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RAGUSA - 23/11/2013
Editoriale - Una riflessione sulla scottante tematica

Quelle aste giudiziarie dominate da sciacalli

L’indagine in corso rischia di aprire uno spaccato sulla realtà iblea inquietante Foto Corrierediragusa.it

L´indagine della Procura della Repubblica di Ragusa sul fenomeno delle aste giudizarie gestite da un ipotizzato cartello di "sciacalli", avvezzi a lucrare sulle disgrazie altrui, rischia di aprire uno spaccato sulla realtà iblea inquietante e fino ad ora mai balzata agli onori della cronaca, nonostante i continui sussurri che indicavano in alcuni studi professionali ed in alcuni professionisti il centro motore di un sistema complesso, ma ben rodato, dedito a lucrare, spesso in maniera imbarazzante, dalla vendita per via giudiziale di immobili nelle disponibilità di persone, o società, sottoposte a procedura fallimentare o di vendita coattiva. Un fenomeno che non è solo ragusano o vittoriese, ma che riguarda anche il versante modicano, come attestano numerosi episodi di cronaca recente, pure trattati da questo sito e sfociati in alcune clamorose proteste, ultima delle quali la minaccia, a Scicli, di un piccolo imprenditore che, vistosi scippare per un tozzo di pane la casa, di ingente valore, ha chiamato a raccolta i "Forconi" ed insieme a loro ha minacciato di darsi fuoco se non fosse stata bloccata, cosa poi avvenuta, l´immissione in possesso da parte del nuovo proprietario.

Ma potremmo continuare a raccontare delle innumerevoli segnalazioni che, in queste settimane, dopo la pubblicazione dei primi articoli e delle prime indiscrezioni sulla vicenda, abbiamo ricevuto in redazione; gente disperata, privata della dignità spesso, oltre che della casa, ed umiliata dall´attività di piccoli criminali in grisaglia e cravatta che stanno costruendo, ed hanno costruito negli anni, ingenti patrimoni, partecipando ad aste che alimentano più di qualche perplessità.

I nomi ed i volti di quanti popolano le aule dei tribunali fallimentari, sia nelle sedi ora soppresse degli uffici giudiziari iblei, sia nel capoluogo, sono noti agli addetti ai lavori, e spesso sono sempre uguali, cosiccome le società nate con lo scopo specifico di accumulare immobili di ingente valore acquistati per pochi euro ma valutati dal mercato vero, quello reale, e non certo quello delle aste, per valori dieci volte superiori, a voler restare prudenti. Basterà spulciare i verbali di aggiudicazione per individuare i partecipanti alle aste, ma anche per valutare il differenziale tra il valore dell´immobile venduto ed il prezzo finale d´acquisto.

Un´indagine nella quale, oltre all´aspetto territoriale, che merita di coinvolgere nelle opportune verifiche tutta la provincia, dovrà anche guardare all´interno del Palazzo per verificre se la filiera di vendita ed aggiudicazione è stata correttamente interpretata da tutti gli attori e se i passaggi, ivi compresi quelli di tutela previsti dalla legge per il vecchio proprietario, come ha ricordato in un intervento molto letto sul nostro sito l´avvocato Luigi Piccione, sono stati compiiuti tutti, per intero, e nella corretta successione.

Certo, appare difficile immaginare che questi professionisti e queste società, in maniera autonoma, siano riuscite a creare uan sorta di monopolio delle aste giudiziarie, se solo si pensa che da qui a fine anno si potrebbe arivare, solo in provincia di Ragusa, additrittura a 911 vendite immobiliari, con un ritmo di olte 20 ogni 3 o 4 giorni. Ritmi che impongono uan ferrea organizzazione, anche logistica, una disponibilità ingentissima di denaro, non fosse altro per il deposito delle somme d´acconto vincolante per l´acquisizione dei singoli cespiti, ed anche il possesso di precise e dettagliate informazioni su tempi, procedure e contenuto delle aste stesse.

La speranza è che fatti tragici come quello dello scorso maggio che vide il suicidio di Giovanni Guarascio a Vittoria, o la clamorosa protesta in prefettura di Angelo Giacchi, o ancora la denuncia del modicano Vincenzo Digiacomo, possano, con la loro drammaticità spesso spinta alle estreme conseguenze, servire a stroncare l´odioso mercimonio ipotizzato dalla Procura ed a bonificare l´intero territorio provinciale dai "sciacalli delle aste". Stavolta sì, esponendoli al pubblico ludibrio: l´unico che gli sciacalli meritano.


giustizia
25/11/2013 | 6.43.18
pluchino enzo

finalmente qulacosa si muove da piu di un anno ho contattato diverse associazioni e compreso codacons senza mai risposta.mandateli tutti in galera questi porci sciacalli. bravi continuate