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VITTORIA - 04/07/2014
Economia - Dopo la firma del decreto che autorizza l’Eni all’avvio di nuove trivelle

"Mangeremo pesce congelato a causa delle trivelle"

L’investimento riguarda un mega progetto di circa 2 miliardi e mezzo di euro Foto Corrierediragusa.it

«Tra qualche anno mangeremo solo pesce pescato oltre oceano e congelato in mare nelle stive delle grandi navi». Il grido d’allarme lacerante viene dalla marineria di Scoglitti, ancora una volta costretta a subire le volontà prese dall’alto. Dopo la firma del decreto che autorizza l´Eni all’avvio di nuove trivelle per l’estrazione del petrolio accanto alla Vega, entro il prossimo 20 luglio, tutte le associazioni della piccola pesca della frazione marinara sono sul piede di guerra. Hanno fatto partire un telegramma per Rosario Crocetta al fine di convincere il governatore a fare una visita a Scoglitti per ascoltare le istanze dei pescatori.

L’investimento riguarda un mega progetto di circa 2 miliardi e mezzo di euro. Sicuramente occupazione di maestranze locali per diverse migliaia di unità e sviluppo grazie alla estrazione e alla contestuale raffineria di petrolio, ma la medaglia ha sempre due facce. «Tutto a danno della piccola pesca- afferma Nino Nicosia, autorevole portavoce della marineria scoglittese- Crocetta venga a Scoglitti e ascolti anche la nostra voce. Siamo una categoria danneggiata e mai ascoltata».

Il pacchetto delle proteste è nutrito. Non è solo il problema delle nuove trivellazioni accanto alla piattaforma Vega che non fa dormire i pescatori. Ma tanti altri. I rapporti con Malta in tema di accordi sulla pesca non agevolano di certo i pescherecci siciliani del Mediterraneo. Perché Malta, da quel drammatico incidente diplomatico causato dal sequestro di due imbarcazioni (una di Scoglitti e l’altra di Gela, con arresto degli equipaggi) con l’accusa di essere entrate a pescare nelle acque maltesi, ha ridotto ulteriormente lo spazio di pesca ai siciliani. «Malta ci ha tolto risorse su un mare pescoso- sottolinea Nicosia- ci hanno ridotto il raggio d’azione».

Trivellazioni, confine con Malta e non solo. La vicenda del cavo sottomarino che parte da Marina di Ragusa e arriva a Malta non è stata ancora risolta. E a questa si aggiunge la conduttura che da Gela porta fino alla Libia. «Non l’hanno ancora interrato, e ciò costituisce un grave pericolo per i nostri pescherecci- si lamentano i pescatori- La nostra petizione popolare è rimasta lettera morta».

L’elenco delle sventure non è finito. Il caro gasolio è un problema atavico. «Non ci danno più contributi e i costi di gestione sono elevatissimi, raddoppiati per comprare e rinnovare attrezzature da lavoro. Ne abbiamo avuto di stagioni critiche, ma come questa nai. Stiamo vivendo il momento peggiore della crisi della pesca. Anche perché quel poco di pesce che prendiamo rimane spesso invenduto. A causa di tutto ciò i nostri figli non vogliono più intraprendere o continuare questo mestiere. Preferiscono fare altri lavori o trasferirsi all’estero. Ecco perché siamo convinti che fra 4-5 anni da Scoglitti a Porto Palo non ci sarà più pesce fresco ma prodotti ittici congelati direttamente nelle grandi imbarcazioni al largo degli oceani».