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Martedì 16 Ottobre 2018 - Aggiornato alle 22:58
MODICA - 11/03/2013
Editoriale - Assemblea del Pd con il primo sommario bilancio di cinque anni di amministrazione

Buscema ha anticipato i grillini, ma lo sa soltanto lui!

Una legittima rivendicazione, soprattutto per chi ha deciso di non ricandidarsi e quindi di non sottoporsi al giudizio popolare, che però incontra un oggettivo, insuperabile limite: il gradimento dei modicani

«A Modica abbiamo anticipato i grillini di cinque anni». Con questo pretenzioso incipit il sindaco di modica, Antonello Buscema, ha tracciato il primo sommario bilancio di cinque anni di amministrazione. Una legittima rivendicazione, soprattutto per chi ha deciso di non ricandidarsi e quindi di non sottoporsi al giudizio popolare, che però incontra un oggettivo, insuperabile limite: il gradimento dei modicani.

La politica, infatti, al di là dei pensieri dei protagonisti, e forse anche dei loro sogni e delle loro aspirazioni, è fatta di aridi numeri; ed i numeri sembrano dire esattamente il contrario, contraddicendo aspramente quanto sostenuto da Buscema. Partiamo dai dati elettorali, per i quali, in tutte le elezioni che si sono tenute dal 2008 in poi, data dell’elezione del sindaco Buscema, il consenso del suo partito in città, contrariamente a quanto di solito accade, è andato via via scemando, fino a raggiungere il minimo storico di uno striminzito 16% alle ultime nazionali, subendo il successo travolgente dei grillini, ma anche vedendosi quasi raddoppiato anche dagli avversari, per la verità a lungo silenti all’opposizione, del Pdl.

Se tutto questo non bastasse, Buscema è stato il sindaco dello stesso Pd che a Modica è riuscito, in sede di tesseramento, a raccattare solo 100 striminzite tessere, contro le quasi mille di Ragusa, con la differenza che mentre nel capoluogo il partito di Bersani è all’opposizione oramai da quasi un decennio, nella città della Contea esprime, proprio con Buscema, la sindacatura. Stesso trend per le primarie del partito, laddove non solo si è toccato uno dei minimi di affluenza provinciale, ma addirittura, a fronte dello scontro nazionale tra Bersani e Renzi, poi finito con la vittoria del segretario, ma anche con la consacrazione del sindaco di Firenze, Buscema, e gran parte della sua giunta hanno preferito appoggiare Laura Puppato, sconosciuta ai più e senza alcuna speranza di vittoria, inanellando l’ennesima sconfitta.

Questi i numeri; ma sul piano politico le cose sono andate addirittura peggio. Partito con un’alleanza che comprendeva tutto il centrosinistra e l’Mpa dell’ex presidente Lombardo, Buscema ha progressivamente perso l’appoggio di gran parte della sinistra, da Idv e Sel, fino ad arrivare alla bocciatura da parte dell’antico alleato autonomista che dopo averlo dominato, grazie alla straripante presenza dell’ex deputato regionale Riccardo Minardo, nello spazio di una sola notte, lo ha abbandonato al suo destino. Ciliegina sulla torta le dimissioni del Presidente del Consiglio Carmelo Scarso, poi rieletto alla guida di un fronte anti Buscema che lo ha riportato sullo scranno più alto del civico consesso, in alternativa alla scelta dello stesso sindaco, caduta sul vicepresidente uscente, Avola, sonoramente e incredibilmente sconfitto visto il gap di voti, almeno sulla carta, che rischiava di travolgere l’opposizione.

Per stendere un velo pietoso sui risultati amministrativi e su autocelebrazioni di natura morale che, non solo dovranno superare le forche caudine di alcune questioni ancora incredibilmente aperte, dallo smaltimento dei rifiuti all’inchiesta anti assenteismo, ma che sanno tanto di presunzione e che sono invise alla città.

Né va meglio sul fronte del consenso, laddove si respira in città un palpabile crollo del consenso per il sindaco, accolto con grandi speranze, ma oggi sintesi, almeno agli occhi della stragarande maggioranza dei cittadini, del fallimento di questa amministrazione e di un distacco mai colmato tra le stanze del potere e la città.

Ecco perché non ha sorpreso nessuno il ritiro della candidatura prima annunciata e poi abortita di Buscema alle regionali, e il rifiuto, primo caso a Modica dal momento in cui si è votato con la nuova legge elettorale, a ricandidarsi per il secondo mandato, evitando di sottoporsi al giudizio popolare che fino ad ora aveva sempre premiato gli uscenti. Ecco perché forse la rivoluzione ci sarà pure stata in questi anni, ma la città non solo non se ne è accorta, ma l’ha anche bocciata.