Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 1048
COMISO - 15/02/2012
Politica - Le verifiche del ministero all’economia

Per il Viminale l´anno del dissesto di Comiso era il 2011

Nelle recenti dichiarazioni del sindaco Alfano, si leggeva che il dissesto sarebbe finito nel 2015
Foto CorrierediRagusa.it

Novità dal Viminale. Secondo notizie recenti, il Ministero ha dichiarato che l’anno del dissesto era il 2011 e non il 2012. Nelle recenti dichiarazioni del sindaco Giuseppe Alfano (foto), si leggeva che il dissesto sarebbe finito nel 2015 e che l’organo competente avrebbe verificato la situazione contabile del comune, dal 2006 e non dal 2007. Ma questa era solo una parte della situazione.

Pare invece che il ministero all’economia, abbia verificato che il dissesto non risale alla sua ufficiale dichiarazione avvenuta il 20 gennaio 2012, ma risale alla formulazione degli atti del dissesto stesso, elaborati nel 2011. Per cui, secondo i funzionari romani,tutta la massa debitoria deve essere riportata al 2010 e il 2011 sarebbe dovuto essere il primo anno di risanamento. A questo punto, è d’obbligo per l’ente, approvare il bilancio preventivo 2011, retrocedendo tutta la massa debitoria al 2010. Tant’è che secondo le disposizioni ministeriali, il 2015 sarebbe dovuto essere il quinto anno di risanamento, ascrivendo al 2010 tutti i debiti.

In breve, e più chiaramente, il piano di rientro dei debiti ora, non può essere spalmato in cinque anni ma in quattro. Adesso i numeri per rientrare aumentano in maniera esponenziale.. E non solo questo. È fatto obbligo all’ente, di approvare il bilancio preventivo del 2011 in pareggio, lo stesso che non è stato presentato perché non era stato possibile pareggiare un disavanzo di 7 milioni di euro. Il tutto, portandolo prima all’attenzione del collegio dei revisori dei conti ( che avevano già dato parere sfavorevole ) e poi al vaglio del consiglio comunale.