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Mercoledì 26 Luglio 2017 - Aggiornato alle 20:31 - Lettori online 549
RAGUSA - 11/07/2017
Editoriale - Non è più tempo di tentennamenti, rinvii e burocrazia

Il pianto di una madre vale più di qualche albero

Altrimenti questa rischia solo di diventare una terra maledetta Foto Corrierediragusa.it

Le amare lacrime di dolore di una madre valgono più di ogni altro intoppo o complicazione, tra cui un pugno di alberi lungo il tracciato della Ragusa Catania, la strada maledetta. Il tragico rituale sarà sempre lo stesso: per due giorni si verseranno fiumi d´inchiostro, le riprese dei funerali ci faranno commuovere ed i post di sdegno e cordoglio si affolleranno sui social. Trascorse 48 ore torneremo alla vita di ogni giorno, alle spiagge, al calciomercato, alle difficoltà (tante) e gioie (poche) di ogni giorno; fra 48 ore ci saremo tutti dimenticati dell´ennesima tragedia della strada sulla Ragusa-Catania. Ci saremo dimenticati del bambino di 7 anni, del giovane centauro, morti da poche ore e, persino, delle decine di persone uccise in altrettanti incidenti stradali negli ultimi mesi. A non dimenticare saranno il padre, la madre ed i fratelli di quel povero bambino, gli amici ed i parenti di quello sfortunato giovane, e con loro quanti hanno amato e conosciuto le altre vittime di quella che è diventata un´autentica strage. Una strage che ha mandanti ed esecutori; una strage che ha come colpevole chiunque abbia potuto fare in questi anni qualcosa per accelerare e completare l´iter per l´ampliamento ed il raddoppio dell´arteria e non l´ha fatto.

O peggio ancora chi, in nome della salvaguardia di piccoli interessi, di beghe locali, di borboniche procedure amministrative, ha fatto in modo che almeno una, anche solo una, di quelle vite spezzate fosse risparmiata. O ancora peggio, se mai può esserci una scala dell´orrido degna di essere applicata in questo caso, chi ha pensato, anche per un solo momento di sacrificare la possibilità di migliorare la viabilità tra Ragusa e Catania sull´altare della salvaguardia di 10 alberi.

A me, ed a ciascuno degli automobilisti di questo territorio ibleo, poco interessa che quegli alberi siano trapiantati, estirpati, o tagliati; ci interessa solo che non restino al loro posto solo per fornire la legna necessaria a costruire nuove bare per seppellire bambini, ragazzi, donne e uomini che hanno avuto solo la sfortuna di vivere in una terra nella quale si pensa ancora che salvare un albero sia più urgente che salvare la vita di un uomo e che un documento in più o in meno sia più importante delle lacrime di una madre. Questa non può essere più la terra di nessuno; questa rischia solo di diventare una terra maledetta.