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RAGUSA - 29/10/2012
Editoriale - Regionali 2012: luci e ombre sul voto

Appello ai governanti: ora tornate comuni mortali

Uno schiaffo all’arroganza del potere che ha portato sul lastrico la Sicilia, nella speranza che il nuovo di oggi non faccia rimpiangere il vecchio di ieri Foto Corrierediragusa.it

Il voto in Sicilia è l’antipasto amaro della prossima consultazione nazionale. Con un risultato per certi versi scontato. L’astensionismo che supera il 50 per cento; Grillo che fa tremare il «Gattopardo»; Crocetta che diventa capo di un governo che ha già bisogno di compromessi per governare; un Pdl autolesionista come è cominciato a esserlo dal quel 61 a 0. C’è da gioire per tutto questo? Non poteva non venire una lezione vera all’arroganza del potere sordo al grido lacerante della piazza. E’ ora che chi siede in Parlamento torni a essere un comune mortale, se vuole riconquistare la fiducia e la benevolenza della gente!

L’aria a dir poco referendaria che si è respirata sin dalle prime ore di una domenica uggiosa, con quei seggi vuoti e i tanti scrutatori annoiati appoggiati sui gomiti ad aspettare elettori come il commerciante attende clienti a cui vendere qualcosa, ci ha fatto capire subito che il vero vincitore di queste elezioni siciliane sarebbe stato l’assente. E anche chi a votare c’è andato per depositare nell’urna una scheda bianca oppure annullata provocatoriamente.

A nulla sono valsi gli appelli al buon senso, a turarsi naso, orecchie e gola, pur di convincere gli elettori a recarsi nell’urna per dare un consenso al candidato più credibile: è stato come parlare a un popolo di sordi. Del resto, perché i cittadini che sono stati licenziati dalle fabbriche, che stanno per perdere il lavoro, che sono vittime dei tagli della spending review, i giovani che non hanno più certezza nel futuro, i lavoratori senza stipendi da 10 mesi, sarebbero dovuti andare a votare per uomini rappresentanti di partiti i cui «tesorieri», in barba alla crisi e ai sacrifici richiesti, rubano ancora a piene mani nelle casse dello Stato in nome e per conto degli stessi partiti?

Chi è il nuovo e il vecchio, il male e il bene in questa ammucchiata manichea che brama per accaparrare ricchezza e potere da detenere il più a lungo possibile? Nel 1994 Berlusconi e Forza Italia hanno rappresentato il nuovo. Anche la Lega ha fatto sognare onestà e trasparenza ai padani contro Roma «ladrona». E persino Di Pietro l’altra sera a Record ha fatto la stessa squallida figura di quel patetico Craxi interrogato dall’ex pm di «manipulite» nel 1993: ha farfugliato qualche parola di imbarazzante giustificazione sull’uso dei soldi entrati nella casse del «suo» partito a titolo di finanziamenti pubblici.

La rivoluzione provocata dal Movimento a 5 stelle non ci crea nessuna gioia e illusione. Entreranno a Sala d’Ercole tanti grillini dai volti smarriti che non sanno nemmeno dove si trova la toilette; il pericolo è che dopo qualche mese diventeranno così padroni delle stanze del palazzo da fare rimpiangere i vecchi. Un uomo che non lavora è un uomo senza dignità. Un uomo che non porta da mangiare alla famiglia diventa pericoloso come un lupo famelico. Un uomo che non lavora, non mangia e vede la casta che detta le regole vivere nel lusso, è un uomo che non ha nulla da perdere, organizza la rivoluzione. E’ scritto sui libri di storia.

La situazione che vive l’Italia, con l’aggravante della corruzione rispetto agli altri Stati europei, e la ricorrenza del novantesimo anniversario della marcia su Roma festeggiato da una pattuglia di nostalgici e fanatici in camicia nera sono eventi che fanno accapponare la pelle: ci sono tutte le condizioni perché l’uomo forte e cattivo detti le nuove condizioni per instaurare un lungo periodo di dittatura che l’Italia civile e democratica non vorrebbe più provare.