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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 468
CALTANISSETTA - 28/08/2011
Politica - Consiglio straordinario per dire no al decreto taglia province

Mobilitazione contro l’abolizione delle province

Il presidente Giuseppe Federico invita il Governo a stralciare la norma: «807 miliardi di euro non incidono sulla spesa pubblica, si taglino gli Ato e i consorzi e si diano le competenze alle province»
Foto CorrierediRagusa.it

Enti locali più che mai insieme per la difesa del territorio contro il decreto taglia province. E’ stato ribadito nel corso della riunione straordinaria che il Consiglio provinciale di Caltanissetta ha tenuto alla presenza dei sindaci eden presidenti dei Consigli comunali del nisseno.

Ad aprire i lavori, il presidente della provincia nissena Giuseppe Federico(nella foto) che riassume le ragioni dell’opposizione al decreto Tremonti, ricordando da subito come quella delle province sia una spesa che poco incide sugli 807 miliardi della spesa pubblica complessiva del paese.

«La norma sulla soppressione delle province – ha detto Federico – dovrebbe essere stralciata dal Governo, ma resta comunque un fatto gravissimo perpetrato contro la parte più sana del territorio, cioè quella democratica, eletta dal popolo, tentando di scaricare sugli enti locali responsabilità che non hanno, proprio quegli enti che sono stati anzi penalizzati da tagli sempre maggiori di trasferimenti».

«Concordiamo sul dover ridisegnare l’organizzazione istituzionale del Paese, dal Parlamento a scendere – ha aggiunto Federico – ma ciò va fatto con un procedimento adeguato e non con un taglio secco che non sopprime solo le province ma molti altri enti e istituzioni, a cominciare dalle prefetture. Il taglio dovrebbe essere diretto invece verso quegli organismi strumentali (circa 7.000, tra cui Ato, Consorzi, ecc.) dove non si è eletti dal popolo, ma nominati dall’alto, e le cui competenze spetterebbero proprio alle province. Anche del disegno di legge regionale bisognerebbe capire bene la ratio e che pratici miglioramenti apporterebbe: resta il fatto che dobbiamo in ogni caso proseguire la nostra battaglia, che rimane una battaglia seria e non di populismo».