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Sabato 18 Novembre 2017 - Aggiornato alle 14:57 - Lettori online 825
MODICA - 25/04/2017
Editoriale - Analisi di quanto accaduto nelle ultime 2 feste

Feste religiose: troppo è cambiato a Modica

I contorni, già labili, tra religiosità e folklore, non si devono confondere Foto Corrierediragusa.it

Cosa resta della religiosità della festa, del suo valore cristiano, se cambiamo simboli, luoghi, tempi e tutto viene lasciato in mano a comitati, associazioni o amministratori? La domanda è più che legittima alla luce delle modalità di svolgimento delle due più recenti feste che Modica ha celebrato nel giro di una settimana. Madonna Vasa Vasa e S. Giorgio, i due più sentiti appuntamenti dell’anno, sono stati un successo in termini di partecipazione, di presenze, di attrattiva turistica. Hanno deliziato le casse di ristoratori, baristi, albergatori, venditori di palloncini e di noccioline. Un carosello che fa da corollario ad ogni festa che si rispetti ma che non può restare unico ed esclusivo scopo di qualsiasi ricorrenza. Sia la festa pasquale, sia quella del santo patrono, hanno lasciato dubbi e perplessità tra quanti vivono l’evento anche come momento di devozione. Snaturare la festa pasquale con un incontro serale che non ha fondamento alcuno sia nella ritualità del gesto, sia nell’itinerario, sia nei tempi dell’esecuzione, è stata una forzatura imposta dalla ricerca di uno spettacolo pasquale, più che da una sentita adesione religiosa. Una replica di uno "show" ben fatto e collaudato per ritardatari o assenti al rito mattutino.

La festa del santo patrono invece ha seguito nel corso degli anni un canovaccio dettato da contingenze, preferenze ed umori da parte di chi si è assunto l’onere fisico ed organizzativo della processione. L’edizione 2017 ha toccato il culmine quando con trattative degne da curva ultras si è "discusso" sulla retromarcia della processione, sui fuochi d´artificio da far brillare, sul percorso da seguire. Con evidenti forzature, equivoci e mancato rispetto di tutti quei fedeli,che, tuttaviam non hanno voluto rinunciare al rientro del simulacro in chiesa e hanno dovuto attendere fino a tarda notte affinché il rito si compisse.

Nell’uno e nell’altro caso nel silenzio e nell’accondiscendenza dell’autorità ecclesiastica, con parroci, viceparroci, vicario e vescovo che per evidente, e malinteso, senso della fratellanza e della pace, non hanno mosso un dito per indirizzare ed anzi dettare regole imprescindibili affinchè la festa sia anche religiosa e non debordi al di là di un certo limite. La Chiesa nei secoli ha conservato e mantenuto la sua sacralità anche esprimendosi con segni e rituali attraverso i quali appare chiaro il messaggio educativo.

Nulla di tutto questo nella diocesi netina dove si lascia fare e si consente che taluni interessi laici legati alla festa prevalgano in modo netto sul senso religioso. Serve moderazione e misura ed anche l’esercizio di un ruolo che la Chiesa non può abdicare ad interessi terzi perché tutto non si snaturi e i contorni, già labili, tra religiosità e folklore, non si confondano e si disperdano del tutto.

Nella foto di Antonino Giurdanella la processione di San Giorgio 2017 a Modica Alta