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RAGUSA - 01/05/2012
Editoriale - Fibrillazione in vista delle elezioni regionali e nazionali, ma cresce la distanza fra casta e paese reale

Il potere fa 90: andremo al voto con le vecchie regole

Se per l’Ars si voterà a ottobre non ci sarà la decurtazione dei deputati. E se si dovesse votare anche a Roma, resterà il porcellum. Cresce già la «febbre» per la candidatura di chi cerca la riconferma e delle new entry

Il potere fa 90. A ottobre o novembre si voterà per le regionali, sia che Lombardo finisca sotto i ferri della magistratura, sia che la sua vicenda svanisca in una bolla di sapone. Avrebbero deciso così i 90 parlamentari siciliani per evitare che prima della scadenza naturale della legislatura si attui la riforma che riduce di 20 unità i deputati all’Ars. Condivisibile appare il saggio e provocatorio consiglio di Lillo Miceli su «La Sicilia» di domenica, che invita i deputati a decurtare lo stipendio del 20 per cento, da 12 mila euro al mese a 9.600 per non morire di fame e per raggiungere il risultato del risparmio pari alla mancata riduzione dei parlamentari, che sarebbe di 30 milioni di euro per l’intera legislatura. «I terroni salvino il Sud» dice lo scrittore Pino Aprile; ma chi salverà il Sud dalla cultura gattopardesca?

Dato per certo che la classe politica italiana non è meno sprovveduta di quella siciliana, siamo indotti a pensare che in autunno o nel 2013 per le nazionali voteremo ancora con il porcellum, perché i leader dei partiti non vogliono rinunciare al privilegio di scegliere loro i rappresentanti del popolo sovrano!

Per tutte le vicende drammatiche che stiamo vivendo, per la gente che non ha lavoro o che viene licenziata, per gli imprenditori che affogano nei debiti e si suicidano, c’è da ritenere che la classe politica italiana in questo momento sia senza valore morale né credibilità etica per meritare fiducia: tuttavia sgomitano in maniera frenetica per ritornare a occupare uno scranno politico in Parlamento. Si rifaranno il lifting della verginità, parleranno il linguaggio della novità, scaricheranno sul passato remoto le responsabilità del disastro, cercheranno altri agganci, costituiranno partiti e movimenti nuovi pur di superare lo scoglio del 5 per cento utile per conservare l’esistente o ottenere il nuovo seggio. Quanti dei 5 milioni di siciliani e dei 60 milioni di italiani con diritto di voto saranno disposti a credere ancora alle lusinghe elettoralistiche? Quanti sentiranno il dovere civico di prendere la scheda elettorale e recarsi al seggio?

Provincia di Ragusa: Roberto Ammatuna punterà tutto sulla sindacatura di Pozzallo, per cui è fuori dai giochi per sua scelta. Riccardo Minardo deve fare i conti con le vicende giudiziarie del Copai e con altre che potrebbero aggiungersi, per cui appare difficile che possa difendere l’esistente. Carmelo Incardona, reduce dalla disastrosa competizione elettorale di Vittoria, pensa di ricandidarsi, ma non più come esponente di un Pdl unito e forte, bensì sotto la bandiera di Grande Sud. Impresa difficile: mal che gli vada sarà dirigente alla Regione siciliana. Innocenzo Leontini: se lungo il suo tragitto non ci saranno insidiose bucce di banana, appare il più sicuro della riconferma all’Ars per il Pdl. Orazio Ragusa è lanciatissimo verso la ricandidatura con l’Udc, specialmente dopo che gli hanno salvato quel serbatoio elettorale che è la forestale. Giuseppe Digiacomo è alla sua prima legislatura e nessuno può ostacolare il tentativo di ricandidarsi per la seconda volta.

Carpe diem, si dice, quando arriva l’attimo va colto. Anche se appena l’anno scorso sono stati eletti sindaci per 5 anni. Nello Dipasquale sa che nel Pdl non ha più cittadinanza, schiacciato com’è dalla forza dei capicorrente Nino Minardo e Innocenzo Leontini. Finita la liaison con Sicilia vera di Cateno De Luca, Dipasquale ha aderito al Territorio del vulcanico Maurizio Zamparini e stretto un’alleanza insolita con Francesco Aiello il quale, dopo il disastro elettorale combinato in due settimane (alleanza con Raffaele Lombardo prima e con Carmelo Incardona dopo) nel giugno 2011, coltiva il sogno di ritornare all’Ars.

Non considerando i tanti potenziali aspiranti a una candidatura, Franco Antoci, Mommo Carpentieri (che tuttavia potrebbe puntare alla sindacatura su Modica), Giovanni Occhipinti, Giovanni Mauro, Giuseppe Sulsenti, Giovanni Iacono, l’altro nome che potrebbe essere tentato dall’attimo fuggente è Giuseppe Nicosia, sindaco di Vittoria. Chi coprirà il posto lasciato da Roberto Ammatuna? Il sindaco vittoriese fa intendere di non gradire Palermo ma di trovarsi meglio a Roma, a condizione che tolgano il porcellum, reintroducano i collegi e ridiano il diritto di espressione agli elettori.


02/05/2012 | 19.25.57
giuseppe

GENTE INUTILE E DANNOSA. VERGOGNATEVI DI QUELLO CHE FATE E CHE AVETE FATTO. SICILIANI L´ORA DELLA RISCOSSA STA PER ARRIVARE. NON ANDIAMO A VOTARE PER QUESTE GENTI INUTILI, FACCIAMO VEDERE CHE SIGNIFICA ANDARA A LAVORARE


IO PROPORREI
02/05/2012 | 16.52.59
Salvo

a questi signori succitati di risparmiarsi cifre astronomiche investite nelle varie campagne pre-elezioni x il semplice motivo che riceveranno solo pernacchie e vaffanc****o


Cambio radicale
02/05/2012 | 8.57.59
ettore

Tutti politici elencati in questo articolo sono corresponsabili del disastro economico della provincia di Ragusa. Un primo segnale di riscatto delle genti iblee sarebbe quello di non rieleggere nessuno di loro.
Al loro posto persone nuove con progetti chiari, basta con la cura del proprio portafoglio, adesso bisogna pensare alla comunità tutta!
In caso contrario possiamo preparare le valige perché l´economia provinciale è sull´orlo del fallimento.


02/05/2012 | 8.34.41
salvatore

V E R G O G N A