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RAGUSA - 16/03/2009
Editoriale - La tragedia del bambino di 9 anni sbranato vivo dai cani

La ferocia dell´uomo ha contagiato anche fido

Di questa vicenda si parlerà ancora per qualche giorno, poi calerà il silenzio fino a nuovo dramma

I cani che hanno ucciso il piccolo Giuseppe e ferito l’altro bambino di 10 anni saranno probabilmente abbattuti per ordine della Procura della Repubblica, ma quale giusta punizione spetterà ai presunti responsabili di questa immane e indescrivibile tragedia? Nessuna.

Il custode giudiziale si difenderà dicendo che non aveva soldi per saziare il branco; i sindaci sosterranno che lo Stato non dà finanziamenti per eliminare il randagismo; la sottosegretaria alla Salute Francesca Martini sentenzierà, come ha già fatto, che queste atrocità accadono solo nelle amministrazioni del Sud. Una stucchevole, melensa e disonorevole giaculatoria già sentita in tant’altre occasioni. Un ignobile scaricabarile che offende le vittime innocenti e le coscienze della società.

Quanto alla sottosegretaria leghista che con le sue affermazioni di bassa «lega» ha fatto giustamente indignare il sindaco di Ragusa Nello Di Pasquale, per la cronaca si rammenta che il 5 ottobre del 2008 a Circello, nel beneventano, il piccolo Mattia (9 anni) venne sbranato da cani vicino la sua casa di campagna; in seguito altri eventi, per fortuna non mortali, si sono verificati a Catania, a Caltagirone e a Rubiera, in provincia di Reggio Emilia e in tanti altri posti della Penisola. Non solo al Sud, dunque, sottosegretaria Martini!

Di questa vicenda si parlerà ancora per qualche giorno, poi calerà il silenzio fino a nuovo dramma. Come nella migliore tradizione delle tragedie all’italiana. Perché fino quando non ci sarà un amministratore o un rappresentante del popolo che pagherà civilmente e penalmente per l’indolenza di non avere istituito l’anagrafe canina, che impedirà ai cani senza meta e senza padroni di percorrere le nostre strade, queste tragedie continueranno a esserci.

Parliamo di bambini sbranati dai cani, ma nessuno pensa ai tanti incidenti mortali causati dai randagi che attraversano all’improvviso la strada andando essi stessi incontro alla morte e causando ineluttabili drammi a scooteristi e automobilisti. La cattiveria dell’animo umano ha ammorbato anche Fido, da sempre il nostro più fedele amico.


I CANI SONO STATI CATTURATI, E GLI UOMINI?
di Franca Antoci


Nel calderone delle parole, quelle delle grandi occasioni, finiscono spesso per perdersi anche tante buone opportunità per tacere. E’ sicuramente il caso della tragedia di Sampieri. Lasciando parlare i fatti, la vicenda ha un tragico inizio nell’agosto dello scorso anno quando una turista viene assalita da un branco di randagi in spiaggia. A Sampieri. Vigili urbani e carabinieri individuano quali responsabili i cani tenuti da Virgilio Giglio. E il 2 settembre 2008, lo denunciano alla Procura della Repubblica di Modica.

A questo punto entrano in scena i servizi veterinari dell’Ausl chiamati a relazionare sullo stato degli animali tenuti da Giglio. Niente microchip, però, visto che, secondo quanto affermano gli stessi veterinari, Giglio vieta l’ingresso a chiunque. I servizi veterinari relazionano comunque che è tutto a posto. La Procura, pertanto, sequestra i cani e li affida a Giglio. Nel frattempo i Servizi sociali del Comune di Scicli avrebbero aperto un fascicolo ventilando la possibilità di dichiarare Virgilio Giglio incapace di intendere e di volere.

Il condizionale è d’obbligo perché del fascicolo non si ha conferma. I servizi veterinari dell’Ausl, intanto, avviano una lentissima opera di persuasione per convincere Giglio a mettere i microchip ai cani. E l’11 marzo fissano un sopralluogo per giorno 16. Il 15 marzo Giuseppe Brafa, 10 anni, viene ucciso dai cani. La stessa sera Virgilio Giglio finisce in galera. I cani sono liberi. E due giorni dopo riducono in fin di vita una turista tedesca. Il sindaco, massima autorità sanitaria, non c’entra. La Procura nemmeno. L’Ausl manco a parlarne. Certo, è facile pensare che solo degli animali possono essere responsabili di fatti così assurdamente prevedibili. I cani, quelli sì incapaci di intendere e di volere, saranno presi.

E gli uomini? Tutti liberi. Di parlare e non agire. Impegnati come sono in un certosino scaricabarile utile soltanto a tacitare la loro stessa coscienza. Un bambino è morto, una donna sta lottando per la vita. Parlare d’altro è fuori luogo. Eppure il segretario provinciale della Cgil Giovanni Avola, pur denunciando i colpevoli disservizi istituzionali sulla vicenda, scrive: «Sono fortemente preoccupato per una ricaduta negativa di immagine che potrebbe determinarsi sul turismo dell’intero comprensorio dell’area sud della provincia e in particolare in quei luoghi, di una bellezza e di un fascino incontaminato, oggi teatro di cronaca nazionale in un momento così delicato di inizio stagione e dove potrebbero essere intaccati, in modo serio, i livelli occupazionali per flessione di domanda». Come dire, che la vita va avanti.