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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 723
PALERMO - 08/05/2010
Editoriale - Palermo: la grande crisi economica rischia di coinvolgere il nostro Paese

Crisi: dopo Grecia e Spagna anche l´Italia nel baratro?

Il «Club dei 25» è un bluff che poggia su interessi di banche e banchieri. Occorre reagire prima che l’abisso in cui sta precipitando la Grecia inghiotta anche noi

La Grecia è saltata, il Portogallo è a ruota, poi sarà la volta della Spagna. L’Italia? Se, e quando Dio vorrà! No! Non fraintendetemi, per carità, non sono né cinico, né ubriaco. Sono assolutamente astemio. Sgombrato il campo, proviamo a ragionare assieme su ciò che sta succedendo in Grecia, da uomini semplici, senza la pretesa di sapere tutto e di avere una ricetta per tutto. Solo per capire cosa sta accedendo in giro e se tutto ciò può cambiarci la vita. E come.

Uno Stato sovrano come la Grecia ha fatto il botto, ma fa parte del «Club dei 25». Gli altri soci, allora, si sono autotassati per 110 miliardi di euro per salvare il socio in difficoltà. Così dicono loro. Solo per salvare sé stessi, la zona euro, l’Unione Europea. Questa è la sola verità.

Come ha fatto la Grecia ad entrare nell’esclusivo Club dei 25, così burocraticamente attenti ai punti e alle virgole? Facile, ha semplicemente presentato dei bilanci falsi. Aiutata da alcuni complici perbene: eminenti consulenti di alta finanza e le loro banche di riferimento. Chi è responsabile? I Greci e i loro amici, direte Voi. E chi doveva sorvegliare che cosa ha fatto?, vi dico io. Chi sta pagando per questo disastro che ha messo il Popolo greco in ginocchio e che ha già causato la morte di tre persone?

Intendo, in Grecia e a Bruxelles, c’è qualcuno che stia pagando per questo disastro? No! Individuare anche un solo responsabile significherebbe ammettere che il giocattolo non funziona, che il Club dei 25 è una bufala, che tutto è stato costruito – euro compreso, soprattutto euro compreso – in funzione di ben precisi e mirati interessi: quelli delle banche, dei banchieri e dell’alta finanza, quelli dei super burocrati europei. Quegli stessi che hanno deciso che il mio amico Sariddu, allevatore di bovini come suo padre e come suo nonno, dovesse frequentare un corso professionale per conseguire il «patentino» per poter mungere le sue vacche.

Quelli che decidono per noi, quelli che da Bruxelles pretendono di scrivere la sceneggiatura della nostra vita e quella dei nostri figli. Ora, qualcuno mi taccerà di essere antieuropeista. Pazienza, proverò a chiarire meglio il mio pensiero, rispettando sempre quello degli altri, quello di ciascuno di voi. Mi sento siciliano, italiano, mediterraneo ed europeo, nell’ordine. Siciliano perché la Sicilia è la mia terra, che amo profondamente; italiano perché ritengo che l’unità rappresenta comunque un valore, anche se auspico da sempre un modello federale; mi considero mediterraneo perché mi sento figlio della civiltà mediterranea e perché sono convinto che esso piuttosto che il nostro passato rappresenta invece il futuro della Sicilia e dei Siciliani.

Le Borse sono in caduta verticale, giornalmente vengono bruciati miliardi di euro a centinaia – soprassediamo su come potrebbero essere impiegate tali risorse – ma ciò che più conta è che in parallelo sta crollando la fiducia della gente: la fiducia nel Club dei 25, la fiducia nell’euro, la fiducia nel sistema. Un sistema che non riesce ad essere credibile per i suoi cittadini è un sistema che deve ripensarsi, deve fare autocritica seriamente. Il rischio è l’implosione. Ed imploderà, inevitabilmente, se non si fa l’Europa dei Popoli, se si insiste nel sostenere che l’introduzione della moneta unica sia servita o possa servire ai Popoli. No, è servita e serve ai grandi gruppi bancari, finanziari ed industriali. E solo a loro.

Provate a riflettere su com’era la nostra vita quando avevamo la lira e come è cambiata con l’avvento dell’euro. In peggio. Senza se e senza ma. Chi conduce questo gioco al massacro? Chi ne determina vincitori e vinti? Le società di rating, sì, quelle stesse società che prima mettevano il «bollino blu» e facevano galoppare i titoli sul mercato ed ora ci dicono che sono carta straccia (ricordate il caso Parmalat? quello dei bond argentini?).

La UE non esiste, non ha una unità politica, è solo un contenitore di interessi, e quindi, a differenza degli USA, che pure stanno peggio in quanto a titoli-spazzatura, non riesce a risolvere i problemi che l’affliggono. Gli Americani hanno l’unità politica e la coesione di uno Stato sovrano che riesce ad intervenire e risolvere gli stessi problemi. In questo sistema globale, in questa economia-mondo, che fine faranno la Sicilia e i Siciliani? La risposta è semplice: la Sicilia non ha banche (quelle che c’erano sono state «regalate» ai gruppi bancari del Nord), non ha lobbies finanziarie in grado di contare in Europa, non ha industrie.

Le conclusioni si possono trarre da soli. Io vi dico la mia: con un governo regionale che ci regala finanziarie come quella approvata qualche giorno fa, non c’è speranza, non c’è futuro. Mimmo La Cavera, consulente del Presidente della Regione, l’ha bocciata in malo modo. So solo che in Sicilia c’è gente che vuole essere l’artefice del proprio futuro e di quello dei suoi figli. E se per riuscirci si rendesse necessario prendere le distanze dall’elefantiasi burocratica dell’Unione Europea e dallo strapotere delle sue banche, pazienza. Vuol dire che lo faremo. Prima che l’abisso in cui sta precipitando la Grecia inghiotta anche noi.