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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:44 - Lettori online 1274
RAGUSA - 16/05/2010
Economia - Ragusa: in difficoltà il settore trainante dell’economia iblea

Crisi edilizia: chiuse 357 imprese, occupazione -12%

Ad aggravare la crisi del comparto non c’è tuttavia solo un’economia stagnante ma la colpa di un settore pubblico che potrebbe dar slancio o comunque alleviare le sofferenze ed invece peggiora la situazione Foto Corrierediragusa.it

La crisi c’è, si vede, si tocca. Soprattutto nel comparto edile, da sempre il settore trainante dell’economia iblea insieme all’agricoltura. Rispetto al 2008 lo scorso anno hanno chiuso i battenti 357 imprese edili, fallite o comunque dismesse, un venti per cento in meno che fa preoccupare anche perché meno imprese vuol dire di conseguenza meno occupati; questi sono scesi in percentuale del 12 per cento in un anno, da 7mila 500 a 6mila 600.

Se questo non bastasse a dare l’immagine palpabile della crisi c’è anche il tracollo della compravendita delle abitazioni private. In provincia di Ragusa nell’ultimo triennio il dato negativo è del trenta per cento per le abitazioni private e del 25 per cento per gli immobili non residenziali. Per le imprese edili non sono rose e fiori neppure sul fronte degli appalti pubblici visto che l’importo dei lavori posti in gara dai dodici comuni della provincia e dagli altri enti è diminuito del 24 per cento.

«In un anno –spiega il presidente provinciale dell’Ance –Associazione nazionale costruttori edili- Giuseppe Grassia- sono state perse il 19 per cento delle ore lavorate, passando da sei milioni 700mila ore a meno di cinque milioni e mezzo. I salari pagati sono calati di ben 13 punti di percentuale». Per avere un quadro realistico di quanto riferisce il presidente dell’Ance mentre nel 2008 ci sono stati nel circuito economico 56 milioni di euro distribuiti ad addetti e maestranze nel 2009 si è scesi a 49 milioni. Risorse che sono venute naturalmente a mancare a tutto il ciclo economico, dal fornaio alla parrucchiera, dal macellaio al rivenditore di macchine.

Ad aggravare la crisi del comparto non c’è tuttavia solo un’economia stagnante ma la colpa di un settore pubblico che potrebbe dar slancio o comunque alleviare le sofferenze ed invece peggiora la situazione. Il motivo è dato dal ritardo di mesi ed anni con cui le pubbliche amministrazioni saldano le fatture per lavori ed appalti affidati. Succede così che oltre al danno le imprese subiscono anche la beffa di dovere pagare tasse su introiti che tali sono solo sulla carta visto che sono iscritti in bilancio ma le cui somme non vengono riscosse per le lungaggini burocratiche.

Tutti gli enti, statali, provinciali, locali, sono in ritardo e tutto ciò non fa che aggravare una crisi galoppante. Il presidente Giuseppe Grassia ha una sua soluzione, almeno per tamponare la falla «Sarebbe opportuno coinvolgere la Cassa Depositi e Prestiti nel pagamento delle imprese. Sarebbe inoltre necessario consentire alle varie imprese di compensare i crediti certi ed esigibili con le imposte ed i contributi dovuti». A confortare l’analisi dell’Ance c’è anche il report della UilCem che rileva come in provincia di Ragusa le ore di cassa integrazione in un anno sono aumentate del 45 per cento con un tetto di 82mila 200 ore autorizzate e che solo lo 0,6 per cento dei 78mila lavoratori stabili ha usufruito in provincia del salario di integrazione. La crisi insomma morde anche la Uil vede alcuni timidi segnali di ripresa sia nel comparto industria sia in quello edile.