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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 568
PALERMO - 06/07/2010
Editoriale - Palermo: se la politica prendesse lezioni dal football africano

Calcio e politica, non sempre subiscono la stessa sorte!

Non tutte le sconfitte vengono per nuocere, ma chi ci libera dalla «muffa» calcistica e politica?

E siamo alle semifinali del mondiale sudafricano. Strano mondiale questo della terra dei Boeri e dell’Apartheid. Terra delle grandi contraddizioni, con un personaggio – Nelson Mandela - che l’ha illuminata con una vita a lei dedicata, fino all’inverosimile. Fino a diventare una vera e propria icona che ha illuminato il Novecento e continua ad irraggiare il Terzo millennio, con la sua autorevolezza morale, che rappresenta un intero Continente e tutto il popolo nero.

In questa terra straordinaria sta per concludersi il campionato mondiale 2010, che ha emesso sentenze sportive a dir poco straordinarie, se non paradossali. Italia, Francia, Inghilterra, Brasile, Argentina, tutte fuori, tutte a casa: stracciate non battute; umiliate non sconfitte. Esplode il continente africano con il Ghana che arriva ai quarti, ma che ritengo avesse tutti i titoli per andare alle semifinali.

Delle compagini europee, vanno avanti solo la Germania, la Spagna e l’Olanda. Le uniche che hanno avuto l’intelligenza di puntare sui giovani: un mix di piedi buoni, gambe forti e, soprattutto una grande, immensa voglia di diventare protagonisti. Al di là e al di sopra dei tatticismi esasperati, delle paturnie degli esclusi: gambe molli, scarponi, senza alcuna motivazione residua, senza amore per la bandiera. Insomma, senza passioni e con il portafoglio troppo pieno. Così, sembra di assistere ad una rappresentazione rovesciata rispetto ai paradigmi cui siamo solitamente abituati nelle competizioni mondiali. Tant’è! E’ quello che l’Europa delle «poltrone», l’Europa delle «camarille», vecchia e stantie si meritava. L’altra Europa, quella che ha la capacità di innovare e di rinnovarsi, è invece riuscita a portare in semifinale Germania, Spagna ed Olanda. Scusate se è poco!

Certo, se quanto è accaduto nel mondo del pallone si potesse applicare come paradigma interpretativo al mondo della politica, beh, saremmo sulla strada buona. Anche se non è così facile, come potrebbe apparire. Soprattutto alla luce della crisi internazionale, che sta attanagliando il pianeta e le sue prospettive circa il futuro.

Quanto accaduto ai mondiali, per esempio, non è applicabile all’Italia e alla sua classe politica, perché il vero problema italiano è la muffa. In questo senso, Marcello Veneziani ha scritto: «Questo Paese ha la muffa. Voglio dire che questo Paese è avariato, ha frutti degenerati; è invecchiato, corrotto, alterato, emana un cattivo odore, una patina putrefatta divora la sua buccia e attacca la sua polpa. Certo, la muffa rare volte può dare anche gusto, come nel gorgonzola; o se ben usata può rivelarsi perfino terapeutica, come la penicillina. Ma la muffa è rappresentativa di un Paese andato a male. È la muffa il Nemico Principale, non Berlusconi, e nemmeno i giudici, Fini o Di Pietro, Marcello Lippi o Marcello Dell’Utri (che periodaccio per i Marcelli). Poi qualcuno favorisce il propagarsi della muffa e altri meno. Ma la muffa è la vera emergenza d’Italia, e con l’inerzia cresce».

In Sicilia, se è possibile, la muffa ha oltrepassato ogni limite di sopportabilità. O lo si capisce o finisce male per questa splendida terra e per i suoi oltre cinquemilioni di abitanti.