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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 853
MODICA - 03/07/2011
Editoriale - L’edificio costruito sulla collina dell’Idria mette in rilievo le falle della legislazione urbanistica

Ciechi alla Sovrintendenza, notai a palazzo S. Domenico

Un danno ed un’occasione perduta per tutta la città

Può una città che punta su turismo, identità dei luoghi, e patrimonio ambientale accontentarsi dei pareri della sovrintendenza e delle giustificazioni dell’assessore all’urbanistica? E’ la domanda che oggi molti pongono a scempio avvenuto sulla collina dell’Idria.

La sovrintendenza, sorda e cieca allo stesso tempo, sembra essere a distanza siderale dalle colline modicane e nonostante più volte chiamata in causa ha rilasciato pareri favorevoli non tenendo in alcun conto il contesto urbanistico della città di cui ha tradito legittime aspirazioni ed ignorato la storia.

A palazzo S. Domenico gli amministratori, con in testa Giovanni Giurdanella, invece di reagire a testa alta, battendo i pugni sul tavolo del Sovrintendente, si trincerano dietro un formalismo anonimo, notarile, accusando la Soprintendenza a mo´ di scaricabarile. E cos´è Modica, la terra di nessuno? Mai come in questo caso sarebbe stato opportuno chiamare in causa forze politiche, partiti ed associazioni in tempo utile per aprire un fronte sul quale molti oggi sono pronti, colpevolmente in ritardo, dopo avere atteso che qualcuno sollevasse il caso, a schierarsi. Avere le carte in regola sulla scrivania, o peggio, addossare ad altri le responsabilità non può essere una giustificazione. Non basta, non serve, non fa onore alla città.

Ci sono battaglie che sono degne di essere combattute anche se si può uscire perdenti; la sconfitta è meno amara se arriva con l’onore delle armi. Non è stato il caso dell’Idria; l’ennesima occasione perduta, peccato davvero.


la collina del disonore
08/07/2011 | 10.38.02
michele

"La collina del disonore"