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RAGUSA - 28/02/2013
Editoriale - Batoste clamorose dalle urne: non si salva nessuno, dal Pd al Megafono, passando per l’Udc

Analisi del voto in provincia: piangono tutti, tranne il Pdl

A questo punto non è peregrino immaginare una battaglia, voto su voto, alle prossime amministrative in provincia di Ragusa tra i grillini ed il Pdl

Esaurite le analisi nazionali e regionali sui risultati elettorali e sui possibili scenari, l’attenzione si sposta in provincia, nel tentativo di leggere in chiave territoriale i dati di un test che è l’ultimo utile prima delle amministrative di primavera. Elezioni che interesseranno alcuni tra i principali comuni del ragusano, con in testa il comune capoluogo, orfano del primo cittadino dalla dimissioni di Dipasquale, Modica, dove non sarà ricandidato il sindaco uscente Buscema, e Comiso che sembra diventato, con due parlamentari regionali, un po’ il baricentro della politica ipparina; per non parlare della Provincia, in attesa di ciò che deciderà l’Ars il prossimo 7 marzo quando è in calendario la legge di riforma degli enti territoriali di secondo livello in Sicilia. Solo allora sapremo se a Maggio si tornerà anche a votare per Palazzo del Fante, o se, anche sotto la spinta del nuovo parlamento, si chiuderà definitivamente l’esperienza delle province.

Analizzando i dati delle elezioni in provincia di Ragusa, e comparandole con le ultime regionali, vero ed unico metro di paragone, atteso che il panorama politico è completamente cambiato rispetto alle politiche del 2008, il quadro di assieme che emerge è sorprendente; i titoli di testa sono tutti per il Movimento 5 Stelle che ottiene la maggioranza relativa sia in provincia che nei principali centri, in linea con quanto accaduto nel resto della Sicilia. Ma le sorprese più gustose arrivano subito dopo, analizzando i risultati di coalizione e dei singoli partiti che le compongono.

Partiamo dalle coalizioni, dove si registra il crollo del centrosinistra, che passa dal 35,84% di pochi mesi fa al traino di Crocetta al 27,52% attuale, lasciando sul campo oltre 8 punti e diventando terza forza politica in provincia; al secondo posto si classifica infatti il centrodestra che, sull’onda del quasi miracoloso recupero berlusconiano, dopo essere stato dato per morto, raccatta un dignitosissimo 28,11%, recuperando ben 8 punti rispetto alle regionali, pari alla percentuale perduta dallo schieramento avverso. Un risultato importante, sia dal punto di vista numerico, rispetto al 2008, visto che stavolta mancavano Mpa ed Udc allora egemoni in provincia, sia sotto il profilo della rappresentanza parlamentare, atteso che Minardo e Mauro(pur eletto in Campania ma politicamente attivo sul territorio) doppiano la presenza del Pd e dei grillini che si limita rispettivamente alla sola Padua ed alla Lorefice.

Clamoroso il flop della lista Megafono, che passa dal 13,9 delle regionali al 5% delle nazionali, cedendo sul campo, in valore assoluto, ben 8mila dei 15mila voti incassati dalla lista che portò Di Pasquale all’Ars,a dimostrazione del fatto che si trattò di un successo personale dell’ex sindaco di Ragusa, e non di un fenomeno politicamente rilevante legato al movimento. Movimento che fra l’altro segna il passo anche a Modica dove ottiene solo il 3,21 % dei consensi, pari a 869 voti, neanche utili in chiave comunale a determinare un seggio, e addirittura a Ragusa si ferma al 6,5% con appena 2mila 419 voti.

Altrettanto clamoroso il flop dell’Udc, ben lontano dai fasti dei tempi passati, ed in linea con il trend negativo delle ultime elezioni, laddove a salvare il seggio a Ragusa fu il mantenimento del quinto deputato eletto in provincia, atteso che, se la riduzione da 90 a 70 dei parlamentari fosse stata già operativa da questa legislatura, gli uomini di Casini in provincia sarebbero rimasti fuori dall’Ars. Per l’on Ragusa anche la beffa di vedere la propria città, Scicli, contribuire al voto provinciale del suo partito con appena 300 preferenze, e la vicina Modica, un tempo fertile terreno da mietere, fermarsi a 600 preferenze, nonostante la presenza del candidato locale, il segretario provinciale uscente, Lavima.

Mentre il centrosinistra, tutto sommato, tiene a Ragusa e Comiso, pur soccombendo di poco al centrodestra, il dato più eclatante è quello di Modica, dove la coalizione di Bersani, la stessa che amministra la città, si è fermata ad un misero 24,59%, con il Pd, che esprime il sindaco e di fatto una giunta monocolore, bloccato al 18%, la peggiore performance in provincia del partito. Un segnale chiaro rispetto al gradimento dell’azione amministrativa di Buscema e del suo partito, ma anche la certificazione dell’incapacità di riscuotere consenso da parte degli alleati vecchi e nuovi.

Emblematico a questo proposito il caso del Centro democratico che, in occasione della visita di Tabacci a Modica, aveva schierato in campo l’ex deputato Antonio Borrometi, tre consiglieri comunali, tra i quali l’assessore ex Pdl ed ex Mpa, Tato Cavallino, ed addirittura candidato uno degli uomini più vicini allo stesso ex assessore regionale alla sanità.

Il risultato? Un misero 1% e soprattutto appena 300 voti a decretare l’assoluta marginalità politica del movimento. Buona, e per certi versi sorprendente, la performance del centrodestra e del Pdl in particolare che, dopo la scomparsa dell’Mpa e la rottura dell’alleanza con l’Udc, ne ha costituito l’azionista d maggioranza: più 8% al Senato rispetto alle regionali, addirittura il 30% a Modica e Ragusa, ed il 28% a Comiso.

Un segnale importante, soprattutto perché arriva all’indomani di addii eccellenti, in una campagna elettorale che preannunciava, oltre al trionfo dei grillini, anche la cavalcata trionfale verso il governo del Pd, e per le grandi difficoltà fin qui registrate dai gruppi dirigenti nelle principali città della provincia. Evidentemente il partito di Berlusconi ha ampiamente beneficiato della rimonta voluta e determinata dal suo leader, cosi come delle incertezze del Pd e della transumanza verso i nuovi lidi crocettiani, voluta e favorita da Dipasquale, di gran parte dell’ex dirigenza pidiellina.

A questo punto è innegabile come, in molti comuni della provincia, la coalizione rappresenti ancora una delle più probabili alternative di governo al’ondata grillna. In questa ottica affilano le armi l’uscente Alfano a Comiso e Barone a Ragusa, mentre si cerca ancora al quadratura del cerchio a Modica.

A questo punto non è peregrino immaginare una battaglia, voto su voto, alle prossime amministrative in provincia di Ragusa tra i grillini ed il Pdl, tenuto conto del sistema a doppio turno che potrebbe regalarci una serie di ballottaggi inediti con un unico comune denominatore: l’assenza di accordi al secondo turno, sia da una apre che dall’altra, e la marginalizzazione delle forze terze, con il Pd primo indiziato a subire le conseguenze del nuovo scenario.