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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 12:30 - Lettori online 847
PALERMO - 01/05/2010
Editoriale - Palermo: la notte lunga dell’Ars in attesa della legge più importante

Le alchimie del governo per approvare la Finanziaria

Riflessione etico-politica mentre l’Ars vota la legge più importante. Lombardo come Milazzo? Nessun punto in comune, entrambi sono solo calatini

I numeri e la politica. La politica e i numeri. I primi servono alla seconda, la sostanziano e plasticamente, in un´aula parlamentare, la rendono efficace strumento di governo, per lo sviluppo ordinato e consapevole dei territori e delle comunità che li abitano. Dalla nebulosa delle idee si passa alla fase ordinamentale a condizione di avere i numeri in aula. Non esiste l’alternativa.

Territori, comunità, forze produttive e forze sociali, sono tutti impotenti davanti al mandato dei 90 rappresentanti del Popolo siciliano, sovrano. Solo a loro è concesso il potere di scrivere la sceneggiatura del film della vita di 5.500.000 siciliani. Così funziona la democrazia! Ma, democrazia significa anche che chi ha ricevuto il mandato popolare lo serva con fedeltà ed onore.

Anche perché se così non fosse salterebbero le regole, verrebbero meno postulati costituzionali che sono alla base della nostra vita repubblicana. Resta quindi inspiegabile l´atteggiamento di quanti, per qualsivoglia motivo, hanno deciso di far saltare il tavolo, facendo finta di non sapere che prima del tavolo salteranno la Sicilia e i Siciliani. Il non fare è più dannoso del fare sbagliando. Può la miopia megalomane dei pochi - seppur potenti - costare lacrime e sangue ai Siciliani, con il rischio sempre più reale di compromettere il futuro dei più giovani?

E´ accettabile - nel 2010 - l´atteggiamento di quanti, disattendendo il mandato ricevuto dal Popolo sovrano, si esercitano su figure a geometria più o meno variabile? E´ pensabile che sia andata in pensione anticipata tutta una classe burocratica di notevole profilo culturale e professionale, oltre che dotata di forte personalità e dirittura morale? Dove sono finiti gli uomini liberi in Sicilia?
Fino a quando si potrà consentire di dichiararsi "autonomista" a chi ha disatteso e tradito i principi fondanti dell´autonomia e del "Sicilianismo", tradendo, di fatto, l´essenza stessa e le motivazioni più profonde ed originarie della sua stessa elezione.

Di governatore "autonomista" - il primo - con il compito di mettere mano alle riforme per dare vita ad una Sicilia migliore, questo era il mandato del popolo sovrano, non quello di vestire i panni vecchi e lisi degli antichi presidenti, tutto dedito a fare clientela, ad occupare tutti i posti di potere possibile. Le colpe della stasi amministrativa, delle mancate riforme sono tutte degli alleati, potrebbe sostenere l´Interessato, bene, assumiamolo per vero e reale: a quel punto un Governatore veramente "autonomista" non tesse la tela con altre forze politico-parlamentari, non impegna energie e risorse per spaccare gli altri, ma chiama a raccolta il popolo che l´ha voluto sulla prima poltrona della Sicilia, gli spiega che non può andare avanti, lo fa tornare alle urne, chiedendo democraticamente un mandato chiaro e netto per governare senza ricatti e senza bastoni fra le ruote. Ciò avrebbe dimostrato grande rispetto per i Siciliani e consapevolezza che la linfa vitale della nostra terra appartiene ai siciliani e non ai teatranti della politica o alle ballerine di quarta fila della sua corte.

Non intendo criticare il governatore per quello cha fin qui ha fatto, ciò attiene alla sua coscienza di uomo e di rappresentante de popolo; lo critico per ciò che non ha fatto, per aver preteso di governare in difformità, quando non anche in contrasto col mandato popolare ricevuto. Come tanti, troppi, prima di lui, con l´aggravante di avventurarsi in parallelismi fuori dalla sua portata.

Come quello tentato con Silvio Milazzo. Dimostrando, così, non solo tutta la sua presunzione, ma anche di non conoscere un´importante pagina della storia della nostra terra. Milazzo e Lombardo appartengono a due pianeti diversi, non hanno nessun punto in comune, se si esclude - per carità - il fatto che entrambi sono calatini.