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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:17 - Lettori online 769
VITTORIA - 15/12/2012
Economia - Santocono e Stracquadanio chiamano in causa l’immobilismo dei politici

Cna: "Disoccupazione alta a Vittoria"

In un anno aumentate di oltre il 50% le domande di disoccupazione. Urgono interventi forti per invertire la tendenza
Foto CorrierediRagusa.it

Vittoria, Comiso, Acate: una volta queste città formavano il triangolo del benessere grazie ad un’economia a trazione agricola, commerciale e artigianale. Adesso il triangolo è sprofondato nel sottosuolo, sommerso da una crisi che non prevede vie d’uscite. L’allarme è della Cna, sicura di avere in mano il polso della situazione. «L’economia locale è quasi al palo». Lo affermano Giorgio Stracquadanio e Giuseppe Santocono (foto da sinistra a destra), presidente e direttore della Cna vittoriese.

A suffragare questo convincimento, numeri che fanno rabbrividire. «In un anno – continuano i due esponenti della confederazione – le domande di disoccupazione ordinaria nel nostro comprensorio (Acate, Comiso e Vittoria) sono cresciute di oltre il 50%. In sintesi, un mercato (commercio, servizi, terziario) quasi piatto ed economia più debole. Questa strana coppia si è rafforzata via via dall´inizio del 2012, e ora è diventata solida. Se nel 2013 prevarranno le ragioni della minore avversione al rischio, allora la ripresa ci potrà essere anche se molti aggiustamenti vanno portati a termine. Se invece avrà il sopravvento l’impasse nel prendere le misure necessarie a sostenere la crescita, la matassa si aggroviglierà di più e la recessione durerà più a lungo e si estenderà».

Oggi si vive solo di pensioni e di ammortizzatori sociali. Perché il governo non vuole pensare ad una norma che permetta alle imprese di non licenziare e di assumere in cambio di benefici fiscali e previdenziali. Le imprese licenziano e non assumono, e l’Inps è costretta per legge a erogare disoccupazione e cassa integrazione. La legge da un lato crea il disastro sociale facendo aumentare la disoccupazione, dall’altro autorizza l’ente previdenziale a corrispondere ai licenziati e ai disoccupati il mantenimento economico per vivere. Cosa succederà quando nessuno lavorerà e il fondo per il sostegno sociale sarà completamente prosciugato? Nessuno dei mille deputati del governo nazionale, né i 90 che da poco sono entrati a Sala d’Ercole, per ora, ci pensa.

«La recessione è netta e non si intravvedono segnali di inversione del ciclo- scrivono Stracquadanio e Santocono- Il rallentamento si è accentuato molto nei mesi estivi quando, cioè, sono entrate a regime le norme sul risanamento dei conti pubblici e quindi maggiore carico fiscale, credito ancora più razionato e costoso, crisi del settore immobiliare, aumento dell’incertezza oltre ad un’alta e persistente disoccupazione».

Santocono e Stracquadanio ritengono che ci siano alcuni aspetti che devono essere valutati con la massima attenzione. «Lo scenario che noi riteniamo più concreto – aggiungono – è fondato sulla prima ipotesi, quella più ottimistica, però servono scelte chiare, precise, definite e determinate. Ciò conferma che il mercato, l´economia non sono onnipotenti e che è la credibilità della politica a orientarli, nel bene e nel male. Spetta alla stessa politica, quindi, guadagnare il tempo perso e introdurre il corretto mix di incentivi per pilotare i cambiamenti. A livello comunale vanno riviste Tarsu, Imu, canoni di pubblicità (Inpa) etc».