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RAGUSA - 27/09/2011
Editoriale - A proposito di controlli da esercitare da parte di chi ha responsabilità

I controlli, i controllori e la nota stonata dell´Asp 7

Il direttore generale non ha gradito ma non è stato mai chiamato direttamente in causa

Non per abusare del «latinorum» di manzoniana memoria ma al direttore generale dell’Asp, Ettore Gilotta, o a chi per lui, non posso non dire «Excusatio non petita accusatio manifesta». Come interpretare infatti la nota di precisazione del manager dell’Asp 7 di Ragusa in risposta ad un editoriale pubblicato sul Corriere di Ragusa (Chi controlla i controllori? Troppi marcio a Modica).

Nessuna voglia di cattedra ma è necessario rilevare almeno due note stonate: una da matita blu quando si associa in modo maldestro ed errato testata e giornalista, visto che il sottoscritto scrive per il "Corriere di Ragusa" e non per altri quasi per l’ansia di precisare ad ogni costo o di affidarsi a qualcuno che con il mondo della stampa ha poca dimestichezza, può portare a queste sgrammaticature.

L´altro quando la nota dell’Asp, a proposito del discredito della classe medica che si vuole leggere nell’articolo in questione, recita: «Emblematico è l’intervento di Duccio Gennaro in cui si fa riferimento alla necessità di controllare i controllori, alludendo alla probabilità che nell’azienda sanitaria si faccia pratica della logica del «quieto vivere», come a dire che sia pratica diffusa quella dell’insabbiamento. La Direzione Aziendale rigetta fermamente tali illazioni, precisando che il comportamento di singoli, sparuti operatori non può gettare ombre lunghe sulla serenità di un’azienda che comprende migliaia di professionisti. Il controllo degli operatori da parte di chi ha responsabilità nel vigilare sulla correttezza degli stessi non può travalicare il diritto alla privacy, che può essere invece debitamente rinviato da parte dell’Autorità Giudiziaria. Non sono accettabili lezioni gratuite di moralità, specie quando vengono impartite con la logica dell’»ex-post», a cose avvenute. Chi sa, fa bene ad esercitare il suo diritto/dovere di denunciare».

L’editoriale in questione, sarà bene mettere in rilievo, non parlava del mondo della sanità, o solo di episodi riconducibili alla sanità, ma si riferiva alla necessità da parte dei cittadini, e soprattutto da parte di chi ha funzioni dirigenziali o di alta responsabilità, di esercitare il controllo dal basso, non affidandosi al ruolo della magistratura o alla sua supplenza. Una considerazione suggerita da quanto avviene attorno a tutti noi, da Roma in giù e fino alla nostra provincia per caduta naturale.

Niente lezioni gratuite di moralità dunque, ma solo un modo civile e non gridato di fare del giornalismo oltre al dar voce ad un sentire comune che forse non arriva e non è percepito ai piani alti dell’Asp di Ragusa che sono, invece, sempre sensibilissimi a rintuzzare anche se non se ne avverte il bisogno, motivo per il quale ci sembra di poter dire che una scusa non richiesta è palese ammissione di colpa.