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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:51 - Lettori online 1124
PALERMO - 17/06/2010
Editoriale - Palermo: chi si prende gioco della provincia iblea?

Il gioco delle tre carte sull´aeroporto Magliocco

E’ giunta l’ora della protesta: occupazione della pista; versamento delle tasse dovute a vario titolo a Stato e Regione al Comune di Comiso

Aeroporto «Vincenzo Magliocco» di Comiso: nulla di fatto! ancora una volta profonda delusione per i comisani e per le popolazioni iblee interessate a pianificare il proprio futuro. Questo ci dicono le cronache, lapidarie e implacabili, come sempre.

Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?, quam diu etiam furor iste tuus nos eludet? quem ad finem sese effrenata iactabit audacia? (trad. Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Quanto a lungo ancora codesto tuo furore si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà [la tua] sfrenata audacia?)

Questo l’incipit della prima delle Orationes pronunciata in Senato, l’8 novembre del 63 a.C., da Marco Tullio Cicerone, contro Lucio Sergio Catilina. Nonostante siano trascorsi più di venti secoli e un paio di millenni, resta di una disarmante attualità.

Come nel nostro caso. Quello che vede agire, in perfetta dissonanza, e tutti concordanti nel procurare danno alle Comunità comisana e Iblea, tre livelli istituzionali ben identificati: lo Stato, la Regione Siciliana, il Comune di Comiso. Qualche malizioso, visto il numero magico degli attori, il 3, ha suggerito di cominciare a pensare al cosiddetto «gioco delle tre carte», dove i primi due rappresenterebbero, rispettivamente, il «banco» e il «compare».

Il terzo, il Comune di Comiso (sarebbe meglio dire l’intera area iblea), finora ha rappresentato il «merlo», cioè quello destinato ad essere fregato. Sempre e comunque. V’ha qui da chiarire, però, che quando si parla di Comune di Comiso non ci si riferisce ad una entità ectoplasmatica, bensì ad una Comunità di 30.000 abitanti. Ad una Comunità di 300.000 abitanti, se ci riferiamo a quella ragusana.

Tutto ciò è sotto gli occhi di tutti. Ed è nient’altro che la rappresentazione plastica del totale fallimento della rappresentanza parlamentare ragusana. «Capetti» in provincia. Semplici «Peones» a Roma. Più niente!

Dopo l’ennesima presa in giro, è venuta l’ora di dire basta con chi non è in grado di garantire lo sviluppo ed il progresso delle popolazioni che dovrebbe rappresentare a livello nazionale. E’ venuto il momento di riprendersi la delega concessa con l’espressione del voto. Il Popolo ragusano, alla luce dei fatti, ha tutto il diritto di riprendersi la delega a rappresentarlo in Parlamento, così come ha il diritto di prendersi il proprio aeroporto, attuando tutte le iniziative di protesta del caso. Occorre mettere a punto un calendario di iniziative per protestare contro questo stato di cose, contro questa palude burocratico-amministrativa, ma soprattutto politica, che non vuole che il «Magliocco» possa essere aperto.

A cominciare dalla protesta fiscale: versando, per esempio, tutti quanto da ciscuno dovuto, a vario titolo, allo Stato e alla Regione in un conto corrente del Comune di Comiso con la causale: «tasse dovute allo Stato e/o alla Regione, ma versate per protesta al Comune, al fine di rendere operativo l’aeroporto «Vincenzo Magliocco» di Comiso».

Per continuare, con una manifestazione di protesta oceanica: appuntamento, per esempio, per domenica 27 giugno 2010 sulla pista, per occuparla fino a quando saranno firmate le carte che consentono il trasferimento al Demanio comunale del sedime militare.

Siamo nell’era della globalizzazione, che per definizione mette in competizione i territori e quello ibleo ha puntato anche e, soprattutto, sullo scalo aeroportuale di Comiso per disegnare il proprio futuro e quello dei propri figli. Il popolo ibleo può contare sui 12 Sindaci e sulla Presidenza della Provincia regionale, attori del territorio, che quotidianamente vivono a contatto con i loro amministrati e conoscono le esigenze e i bisogni dei propri territori. Loro possono essere credibili. Ora, hanno la grande opportunità di dimostrarlo.

Se poi, malignando, ci dovessero essere interessi «catanesi« coinvolti nel mancato funzionamento dello scalo comisano, bene, con qualche sopportabile sacrificio le popolazioni iblee potrebbero decidere di utilizzare gli aeroporti di Palermo e di Reggio Calabria per i propri spostamenti in aereo, lasciando quello di Fontanarossa ai Catanesi e alla loro leaderchip politica e, soprattutto, economico-finanziaria. Per non intasargli l’aeroporto! E gridando: forza Etna!