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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:44 - Lettori online 886
CHIARAMONTE GULFI - 02/02/2013
Politica - Tensione politica sempre più alta: chiamato in causa pure il Prefetto

Muro contro muro tra sindaco e presidente

Tutto scaturisce dal trasferimento di un ufficio Foto Corrierediragusa.it

Prima il voto di un gruppo di consiglieri, eletti nella lista del Sindaco, Vito Fornaro (foto), a favore di un emendamento sul regolamento sui controlli interni, presentato dai consiglieri di minoranza, ora la nuova dislocazione dell’Ufficio di Presidenza e lo scontro all’interno del gruppo maggioritario è frontale. La distanza fra le due anime che hanno sostenuto la candidatura del Sindaco, a questo punto, si è, così, manifestata in tutta la sua evidenza. Al punto tale che il Presidente del Consiglio comunale, Paolo Battaglia, ha investito il Prefetto sul trasferimento del suo ufficio, disposto dal Sindaco.

Nella lettera, inviata al rappresentante del Governo, si parla a chiare lettere di «grave episodio di scortesia istituzionale», riferendosi alla comunicazione a firma del Sindaco, con la quale gli è stato annunciato «che la stanza della Presidenza del Consiglio non è più quella che da anni è destinata a quell´uso ma una stanza totalmente decentrata». Battaglia va oltre e parla di atto illegittimo, perché secondo «lo Statuto del Comune dì Chiaramonte e il Regolamento del Consiglio Comunale, il cambio della stanza della Presidenza è un atto gestionale, non certo di competenza del Sindaco, ma del Dirigente dell´area amministrativa, il quale deve tener conto delle direttive emanate dal Presidente del Consiglio».

Come dire, il Sindaco Fornaro, a detta del Presidente, non aveva la competenza per decidere in merito. Oltre l’aspetto tecnico e giuridico, le considerazioni di Battaglia s’indirizzano sulla «ratio» del provvedimento. «Mentre prima, osserva Paolo Battaglia, le stanze del Presidente del Consiglio, del Sindaco, del Segretario comunale e dell´ufficio di segreteria erano tutte nello stesso corridoio e immediatamente vicine, per cui la collaborazione tra gli organi era agevole, la nuova stanza, destinata al sottoscritto, è l´ultima in fondo al corridoio, opposto a quello dove sono le altre tre, tra l´altro, stanza di passaggio per accedere agli archivi e quindi con conseguenza sulla scarsa riservatezza dell´ufficio e non pochi disagi anche per il personale costretto, a causa della dislocazione decentrata, a fare inutili andirivieni da un capo all´altro del Palazzo Comunale».

Questa decisione del primo cittadino, definita irrazionale, «da sostanza al sospetto che sotto sotto, precisa il Presidente, la disposizione debba leggersi come un atto di ritorsione del Sindaco nei confronti del Presidente del Consiglio: è noto, infatti, come il Sindaco non abbia apprezzato il fatto che nell´ultima seduta del Consiglio Comunale il sottoscritto ha contribuito, insieme ad altri consiglieri, ad approvare un emendamento della minoranza che rendeva la bozza di Regolamento Interno, predisposta dall´Amministrazione, più conforme allo spirito della legge».

Questo episodio, portato all’attenzione del Prefetto, ne richiama un altro.

«Nel novembre scorso, infatti, si legge nel comunicato del Presidente Battaglia, dando seguito ad una decisione del Consiglio Comunale, avevo richiesto al Sig. Prefetto un semplice incontro con la partecipazione del Sindaco e dei Capigruppo consiliari, oltre che di me stesso, per discutere di alcuni gravi atti intimidatori, mai verificatisi prima in città. L´incontro è stato fissato ma, con uno stratagemma, il Sindaco ha fatto in modo di presentarsi da solo, scavalcando in quel caso la volontà del Consiglio comunale. Se allora decisi, tuttavia, di non farne un caso politico, oggi, mi vedo costretto ad informare il Prefetto della piega assai critica che stanno prendendo i rapporti istituzionali, a causa delle azioni di vera e propria delegittimazione nei confronti dei Consiglieri comunali e della Presidenza del Consiglio da parte di un Sindaco che tende ad interpretare il suo mandato come di amministratore delegato di un´azienda privata, anziché di massimo rappresentante della democrazia municipale».