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RAGUSA - 28/05/2011
Editoriale - Il popolo è sovrano, ma sempre servo della politica!

Oggi e domani alle urne, buon viso a cattivo voto

Più di mille candidati nei due comuni iblei. Gli scutatori ci daranno una sorta di elenco telefonico dal quale scegliere il fortunato da votare. Dal secondo dopoguerra al 2011 è cambiato tutto ma non è cambiato nulla!

Fra Ragusa e Vittoria, comuni iblei dove si vota per il rinnovo delle amministrazioni e dei consigli comunali, domani gli elettori troveranno nell’urna una scheda che assomiglia a un elenco telefonico: circa mille candidati. E avranno l’imbarazzo della scelta e il rammarico di dovere scontentare qualcuno dei tanti amici e parenti in lista. A Ragusa solo 3 candidati a sindaco, nella norma. A Vittoria 8, in percentuale più candidati della metropoli milanese. Ma Vittoria, si sa, non è una città normale.

Per dovere e per piacere ho letto un interessante libro sulla propaganda mediatica delle forze alleate angloamericane esercitata prima, durante e subito dopo lo sbarco in Sicilia del 10 luglio del ’43. «Stampa, radio e propaganda. Gli alleati in Italia 1943-1946», autore Alejandro Pizarroso Quintero. Il libro sbalordisce e fa riflettere. Ed è tuttora di grande attualità.

Il tenente colonnello britannico Jan S. Munro, esponente di primo piano del PWB (Psychogical Warfare Branch), che aveva il compito di controllare le testate giornalistiche presenti in Italia prima della storica data del 6 agosto del ’43, che avrebbe visto in edicola il primo numero di «Sicilia liberata» (giornale di 4 pagine a 60 centesimi, uscito in formato tabloid dopo vent’anni di dittatura nazi-fascista), scrive: «La tendenza dei partiti è di dividersi in sottogruppi creando così confusione d’idee e sterili polemiche. A parte i problemi di approvvigionamento di carta, la seconda priorità, il piano dei sette giornali, aiuterebbe a prevenire questo disastroso frazionismo. Il PWB vorrebbe incoraggiare i partiti a unirsi ancora e a trasformare i loro sette fogli settimanali a Napoli, in tre quotidiani di un foglio che rappresentino la Destra, la Sinistra, il Centro».

Il colonnello inglese scrisse questa riflessione 67 anni fa! I partiti e i giornali, in Italia, dunque, si frammentano anziché unirsi in blocchi in rappresentanza delle tre branche del Parlamento. E infatti, commenta l’autore del libro Pizarroso Quintero: «Il britannico Munro, educato in un Two Parties System, difficilmente poteva capire bene la proliferazione dei gruppi politici, frazioni e scontri ideologici».

Premessa doverosa per riaffermare il principio che in Italia non è cambiato nulla, sebbene la morte della prima, la nascita della seconda Repubblica e le tante riforme delle leggi elettorali. I partiti molti erano e moltissimi sono oggi. Questione di cultura. Gli italiani nell’acqua torbida nuotiamo meglio. Non si vede il fondale e nella melma ci troviamo a nostro agio.

Dalla Dc, Pci, Psi, Psdi, PdUp, Msi, Pli, Pri degli anni del secondo dopoguerra e dopo lo tsunami Tangentopoli, ci troviamo oggi con una miriade di sigle (nazionali, regionali e locali) a noi molto familiari: FI., CCD, Udeur, Udc, An, Lega Nord, Pdl, Pdl lealisti, Pdl-Sicilia, Forza del Sud, Fli, Mpa, Pid, Sicilia vera. Più a sinistra elenchiamo: Ppi, Margherita, Pds, Ds, Pd, Ulivo, Idv, Verdi, Sdi, Api, Prc, Comunisti italiani, Pdci. Alcuni acronimi non esistono più, ma sono stati rimpiazzati da decine di liste civiche e civette che nascono e muoiono nel ciclo mestruale di una competizione elettorale, per raccattare un posto in caso di vittoria della coalizione e poi sparire, salvo ripresentarsi nei prossimi 5 anni per risalire nella giostra. Stessi soggetti, identici programmi. Rigorosamente per il bene del territorio e dei cittadini!

E’ quello che abbiamo assistito in questi mesi. Tante persone sparite nell’anonimato per inconsistenza culturale o gettate ai margini della politica per incapacià, si riciclano nella speranza di ottenere qualche avanzo. Qualcuno sbaglia persino a presentare i documenti delle liste e si rifà spedire in cucina ad armeggiare utensili e fornelli. Questi sono i motivi e gli ideali per cui si fa politica oggi. Il popolo sa e s’adegua, si mette prono soffrendo e godendo, perché altra scelta non ha.

Dal serio al faceto, giusto per sdrammatizzare, va detto che questi globetrotter della politica hanno messo in crisi il cronista. Occorre una memoria ferrea per risalire alla tracciabilità della provenienza politica di ognuno dei candidati e una grande pazienza nel cercare in archivio per riprendere le foto prima in altri partiti e movimenti. Cerchi tizio nella cartella Pdl e lo devi trasferire nella sottocartella Forza Sud. Il giorno dopo lo devi spostare in quella di Sicilia vera. Dal Pdl lo sposti in Fli e da Fli lo metti in Forza del sud. Avevi caio nell’Udc, lo devi mettere nel Pid e poi riportarlo nell’Udc. Cancelli sempronio dal Pdl e lo metti fra gli indipendenti definitivi o in attesa di nuova collocazione.

Il tempo di dare conferma che ti arriva un comunicato stampa dello stesso sempronio che annuncia il ritorno nel Pdl. Perché l’ha fatto? «Ha riscoperto nel nuovo partito i grandi valori che aveva smarrito nel precedente». Ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale. Con l’augurio che ogni candidato raggiunga il risultato personale da mettere al servizio del territorio e del cittadino, buon voto a tutti.