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Domenica 30 Aprile 2017 - Aggiornato alle 23:54 - Lettori online 610
RAGUSA - 20/04/2017
Editoriale - Non bisogna interrompere l’accoglienza, ma stare attenti

Presunti terroristi stranieri espulsi: ecco che succede

L’analisi di una situazione in continua evoluzione Foto Corrierediragusa.it

La notizia dell´espulsione, decisa dal Ministro degli Interni, di un giovane tunisino residente a Scicli ed aderente all´Isis non deve cogliere nessuno di sorpresa negli Iblei. Pensare infatti che, a fronte dello sbarco di migliaia di immigrati, e della presenza di altrettanti regolari, che hanno persino creato in alcuni centri minori comunità più densamente popolate di quella espressa dagli autoctoni, il nostro territorio possa restare immune da questi fenomeni è pura utopia. Siamo frontiera, e come tutte le frontiere siamo in prima linea non solo nell´accoglienza ma anche in tutti i fenomeni deviati che l´accoglienza di tanti immigrati comporta. Accadde in Germania, all´alba della migrazione dei turchi, quando a tanta gente in fuga dal regime e dalla miseria si mescolarono i terroristi in fuga dalla polizia turca, in Francia, con i seguaci di Osama bin Laden, che approfittarono a piene mani della tradizionale accoglienza francese, sta accadendo in Belgio, negli Usa e nel Regno Unito laddove la multirazzialità è stata da sempre un valore piuttosto che un problema.

Oggi accade a noi, a questo territorio. E´ bene che ciascuno se ne faccia una ragione, ma soprattutto che le autorità competenti, ma anche la politica, si facciano carico di porre in essere le adeguate contromisure. Nessuno pensa di interrompere anche solo per un momento il filo rosso dell´accoglienza che ha caratterizzato la storia recente della nostra terra, quanto piuttosto alzare il livello di guardia, creando una produttiva sinergia tra istituzioni e forze dell´ordine, tesa ad aumentare i controlli preventivi da un lato, ma anche a segnalare comportamenti anomali sul territorio che magari potrebbero sfuggire alle maglie, purtroppo oggettivamente larghe, di forze di polizia in perenne crisi d´organico e di mezzi.

E qui il ruolo della politica, della deputazione nazionale diventa fondamentale: la frontiera va presidiata da frontiera, con mezzi adeguati, strumenti idonei e con una presenza diffusa e costante dell´intelligence. Se tali condizioni non esistono ancora vanno create ed immediatamente, con azioni politiche ed istituzionali forti ed eclatanti se necessarie, pretendendo, ed ottenendo, dal governo il giusto numero di uomini, mezzi e tecnologia.

La storia recente ci insegna come non esistono scorciatoie alla prevenzione; non siamo in presenza di soldati che si vestono da soldati, scavano trincee e puntano i fucili. Siamo di fronte a pazzi furiosi, a disagiati sociali, a disperati, che pensano di trovare in un’idea perversa della religione la soluzione ai loro problemi o alla loro follia; gente che è disposta a farsi saltare in aria in mezzo alla folla, ad uccidere innocenti e bambini, a compiere stragi atroci pur di compiacere un Dio sanguinario che non esiste in nessuna religione.

Per queste ragioni non possiamo più assistere inermi a quanto accade sulle nostre coste, nelle nostre città, nelle nostre piazze; i momenti straordinari necessitano di azioni, decisioni e leggi altrettanto straordinarie. Necessitano di determinazione ed efficienza, ma anche dell’abbandono di sterili posizioni di retroguardia che non servono e non fanno bene nemmeno alla vera accoglienza.

Non è più tempo di parole, di ipocrisia o di posizioni ideologiche; non è più tempo di buoni e cattivi. E’ solo tempo di proteggere le nostre città, le nostre case, i nostri figli; persino le nostre spiagge, senza le quali rischiamo di far morire il turismo, l’unico vero elemento di ricchezza di questo territorio.

I 2 PRESUNTI POTENZIALI TERRORISTI ESPULSI
Di Duccio Gennaro

Aspiranti Jihadisti iblei. Due tunisini sono stati espulsi «per motivi di sicurezza dello Stato» con un provvedimento firmato dal Ministro dell’Interno, Marco Minniti. I due avevano manifestato adesione allo stati islamico e di conseguenza all’Isis e gravitavano da tempo nell’ambito dell’estremismo religioso . Uno dei due «aspiranti combattenti» aveva preso residenza a Scicli dopo essere arrivato in Italia nel 2011 ed aveva un regolare permesso di soggiorno. L’Intelligence italiana era sulle sue tracce da qualche tempo perchè il 27enne tunisino aveva tentato di raggiungere la Siria ma era stato poi convinto dai genitori e restare con loro. Nel novembre 2015 era infatti partito dall’aeroporto di Catania per Istanbul, rientrando poco dopo dalla Turchia.

Le indagini dei Carabinieri hanno confermato la sua adesione ideologica all’Isis, come è risultato dai suoi post su siti di propaganda jihadista grazie ai quali manteneva contatti sul web con utenti del suo stesso orientamento. Uno dei suoi contatti era un altro tunisino 31enne residente sempre negli Iblei, ed i due condividevano gli argomenti della propaganda jihadista tra i quali un video con un appello in lingua araba a prestare giuramento di fedeltà al leader del Daesh.

I due tunisini sono stati subito rimpatriati con un volo da Roma a Tunisi. L’attenzione dei Servizi antiterrorismo resta alta sul fenomeno reclutamento soprattutto tra i giovani. L’alto numero di residenti nelle città iblee e nel sud est siciliano in genere è un potenziale pericolo per l’attrazione e affiliazione all’Isis perché fa leva sul malcontento, sul disagio e sulla prospettiva di un ribaltamento dei valori della civiltà occidentale.