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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 559
PALERMO - 03/05/2010
Editoriale - Palermo: i ritardi per l’inaugurazione del «Magliocco» pongono più di un interrogativo

Aeroporto Comiso, qualcuno accelera, qualche altro frena

Tre domande a chi di competenza: cosa manca per il decollo? Se manca qualcosa chi deve provvedere? Se tutto è a posto, chi si mette di traverso?
Foto CorrierediRagusa.it

Aeroporto uguale sviluppo. Aeroporto strumento di modernizzazione. Senza se e senza ma! Chi opera per farlo diventare una realtà di Comiso e del territorio ibleo vuole lo sviluppo e la modernizzazione della provincia di Ragusa. Gli altri, tutti gli altri, vogliono che questa provincia resti geograficamente isolata, esclusa dai flussi turistici, lontana dai mercati nazionali ed europei, fuori dalle rotte nord-sud del progresso.

E’ gente che vuole vietare a questa parte di Sicilia gli indispensabili processi di ammodernamento di cui ha bisogno per non restare indietro. Questa è gente che pensa di vietare ai Comisani e ai Ragusani la possibilità di disegnarsi un futuro degno della tradizione di una provincia sicuramente tra le più evolute e più «nordiche» della Sicilia. Frutto di un passato con la «P» maiuscola, che ha finito per dare vita ad un vero e proprio modello: il «modello ibleo». Sintesi di cultura, di sapienza produttiva, di sviluppo solidale ed espressione paradigmatica di libera intrapresa, coniugata ad una notevole vocazione al risparmio.

Tutto ciò rappresenta degnamente questa porzione di Sicilia assieme ai suoi abitanti, i Comisani e gli Iblei. Ma, non basta, non è tutto! Non si può, infatti, non ricordare – a quanti l’avessero dimenticato – che questo popolo è sempre stato e continua ad essere un popolo libero. Basti ricordare quando fu capace di infiammare tutta l’area iblea, da Ragusa a Vittoria, da Comiso a Modica, da Giarratana a Chiaramonte, fra la fine del 1944 e l’inizio del 1945, per dire di no agli ordini di un Governo che li richiamava alle armi per combattere una guerra che non gli apparteneva più.

I Comisani, addirittura, si organizzarono in «Repubblica», rappresentativa di tutte le espressioni socio-culturali e produttive della società comisana. Espressione, la più alta, di determinazione e di libertà, alla cui costruzione contribuirono soprattutto giovani studenti desiderosi di disegnare da sé il proprio futuro, assumendosi tutte le responsabilità che la scelta comportava. E così fu! Pagarono a caro prezzo quella scelta, ma nello stesso tempo forgiarono i loro destini di uomini liberi e determinati.

Qualcuno potrebbe obiettare: ma cosa c’entra tutto ciò con l’aeroporto di Comiso? Forse nulla. Forse tutto. Per chiarire, senza infingimenti, che la gente iblea, la gente comisana, non si farà scippare il proprio futuro, non consentirà a nessuno – per quanto potente possa essere – di decidere il proprio futuro, il proprio destino. Andreotti ha sempre sostenuto che a pensar male si fa peccato, ma che quasi sempre ci s’azzecca. Allora, affinché tutto sia sempre chiaro a tutti, poniamo a chi di dovere queste chiare e semplici domande. Cosa manca perché il primo aereo possa decollare ed atterrare a Comiso? Se manca qualcosa, chi deve provvedere? Se non manca nulla, chi si mette di traverso?