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MODICA - 17/06/2013
Editoriale - Il triste teatrino di Megafono ha spazientito (giustamente) il candidato sindaco e non solo

La "guerra" di Abbate contro i "sordi"

Quelli di Megafono continuano a fare orecchie da mercante, garantendo sostegno e voti non richiesti, al punto da costringere Abbate a paventare denunce alla magistratura Foto Corrierediragusa.it

Che la politica modicana abbia oramai da tempo assunto i toni della «macchietta», sulla falsariga dei boccacceschi film anni 70 di Pierino interpretati da quella sagoma di Alvaro Vitali, ormai è tristemente risaputo. Ma il livello di «sublime» sciatteria dell’ultimo e paradossale comunicato di Megafono tocca apici mai raggiunti, nel vergognoso tentativo di intorbidire le acque e salire a tutti i costi sul carro del (probabile) vincitore (Abbate) in questi ultimi giorni che separano gli elettori dal voto per il ballottaggio tra il già citato e «corteggiatissimo» Abbate e il competitor Giurdanella. Se quest’ultimo ha già fatto le sue scelte, compiendo gli «opportuni» apparentamenti, Abbate, bontà sua, ha ribadito fino alla nausea che intende correre da solo fino alla fine. Anche gli idioti avrebbero capito questo semplicissimo concetto. Eppure non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, o capire.

E così quelli di Megafono continuano a fare orecchie da mercante, garantendo sostegno e voti non richiesti, al punto da costringere Abbate a paventare denunce alla magistratura. Tutto questo perché in comunicati più o meno espliciti (quasi come una dichiarazione d’amore di uno spasimante respinto) alcuni (leggasi Megafono e qualche altro alleato) preferiscono fare gli «indiani», o i «babbi», come si dice dalle nostre parti, offrendo ad Abbate un appoggio che lui non vuole e che non ha mai chiesto. Ma perché tutta questa «generosità», se il candidato sindaco non ne vuol sapere? Questa circostanza, quelli di Megafono, non la spiegano.

Epperò si affrettano a rispondere alla presa di posizione di Abbate, costretto a ribadirla fino alla nausea anche di domenica, con un comunicato che si commenta da solo e che riporto di seguito in maniera integrale, per «assaporarne» le sottili sfumature.

«Prendiamo atto dell´ultimo comunicato di Ignazio Abbate (quello delle possibili denunce alla magistratura, n.d.r.) Nel nostro comunicato, e ci sembra essere scritto in lingua italiana, non abbiamo detto di aver raggiunto accordi con Ignazio Abbate, né di avere posti riservati nella sua giunta, né di aver parlato con lui in qualche modo. Piuttosto abbiamo semplicemente detto di aver fatto un percorso interno decidendo di votare per la sua candidatura, dovendo fare una scelta al ballottaggio perché non ci piace quando i partiti dicono ai propri elettori di andare a mare, in quanto siamo convinti della necessità di partecipazione alla vita politica. Ribadiamo il nostro convincimento sicuri che in democrazia chi esprime la propria opinione non rischia denunce e nemmeno le patrie galere».

A parte il "confuso" (per essere eufemistico) stile nell´esporre certi concetti, quelli di Megafono dovrebbero realizzare che la lingua italiana non si plasma ad uso e consumo di chi scrive. E Abbate, la lingua italiana, dimostra di conoscerla fin troppo bene, e non spetta di certo a lui dedicarsi ad una bella ripassata. Dando per scontato che gli elettori ragionino con la propria testa e saranno pure affari loro se dovessero decidere di andare al mare (o in campagna, o in montagna), non appare quindi per nulla indispensabile il «Verbo» di Megafono per indicare loro la "retta via" delle urne. Il "tocco di classe" dello «sfottò» nel finale è poi un autentico inno al cattivo gusto e al patetico tentativo di «scangiare» (per dirla alla Camilleri») i ruoli. Che altro aggiungere, se non che simili teatrini danno il voltastomaco e favoriscono il già dilagante astensionismo dalle urne? Un pizzico di buonsenso imporrebbe a quelli di Megafono e ad altri loro degni alleati di starsene un po’ zitti, accettando con un minimo di dignità la sconfitta decretata dagli esiti del voto al primo turno. Ma forse è meno complicato tentare di convincere un bambino che la Nutella fa schifo.