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SCICLI - 28/08/2015
Editoriale - Le inspiegabili ragioni di circostanze senza ragione

Infiltrazioni mafiose: Scicli non è Roma (e si vede)

Come si giustifica questa disparità di trattamento? Foto Corrierediragusa.it

A Roma, dopo aver arrestato assessori in carica e non, consiglieri comunali, addirittura l’ex presidente del consiglio comunale, dirigenti ed impiegati, ed aver finanche indagato oltre 140 persone per reati connessi all’attività del comune e per connivenza con ambienti mafiosi, come recitano le prime sentenze già arrivate da parte della cassazione cui avevano ricorso alcuni arrestati, il governo ha tuttavia deciso di non sciogliere il comune per infiltrazioni mafiose e di nominare invece tutor del sindaco Marino, oramai una controfigura di sé stesso, il prefetto della capitale, Gabrielli. Epperò per non farsi accusare di non aver sciolto proprio nulla, hanno deciso lo scioglimento del municipio di Ostia. Insomma, è come se a Scicli, invece di sciogliere l´ente e il consiglio comunale, avessero sciolto la Pro loco di Jungi o al massimo di Donnalucata. Come se avessero chiesto al prefetto di Ragusa di dare un’occhiata e di coordinare non il Giubileo, che qui non abita, ma la prossima cavalcata di San Giuseppe.

Eppure a Scicli nessun amministratore, né presente né passato è stato arrestato, gli indagati sono nettamente inferiori rispetto a Roma, e non risulta, almeno dalle relazioni, che gravi episodi analoghi a quelli romani si siano registrati. Ed allora perché questa disparità di trattamento? Perchè questa netta distinzione tra un’Italia di serie A ed una di serie B da parte del governo? Perchè, soprattutto, il messaggio che si è voluto dare ai cittadini sciclitani è stato così netto e mortificante? Certo, Roma è la capitale, c’è il Giubileo che incombe, l’amministrazione è espressione della stessa maggioranza del governo. Ma tutto questo basta per giustificare una tale clamorosa diversità di trattamento, soprattutto se si pensa che a Scicli sindaco ed amministrazione si erano già dimessi e che il commissariamento fino alle prossime elezioni era già operativo. Esiste forse un comma nascosto, un codicillo che non abbiamo letto nella legge che regola lo scioglimento per mafia dei comuni che concede una deroga alla Capitale o ad altre grandi città?

E Montalbano? Montalbano dove lo mettiamo? Di fatto lo abbiamo delegittimato: abbiamo sciolto per mafia la sua città, certificandone l’incapacità investigativa. Adesso bisogna trasferirlo. Se non è riuscito a contrastare i clan mafiosi non potrà più fare il dirigente del commissariato nella sua Scicli Vigata. Magari trasferiamolo a Roma. Lì, anche se non dovesse accorgersi delle infiltrazioni mafiose al comune, troverà sempre un governo ed un ministro disposto a chiudere un occhio. O addirittura anche tutti e due.