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COMISO - 25/06/2013
Politica - La festa del sindaco Spataro di centrosinistra rinviata di 15 giorni

Comiso di nuovo "rossa". Alfano riflette

Sono mancati i voti di assessori come Puglisi, Cugnata, Caruso e Di Pietro, nel 2008 sostenitori dell’ex sindaco
Foto CorrierediRagusa.it

Saranno gli errori amministrativi che si ripetono, sarà una mancanza di cultura di governo, sta di fatto che il centrodestra al potere a Comiso non dura più di 5 anni. Neanche se al governo della città c’è un sindaco reduce dall’inaugurazione del secolo: il primo volo dall’aeroporto Vincenzo Magliocco, che ora potrebbe tornare a chiamarsi Pio La Torre. Capitò a Pasquale Puglisi (sindaco dal ’94 al ’98), ricapita a Giuseppe Alfano, (sindaco 2008-2013). Molto più longevi in piazza Fonte Diana, Totò Zago e Pippo Digiacomo, i due sindaci di centrosinistra eletti con la nuova legge, sono invece rimasti in carica per 10 anni ciascuno.

Giuseppe Alfano, scampato alla clamorosa sconfitta al primo turno per soli 27 voti contro Filippo Spataro, avrà da meditare a lungo sui perché di questa debacle contro una coalizione più o meno simile a quella che a Ragusa sosteneva Cosentini. Perché a Ragusa è stata bocciata e a Comiso premiata? Perché quella di Ragusa evidentemente era più spregiudicata. Ricordiamo che al ballottaggio, oltre all’Udc, Pd, Megafono e Territorio ha imbarcato pure Ciccio Barone e Salvo Mallia, esponenti di Forza Itala e Pdl dalla prima ora.

Ma oltre a questo, Alfano ha commesso molti errori strategici. Ha concluso il mandato con una squadra assessoriale totalmente diversa da quella con cui iniziò nel 2008 quando sconfisse Gigi Bellassai. Da quella giunta mancavano esponenti come Raffaele Puglisi, ex assessore al Bilancio, Giancarlo Cugnata, riferimento di una Pedalino che ha fortemente punito Alfano, Peppe Caruso, Michele Zisa e Salvo Di Pietro. Dov’erano questi soggetti che 5 anni fa sostenevano Alfano, oggi? Probabilmente a brindare in segreto per il successo di Filippo Spataro, l’uomo che ha vinto le primarie contro Michele Di Giacomo. Mai come in politica, la vendetta è un piatto che si serve a freddo, al momento opportuno.