimento di revoca del finanziamento assegnato» e in considerazione del «non avvenuto riscontro della citata nota».

Ciò che si sottolinea - prosegue la nota - è l’atteggiamento del tutto superficiale con cui l’amministrazione rende noto alla collettività le ragioni per cui il progetto di riqualificazione non è stato portato a compimento. Questo era l’unico chiarimento che il gruppo Fratelli d’Italia di Comiso aveva chiesto al Comune, ossia rendere chiare le ragioni della revoca. Ciò non giustifica l’atteggiamento da «Ponzio Pilato» tenuto all’amministrazione comunale che, piuttosto che adoperarsi per comprendere se c’erano ancora dei canali di finanziamento privato in grado di sostenere quel partner che aveva presentato e decorosamente realizzato un importante progetto di riqualificazione abitativa dell’ex molino - conclude la nota - se ne è invece lavata le mani".