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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 19:05 - Lettori online 1103
MODICA - 15/05/2011
Editoriale - L’analisi della lettera aperta del sindaco Buscema appare velata di finto buonismo

A Modica «Excusatio non petita, accusatio manifesta»

L’elemento fuoriluogo di questa lettera aperta è dato dalla tempistica con la quale è stata resa nota, appena qualche giorno dopo la conferma dei domiciliari a Riccardo Minardo Foto Corrierediragusa.it

L’ipocrisia malamente velata di finto buonismo in cui si sta cimentando, con risultati discutibili, un sindaco ormai da tempo fuori dal mondo, rischia di raggiungere livelli a dir poco imbarazzanti, per lo stesso primo cittadino e, soprattutto, per la città, Modica, che sta rappresentando nel peggiore di modi.

L’ultima «uscita» della lettera aperta alla città per prendere le distanze dal deputato regionale e suo alleato in giunta Riccardo Minardo, suona come un tentativo piccino di salvare la faccia e, quel che è peggio, scaricare un alleato politico divenuto tutto a un tratto «scomodo», cancellando con un colpo di spugna il passato, soprattutto quello recente. Non è così che funziona, e, soprattutto, non è così che ci si comporta.

La politica, si sa, è fatta anche di compromessi e di scelte di convenienza, per mantenere i numeri, gli assetti, i delicati equilibri. Quindi, come in questo caso, per sgomberare il campo da dubbi, che in verità restano, Buscema s’improvvisa funambolo dell’integrità morale e politica, accanendosi sulla vicenda Copai per ribadire: «Cari cittadini, noi della giunta siamo puliti, non abbiamo nulla a che fare con gli affari di Minardo». E bravo Buscema.

Ma l’elemento fuoriluogo di questa lettera aperta è dato dalla tempistica. Perché Buscema ha atteso la conferma dei domiciliari da parte dei giudici del riesame di Catania prima di rendere noto il suo pensiero? E come mai il sindaco tutto d’un pezzo dal punto di vista morale, non si sente in dovere si sottolineare che senza Mpa non siederebbe dove sta adesso? Perché il buon Antonello non evidenzia il fatto che almeno la metà degli uomini che compongono la sua giunta di onesti (ma chi ha mai pensato il contrario? Boh...) è composta da uomini scelti personalmente da quel «cattivone» di Riccardo?

Sono certo, cari amici, che adesso il caro Buscema si lagnerà di questo editoriale, sentendosi perseguitato dal sottoscritto, che, sempre secondo la sua particolare visione di come va il mondo, non fa altro che vituperare questa giunta. E’ quasi certo che anch’io sarò bollato come un altro, inguaribile «cattivone».

Per restare nelle grazie del sindaco, bisognerebbe far finta di non vedere come la città stia andando a rotoli a causa di una giunta incolore, per la maggior parte composta da assessori che parlano troppo e combinano poco. Magari, per non indisporre Antonello, avrei dovuto intendere questa lettera aperta solo ed esclusivamente come un chiaro segnale di ribadimento d’integrità morale.

Se così fosse, caro Buscema, quegli alleati che lei adesso cerca di scrollarsi di dosso, a cominciare dal suo leader caduto in disgrazia, li dovrebbe coinvolgere nel confronto dialettico, invece di limitarsi a battere la mano sul petto. L’ipocrisia è una brutta bestia, specie se troppo evidente e sfoggiata da chi mostra di possedere memoria corta.

Ricorda Buscema l’appellativo di «giunta bicefala», perché composta da Pd e Mpa, con Riccardo Minardo che contribuiva in maniera evidente ad assumere determinate decisioni e a compiere precise scelte? Non si chiuda, caro sindaco, nella sua campana di vetro, e accetti il confronto al di là di questa sua sconclusionata lettera aperta.

Magari, come persona, lei può essere inattaccabile, ma, come amministratore, lascia per la maggior parte a desiderare. E non lo dico solo io, da quel gran «cattivone» che sono, ma lo pensa, e anche piuttosto apertamente, la maggior parte dei cittadini. Nel frattempo rifletta sul significato della famosa locuzione latina, che, seppur di origine medievale, resta sempre tremendamente attuale: «Excusatio non petita, accusatio manifesta».

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