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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:29 - Lettori online 1073
MODICA - 19/09/2011
Editoriale - «Quis custodet custodes?», dicevano i padri latini

Chi controlla i controllori? Troppo marcio a Modica

I casi in questa provincia, e in particolare a Modica, sono ormai troppi ed esplosi nelle cronache degli ultimi mesi

«Quis custodet custodes?», dicevano i padri latini. Ovvero, nella lingua di Dante, «Chi controlla i controllori?» Se lo domandano oggi a centinaia i cittadini che attraverso social network, blog, giornali, hanno più di un legittimo dubbio su un sistema che non funziona. Per entrare nel merito; deve essere sempre e comunque il procuratore di turno a dover scoperchiare le pentole del malaffare, della truffa, delle indegnità o non piuttosto i vertici, i dirigenti di una amministrazione, che, almeno in teoria, devono verificare la bontà del lavoro e, se del caso, tenere sotto controllo eventuali e deprecabili degenerazioni del sistema loro affidato.

I casi in questa provincia sono ormai troppi ed esplosi nelle cronache degli ultimi mesi; un primario ritenuto colpevole di malversazione ai danni dell’ente per cui lavora, dirigenti che intendono ed utilizzano l’ufficio pubblico come le loro personalissime dependance, buone per ogni tipo di transazione ed attività. Che l’uomo sia debole è noto, che sia sollecitato a peccare altrettanto, ma che nella pubblica amministrazione ci siano sistemi di autodifesa e di autotutela non ci piove.

Chi ricopre incarichi di responsabilità, chi deve difendere il buon nome dell’ente per cui lavora, adotti in tempo le difese e le misure del caso; la legge Brunetta ne dà oggi maggiori possibilità che in passato. E’ poco credibile che quello di cui è a conoscenza la pubblica opinione sia sconosciuto a chi dirige i vari uffici. A meno che non si voglia demandare ad altri, che si attenda che il bubbone esploda e rimettere tutto nella mani della magistratura per scaricarsi di responsabilità, magari per non entrare in conflitto con colleghi o dipendenti, per un malinteso senso del «quieto vivere». Chi ha responsabilità a qualunque livello le eserciti, è anche pagato, forse male, ma questo è un altro discorso, per questo. Lo impone prima che la tasca, la propria coscienza e la propria deontologia professionale.


Ciascuno faccia la propria parte
19/09/2011 | 13.07.27
Pietro

Sottoscrivo l´articolo di Duccio Gennaro. Il quadro italiano è davvero desolante e squallido! Mi chiedo e me lo chiedo in siciliano "Cci po´ aiutu...?" Forse sì,"Cci po´ aiutu..." se tutti cominciamo a rimboccarci le maniche e se tutti riusciamo a tirar fuori quel pizzico di orgoglio che ci resta. Il simezio e l´omertà non portano da nessuna parte. Ciascuno di noi, quindi, cominci a fare la propria parte con dignità ma, principalmente, con onestà, denunciando situazioni anomale e illegali, il resto vien da sè...ne sono certo!


risposta
19/09/2011 | 10.45.38
gianni

Sembra oltremodo chiaro che qui non si tratta di assenza di normativa adeguata, ma solo di assenza della cultura della responsabilità, non solo della classe dirigente! Quindi risulta essere il fenomeno più complesso di quanto sembri in apparenza! Ciao