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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 1137
RAGUSA - 11/06/2009
Editoriale - Editoriale: l’elettorato stanco e le promesse tradite

Perchè la gente sarebbe dovuta andare a votare?

La classe politica locale anziché blandire i leader nazionali, li sproni a ricordarsi che il Sud pretende pari dignità

Votare è un diritto e un dovere. Non votare è altrettanto il diritto e il dovere di protestare. Per cui è pertinente l’analisi del dopo voto di Enzo Cilia e dei giovani comunisti di Vittoria che vorrei allargare ad altre aree del territorio. Mentre tutti si vantano di avere vinto, di non avere perso o di avere limitato i danni, l’estrema sinistra, che di sconfitte ha la bacheca piena, fa l’analisi più corretta. Parliamo di elezioni senza valore, come di un referendum che non raggiunge il quorum del 50% e che ha fatto sprecare solo una vagonata di euro.

Discorso a parte per Idv che ha raddoppito i consensi, anziché arzigogolare su chi ha preso più voti, sarebbe meglio ammettere che ha vinto il partito della protesta, composto dai vacanzieri e da quelli che nell’urna ci sono andati, ma solo per annullare la scheda o depositarla in bianco. 124 mila votanti su 251.745 (solo il 49,27%). 2.991 schede bianche e 9.464 nulle per un totale di 12.455 (10%). Significa che solo la minoranza dei ragusani aventi diritto al voto ha contribuito all’elezione degli europarlamentari siciliani.

Perché sarebbe dovuta andare a votare la gente? Quali progetti europei ci hanno proposto i candidati di passaggio in questa Provincia? Se è vero che le sorti dello sviluppo degli Stati membri che compongono il Parlamento europeo si decidono in Europa, ci hanno forse spiegato come intendono accorciare la forbice del divario Nord-Sud e contribuire allo sviluppo del nostro Paese nei prossimi 5 anni? Ci hanno detto dei fondi internazionali da destinare all’agricoltura moribonda, ai finanziamenti per migliorare la rete viaria e se c’è l’intenzione di adeguare l’Italia, soprattutto il Mezzogiorno, alle più agiate condizioni di vita del Nord? Niente di tutto questo.

Per contro abbiamo assistito alla guerra tribale fra leader del Pdl: comunicatori di un linguaggio mediatico rozzo e triviale, da «vucciria» palermitana: «farabutto», «pidocchio traditore…». Leader dello stesso partito che oggi si elevano al rango di ministro e che ai tempi di Moro, Fanfani, Andreotti, Craxi, De Mita, Almirante e Berlinguer un partito li avrebbe ingaggiati solo per «scorta» o «guardie del corpo», senza volere offendere queste nobili figure che rischiano la vita per proteggere le istituzioni.

Il Pdl ha perso rispetto al 2008 perché i siciliani si sono sentiti traditi dal Cavaliere. Che qualcuno dei suoi deputati locali gli ricordi, anziché blandirlo anche per le castronerie senili che va commettendo, che le promesse si mantengono, a prescindere dal ruolo di «papi» che non interessa a nessuno. Eccetto le brevi parentesi di quell’armata Brancaleone che si chiamava Ulivo (che ha bruciato in pochi anni Prodi, D’Alema, Fassino, Veltroni, Bertinotti e infine Franceschini), il Cavaliere governa l’Italia dal 1994.

I siciliani aspettano ancora il ponte di Messina (che non si farà più perché non serve e perché non ci sono soldi); hanno la stessa rete viaria e ferroviaria del dopoguerra (un motivo valido perché Gianfranco Micciché si vanta di venire a Modica in elicottero); si vedono prima stanziare e poi rubare i soldi per la Ragusa-Catania; aspettano ancora di poter volare da Comiso dopo l’inaugurazione della pista, privilegio esclusivo dell’ex premier D’Alema; e per ultimo, scippare l’università iblea (s’aspettava Giovanni Mauro per l’estrema unzione?). Se il peso specifico della deputazione locale si misura con i risultati sociali, civili e infrastrutturali ottenuti da questa Provincia, non scandalizziamoci se alle prossime elezioni i votanti saranno soltanto il 30 per cento.