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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 649
VITTORIA - 11/04/2009
Editoriale - Vittoria: la girandola dei consiglieri non fa bene alla città

Nicosia senza maggioranza, un azzardo il voto anticipato

Dall’oscurantismo politico passato all’ingovernabilità attuale

Udc, Pro Scoglitti, indipendente; poi di nuovo Udc e Pro Scoglitti contemporaneamente, vice segretario provinciale del partito e capo gruppo del movimento in consiglio, maggioranza, poi improvvisamente opposizione. Adesso via dall’Udc e dal Pro Scoglitti. Fino a quando? Davide Privitelli è di nuovo indipendente da tutti. La valanga di voti che ha preso alle ultime elezioni ora son tutti suoi. Ma la notizia non fa più notizia. Non è il primo, non è il solo e non sarà l’ultimo. Perché in questi 3 anni passati di girandole ne abbiamo visto tante che non ci stupiamo più di niente.

Ogni consigliere ha una storia: tutta scritta dalla stampa libera e faziosa. Da quella che figura nei libri paga per necessità o per eccessiva venalità. Sin dal primo vagito politico, dal primo partito di appartenenza, i cambi di casacca che hanno fatto, a destra, al centro, a sinistra, per ritornare al punto di partenza. Fino a fondare nuovi partiti e movimenti, per avere un microfono e un podio da cui parlare, e un "occhio di bue" per farsi inquadrare, per chiedere incarichi in nome di un nobile progetto, per fare il bene della città e dei cittadini, a parole. Tutto registrato e documentabile.

Quando questi consiglieri erano maggioranza volevano che la stampa «libera» esaltasse le loro eroiche azioni in quanto espressione di governo. Ora che sono minoranza, la stampa è «libera» solo se continua a parlare bene di loro, in quanto espressione di opposizione. Perché la stampa per loro non ha una spina dorsale o autonomia di giudizio. E’ un jukebox: gli infili la monetina e gli fai cantare e suonare quello che vuole il direttore d’orchestra! Se poi c’è qualche delibera contributiva il coro canta meglio e non stecca. Davvero uno strano concetto di libertà e di democrazia, quello che hanno alcuni consiglieri comunali vittoriesi dell’ultima generazione.

Ripenso ai protagonisti degli ’80-90 (alcuni sono morti di recente), da quando Aiello e Campanella arrivarono alle mani in un Consiglio comunale che si tenne in via Milano, nella stessa sala che prima ospitava banchetti matrimoniali: Totò Battaglia, Saro Iacono, Giovanni Cafiso, Emanuele Giudice, Francesco Aiello (il primo Aiello, fino al 1993), Ignazio Brancaforte, Guido Campailla, Pasquale Ferrara (prima di Onda Azzurra), Paolo Monello, Giovanni Lucifora, Salvatore Garofalo, Saverio La Grua, Rosario Mannelli, Angelo Campanella, Angelo Boccadifuoco, Giovanni Scarso, Giuseppe Scifo, Calogero Termini, Nunzio Pirone, Giovanni Comitini, Nino Nicosia, Enzo Cilia, Angelo Curciullo, Maria Amorelli, Salvina Dieli, Giuseppe Fiorellini, Gianni Giudice, Peppe Cannella, Roberto Zelante. Avevano un altro concetto della politica. E qui mi fermo e chiedo venia a quelli che ho dimenticato.

Il sindaco Nicosia non ha la maggioranza in Consiglio. Vero. S’è visto quando non è stato votato un debito fuori bilancio per pagare una ditta che ha vinto la causa giudiziaria con il Comune. Un taglio agli attributi per fare un dispetto alla moglie. Non votare l’atto non annulla il debito, lo la lievitare d’interessi e sanzioni. Che i vittoriesi dovranno pagare, aggiungendoli agli altri sperperi dell’amministrazione attuale e di quelle passate. Davvero un bel colpo per la minoranza. Con Riccardo Terranova che fa mancare il numero legale dichiarandosi assente mentre s´appresta a lasciare l’aula.

La maggioranza non c’è. Per Vittoria è un’anomalia del sistema. Perché dal dopoguerra a oggi le amministrazioni comunali che si sono succedute, tutte rette da monocolori Pci (escluso un paio di parentesi Psi-DC e Pci-Psi), Pds e Ds, hanno potuto beneficiare di maggioranze assolute. L’apice, 22 consiglieri su 40. Un colpo d’occhio al sindaco e poi l’alzata di mano per dire sì, no o astenersi. Con perfetto stile sovietico che vedeva il partito e il governo in simbiosi, entrambi governati da un leader maximo indiscutibile e insindacabile. E l’opposizione taceva e subiva, quasi con bonaria acquiescenza, perché gli accordi importanti sullo sviluppo della città si raggiungevano al di là dell’aula consiliare.

Il successo di Nicosia nel 2006 ha smantellato il sistema politico ma non quello burocratico, purtroppo. Ed è un grave handicap non avere i numeri consiliari a sufficienza per governare. E s’è dovuto piegare agli infimi ricatti ora dell’uno ora dell’altro, ricorrendo spesso alle ciambelle di salvataggio, per restare in metafora marinara. E se un errore imperdonabile ha commesso, Nicosia, è quello di non avere evitato lo smantellamento del consiglio comunale originario, quello uscito dalla volontà popolare prima del ballottaggio del giugno 2006. Non avrebbe dovuto privarsi di Fabio Nicoia (diventato consigliere provinciale), di Salvatore Di Falco (presidente Emaia) e di Gino Puccia (presidente Amiu).

Se nel 2006 avesse vinto Saverio La Grua, oggi Aiello e Nicosia sarebbero ancora più amici e più forti di prima e i veleni ben conservati dentro i cassetti. Avrebbero entrambi rosolato La Grua fino a farlo dimettere e saremmo andati già al voto, per eleggere un nuovo governo di centrosinistra e una maggioranza consiliare solida e affidabile.

A questo punto non mi auguro le dimissioni di Nicosia, perché il successore dell’attuale sindaco (che potrebbe essere rieletto) non c’è e non è maturo sia in casa Pd che nel Pdl. Andare al voto ora sarebbe scelleratezza imperdonabile che solo gli avventurieri o coloro che vogliono riciclarsi auspicano. Gli uomini sbagliati vanno al governo quando il sistema democratico è in crisi, e a piangerne le conseguenze sono i cittadini. I buoni candidati si preparano e si mettono in gioco nel momento ideale.

Ammetto con tristezza che la situazione politica che vive attualmente Vittoria non è la migliore, o almeno quella che la città meritava dopo l’oscurantismo politico durato un decennio. Per cui non resta che attendere il 2011, sperando che gli elettori prima di scrivere il nome del candidato consigliere sulla scheda si ricordino bene le bislaccherie che han dovuto subire.