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MODICA - 04/08/2011
Editoriale - La scomparsa dell’amico e collega Giorgio Buscema

Arrivederci, caro professore dalla risata contagiosa

Ricordo la figura del professore Buscema, così lo chiamavo con affettuoso rispetto, da collega più giovane, come valido professionista, ma, soprattutto, come persona cara

L’improvvisa perdita di una persona cara ti colpisce sempre dal profondo. Anche se, in qualche modo, riesci a saper convivere con la consapevolezza che quella persona, parente o amica che sia, sta per lasciarti, quando la morte arriva ti stordisce lo stesso, come un pugno d’acciaio sferrato allo stomaco. E’ ciò che mi è accaduto anche con la scomparsa del mio caro amico e collega Giorgio Buscema, storica firma de «La Sicilia», il «decano» del giornalismo modicano e ibleo.

Ricordo la figura del professore Buscema, così lo chiamavo con affettuoso rispetto, da collega più giovane, come valido professionista, ma, soprattutto, come persona cara. Quando ne avevi bisogno, lui c’era sempre, in maniera discreta, mai invasiva.

Quella stessa discrezione con cui adesso se n’è andato. Forse fin troppo consapevole d’essere arrivato alla fine dei suoi giorni, il professore Buscema aveva staccato da un paio di settimane il cellulare. Un segnale, forse un presagio della fine. E pensare che proprio per telefono ci sentivamo spesso, per scambiarci informazioni sugli articoli da scrivere per le rispettive testate, o per andare insieme agli eventi o alle conferenze stampa, quasi sempre seguite da un caffè al bar.

La firma del professore Buscema era un simbolo del quotidiano «La Sicilia», di cui ero avido lettore, assieme agli altri quotidiani provinciali, fin da bimbo. Per me è stato un onore, anni dopo, diventare collega di quell’esponente della cosiddetta vecchia guardia, di chi ha vissuto sulla propria pelle i cambiamenti repentini e radicali del modo di fare informazione.

Il professore Buscema si adattava alle nuove tecnologie, accostandole a quelle vecchie e ormai superate, come il caro, vecchio fax che il professore utilizzava fino a qualche tempo fa per comunicare alla redazione le proposte degli articoli che avrebbe scritto per l’indomani. Nonostante i suoi sempre più pressanti e piacevoli impegni di nonno, il professore Buscema non aveva mai mollato la professione di giornalista, alla quale era attaccato in maniera stretta.

Nella sua lunghissima carriera, qualche «gaffe» era scappata pure al professore. Ma chi non ne ha mai commessa almeno una, nel difficile mestiere di giornalista e non solo, scagli la prima pietra. Il professore se ne usciva sempre con la sua inimitabile risata contagiosa, con quella leggerezza tipica di uomo navigato, di chi nella vita ne aveva viste tante, non solo da giornalista. Ecco, mi piace ricordarlo così, il professore Buscema, persona affabile e pacata, con quella sua risata che aveva lo straordinario potere di rimetterti di buonumore, facendoti vedere le cose nella giusta prospettiva.

Arrivederci, professore.