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RAGUSA - 20/11/2012
Editoriale - Nonostante l’ottimismo di Monti la crisi appare senza vie d’uscite

Cassandra direbbe che la rivoluzione di massa è vicina

Perché le imprese assumano dipendenti bisogna avere il coraggio di alleggerire il carico contributivo a carico del datore di lavoro

Cassandra direbbe che siamo a un passo dalla rivoluzione e che ci sono i presupposti per l’avvento di un nuovo dittatore. Che non sarà di certo un comico! Mai i tempi sono stati così maturi. Purtroppo nessuno crede alle profezie di Cassandra. E’ più che probabile che covi la più grande rivolta di popolare verificatasi dalla fine del secondo conflitto mondiale a oggi, ancora più drammatica di quella del Sessantotto. Almeno quella era animata da fermenti ideologici e culturali. Questa è la rivoluzione dello stomaco: della sopravvivenza, mors tua vita mea. Il calendario gregoriano che indicò la fine del mondo per il 21 dicembre 2012, probabilmente si riferiva a questo cataclisma economico che dal 2009 sta investendo i paesi tradizionalmente opulenti.

Quando la forbice tra ricchezza e povertà si allarga al massimo livello, nel senso che i ricchi continuano a guadagnare da 100 mila a oltre un milione di euro all’anno e i poveri sono e saranno sempre più poveri succederà qualcosa di ineluttabile. Se la classe politica rimane abbarbicata ai privilegi di cui gode mentre i nuovi poveri perdono il lavoro, non percepiscono lo stipendio, vendono i monili ereditati da genitori e nonni ai «comproro», non pagano fitti, mutui, tasse locali e imposte all’erario, non mandano i figli a scuola, caos e anarchia travolgeranno tutto. Appena arriveremo a tanto finiremo per scannarci e mangiarci l’uno con l’altro come tribù di cannibali. Chi non parteciperà alla rivoluzione è perché sarà così depresso da togliersi la vita prima: come già succede!

E se i ricchi sono convinti di essere al riparo dallo tsunami della disperazione di massa perché hanno i soldi nascosti in qualche paradiso dorato si sbagliano. Perché i poveri li andranno a cercare in qualsiasi parte del mondo essi si nascondano; e li saccheggeranno e li passeranno a ferro e a fuoco. Ammazzeranno ricchi, borghesi e benestanti e soprattutto i tesorieri dei partiti che ancora continuano a rubare soldi allo Stato; e scoppierà la guerra civile, con la partecipazione di magrebini, romeni e asiatici, e lo Stato dovrà usare le maniere dure e repressive per stroncare la ferocia e impedire il bagno di sangue. Non sarà un film sulla Rivoluzione francese o l’Unità d’Italia, ma una sommossa vera.

Le imprese anziché assumere licenziano. Tagliare è la parola d’ordine, anche là dove non c’è motivo. Se non c’è lavoro non ci può essere circolazione di moneta, crescita, sviluppo, benessere. Si paralizza tutto: i giovani non si sposano, le coppie non fanno figli e nella disperazione divorziano, e senza lavoro torneranno a vivere con i genitori, ritrovatisi esodati! Non si venderanno beni di lusso; le case automobiliste non costruiranno macchine perché nessuno le comprerà, i ristoratori cucineranno in famiglia, gli alberghi a «5 stelle» diventeranno pensioni a ore e i negozi di abbigliamento saranno vuoti perché la gente andrà ad affollare i mercatini rionali. Sopravviveranno i proprietari di un pezzo di terra dove coltivare patate, cavoli e verdure, i venditori di generi alimentari e gli artigiani come idraulici ed elettricisti, a condizione che diventino onesti nel chiedere i compensi del lavoro svolto e che rilascino la ricevuta fiscale.

Uno zotico Bertoldo con scarpe grosse ai piedi ma dotato di cervello fino penserebbe: come mai il professore Monti e i suoi ministri teste d’uovo, così bravi, casti e puri moralmente e socialmente nel ridare credibilità all’Italia al cospetto della Germania e della Francia che sfottevano il Cavaliere, non riescono a far di meglio che aumentare la pressione fiscale ai soliti contribuenti nel tentativo di risanare il bilancio, in verità mai risanabile perché la corruzione e l’evasione dilagano ancora oggi meglio e più di prima della crisi? Lo Stato svende patrimoni e beni immobili e riduce l´età pensionabile dall´inizio degli anni ´90 per arrivare al pareggio del bilancio. Dove sono finiti i soldi recuperati in questi anni se il bilancio è sempre in rosso?

Domanda della disperazione in questo 2012 che sta per finire. Se la mancanza di lavoro e la disoccupazione sono la piaga sociale del momento, come si fa a incentivare le imprese private ad assumere personale? La risposta potrebbe essere: alleggerendo notevolmente, sul serio e per tutti, per un determinato numero di anni, 5 o 10, i contributi che le aziende hanno l’obbligo di versare per i lavoratori dipendenti (l’equivalente dello stipendio!). Lo Stato dovrebbe avere il coraggio di dire agli imprenditori che licenziano: assumete persone e sarete agevolati. Per recuperare le mancate entrate di questi incentivi andremo a prelevare moneta fresca, e ce n’è tanta, nel mare magnum dell’evasione fiscale: magari introducendo il carcere vero (non domiciliare come oggi va di moda) per i parassiti che evadono da 5 mila euro in su l’anno.


Una finestra sul futuro
23/11/2012 | 7.46.53
Il Criticone

Condivido pienamente le argomentazioni dell´articolo del Dott. La Lota. Non c´è maggior sordo di chi non vuol sentire. Purtroppo la colpa è anche nostra che ci siamo fatti fuorviare da personaggi politici che non sanno che cosa sia l´onestà e amministrano la cosa pubblica come se fosse di loro proprietà. Certo è che non ci sono più ideologie, non si distingue più la destra dalla sinistra, tutti sono proiettati ad arraffare ogni cosa e a far arraffare anche parenti, amici e conoscenti. I dirigenti pubblici vengono scelti in base a criteri discutibili e nelle posizioni di comando sono posti, molte volte, emeriti imbecilli a cui vengono date prebende da nababbi. Certo finirà male, verrà giorno in cui....Spero di non esserci, ma penso con affanno alla generazione che lascio dietro di me.