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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:51 - Lettori online 1169
RAGUSA - 30/08/2012
Editoriale - A proposito di indagini giudiziarie ed evasioni fiscali

Poveri, ma ricchi! Indagati, ma sereni e fiduciosi…!

La Finanza torni a occuparsi di contrabbandieri e di sigarette prive di monopolio sulle coste e ai confini, piuttosto che disturbare i finti poveri e i veri ricchi!

C’è un motto che recita: «All’avvocato devi confessare sempre il reato commesso, spetta a lui dimostrare il contrario e farti assolvere». Anche il bravo consulente deve sapere quanti soldi tiene il suo cliente nel conto corrente, in qualche banca estera e di quanti immobili sparsi qua e là è proprietario. Il consiglio che dà il professionista, cosiddetti intermediari, è quello di negare sempre. Anche l’evidenza. Qualunque nefandezza commetti: sia un omicidio che una truffa miliardaria, devi sempre proclamarti «estraneo ai fatti, sereno e fiducioso nella magistratura». La giaculatoria che ripetono politici, imprenditori e personaggi pubblici coinvolti in gravi reati o scandali fiscali. Ci sarà sempre un cavillo giudiziario o contabile che ti scagiona da ogni reato. Questione di tempo. Poi chiedi il risarcimento danno e ritorni immacolato come prima.

Ecco perché in Italia ci sono sempre stati tanti omicidi e mai un assassino; milioni di truffe ed evasioni e mai un ladro o un evasore condannato alla giusta pena. Del resto, non viviamo in uno Stato fondato sul diritto e sulla presunzione di innocenza, salvo prova contraria? La stessa legge creata per garantire giustizia, legalità e uguaglianza presenta invisibili uscite di sicurezza che assicurano l’impunità. Soprattutto ai pesci grossi, la cui forza d’urto sfonda anche le reti più solide; mentre quelli piccoli rimangono imbrigliati nella paranza a strascico.

Un morto di fame che ruba al supermercato viene arrestato, condannato per direttissima e scarcerato, pena sospesa con la condizionale. Un imprenditore che organizza truffe o «frodi–carosello», come ha spiegato sapientemente il capitano della Guardia di Finanza Salvatore Cannizzo sulle colonne di questo giornale; oppure un evasore totale per milioni di euro, viene semplicemente denunciato. Così i governi che si succedono combattono il malaffare e l’evasione fiscale. La Guardia di finanza dovrebbe tornare a occuparsi di contrabbandieri e di sigarette sbarcate sulle coste anziché ficcare il naso dentro i conti correnti dei grossi imprenditori i quali, in nome del lavoro che danno agli altri, creano imperi economici senza pagare le imposte e risultano possessori di redditi inferiori ai loro dipendenti. C’è una legge che consente ai finanzieri e ai funzionari dell’Agenzia delle entrate di passare ai raggi X il patrimonio di ogni cittadino e accertare se è adeguato al tenore di vita che conduce. Stanare chi sfoggia opulenza pur essendo nullatenente e morto di fame; chi si veste da barbone, si nutre di pane e cipolla e possiede conti correnti milionari.

Per accorciare la forbice dell’ingiustizia tra ricchi e poveri e portare un po’ di perequazione sociale in questo maledetto Paese di furbi, la legge affida alla Finanza il diritto di esercitare in pieno questa prerogativa di indagine fiscale. Chi ostacola o biasima tale azione, a simpatia o antipatia (a seconda dei soggetti coinvolti nei controlli) fa solo del male a se stesso e alla collettività. Alimenta i parassiti. Consente allo Stato patrigno di comportarsi come si sta comportando in questo momento con il popolo. Esercitare il massimo della pressione fiscale, strozzare le imprese, favorire il licenziamento, impedire l’assunzione dei senza lavoro. Pur sapendo che i tumori dello Stato da combattere sono due: l’evasione fiscale e la corruzione nella pubblica amministrazione in materia di appalti pubblici. Per fare il mestiere di Mario Monti, oggi, non serve essere professore e fine economista: basta essere forte con i deboli e debole con i forti.

Stiamo pagando la benzina a due euro al litro, un po’ meno delle vecchie 4 mila lire. Non solo per l’accise, ma per soddisfare anche le bramosie della grande speculazione, simile agli sciacalli che in caso di disgrazia altrui piuttosto che salvarti dalla morte ti sfilano anelli e portafogli. Il salasso del carburante colpisce tutti: i ricchi che con il gasolio ci si fanno il bagno; i disgraziati che ogni mattina sono costretti a prendere la macchina per fare decine di chilometri e portare a casa un salario netto di 800 euro. Nelle grandi città ci sono mezzi pubblici efficienti, ma da queste parti percorrere 30 chilometri senza la macchina equivale al calvario di un’ora di pullman o di treno. E non c’è mente illuminata della casta politica, che sta s´appresta a chiedere il voto agli elettori per aggiudicarsi uno stipendio di 20 mila euro al mese per i prossimi 5 anni, che pensi e imponga un provvedimento legislativo tendente a rendere giustizia a chi usa la macchina per lavoro e non per passeggio e sfoggio di grandezza.


Ognuno ha ciò che si merita
04/09/2012 | 12.07.56
Saro

Un´arma ce l´avremmo, il voto, ma, soprattutto noi siciliani, non la usiamo mai, perchè siamo bravi a lamentarci, ma, al momento del voto, ecco che sempre i soliti ricevono una marea di voti. Questo perchè troppi siciliani non hanno una vera coscienza politico-sociale, ma una coscienza utilitaristica-servilista, per cui dal voto non si aspettano una Sicilia migliore, ma un favore, un posto, un incarico, insomma, una utilità personale, e su queste "doti" dei siciliani fanno affidamento quei politici che ad ogni tornata elettorale si riciclano. D´altronde, l´esempio proviene dall´alto, con accordi politici non basati sul valore delle persone o sul reale interesse per la nostra terra, ma solo sulla spartizione di assessorati ed uffici vari. Che schifo!
Continuate a votare questa gentaglia, ma poi guai a voi se vi lamentate ancora, ne avete perso il diritto!


La debolezza è la nostra forza!
03/09/2012 | 9.51.52
pina reina

Caro dott. La Lota, oggi ho voluto leggere questo suo bellissimo articolo ma mi creda non leggo nemmeno più gli editoriali perchè sono parole sparse al vento... Non ci sentiamo più da nessun orecchio, restiamo indifferente a qualsiasi notizia di reato o scabroso avvenimento ma nello stesso tempo in me cresce una rabbia paurosa che mi porta a pensare ad estreme conseguenze perchè non vedo nessuna via d´uscita.
Si parla continuamente di tutte le cose che si sa che non funzionano ma non si vuole cambiare...Ognuno di noi nel nostro piccolo non cambia, le istituzioni non cambiano perchè per cambiare le leggi passano decenni e decenni; si sa che gli sprechi si fanno dall´alto ma non cambiano... come disse la moglie di Vito Schifani in chiesa dopo l´uccisione di suo marito da parte della mafia: "Loro non CAMBIANO..."
Buona giornata, pina reina