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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 464
RAGUSA - 22/05/2009
Economia - Ragusa: l’indagine promossa dal Centro studi per l’artigianato e la piccola e media impresa

Ragusa: la crisi colpisce in primis il settore edile

Il presidente del Centro studi Saverio Terranova ha rivolto la propria attenzione a 130 piccole e medie imprese dell’area iblea Foto Corrierediragusa.it

Gli effetti della crisi al 31 marzo 2009 sono stati esaminati nell’indagine promossa dal Centro studi per l’artigianato e la piccola e media impresa attivo presso la Cna. Il presidente del Centro studi Saverio Terranova (nella foto), ha rivolto la propria attenzione a 130 piccole e medie imprese dell’area iblea intervistate sui temi della finanza (chiedendo se l’impresa ha subito una restrizione del credito da parte della banche e su questioni collegate), della produzione (le domande hanno riguardato il fatturato del primo trimestre dell’anno) e dell’occupazione (è stato chiesto se l’impresa ha proceduto a licenziamenti e se prevede di dover procedere ad altre riduzioni d’organico).

Le imprese intervistate sono: 30 del settore manifatturiero, 33 delle costruzioni, 25 del settore servizi alle persone (sono stati inclusi acconciatori, lavanderie e fitness), 42 del settore servizi alle cose (impiantistica, autoriparazioni, assistenza hardware e software, assistenza a beni strumentali).

Le imprese intervistate, inoltre, sono rappresentanti di quasi tutti i centri della provincia: 40 di Modica, 36 di Ragusa, 11 di Vittoria, 10 di Comiso, 10 di Ispica, 10 di Scicli, 10 di Santa Croce camerina, 1 di Pozzallo e 1 di Acate. Tra queste le imprese individuali sono 60, le società in nome collettivo 32, le società in accomandita semplice 5 mentre 32 sono le società a responsabilità limitata.

Per quanto riguarda le risposte relative ai temi della finanza, con riferimento alla riduzione del credito da parte delle banche, il 41 per cento delle imprese ha dichiarato di aver subito la riduzione del proprio affidamento. «Probabilmente ci sarà qualche ragione di default da parte dell’impresa – spiega Terranova – ma il numero rilevante non giustifica un normale comportamento e appare certo che sia stata la preoccupazione ad indurre la banca a questa iniziativa, il che non è il modo migliore di aiutare l’economia reale ad uscire dalla congiuntura».

Dalle altre risposte emerge che le imprese non si sono arrese alle difficoltà che pur sono apparse e hanno richiesto un nuovo affidamento. Difficoltà che hanno a che vedere anche con l’eccessivo costo del denaro.

Sui temi della produzione, cento imprese su 130, vale a dire il 77%, hanno subito una riduzione del fatturato. Segno inequivocabile di una crisi che è diventata profonda. I quantitativi della flessione sono pesanti: il 10% di flessione riguarda solo il 22% delle imprese che hanno denunciato diminuzione del fatturato; le altre viaggiano attorno al 20% e sono il 28% mentre il maggior numero, 39 imprese, dichiara il 30%. Ma non è finita perché 11 imprese hanno un danno che va fino al 50% e non chiude in attesa di un segnale di speranza.

Il settore più colpito dalla crisi appare essere quello delle costruzioni. Conseguenze notevoli anche per il settore manifatturiero, nell’area iblea molto attivo e che occupa gran parte del personale dipendente della piccola impresa: sono 22 imprese su 30 che denunciano riduzione.

Sui temi dell’occupazione, il 29,23% delle imprese intervistate ha detto di aver licenziato personale mentre il resto ha risposto negativamente. «Il 70 per cento delle imprese intervistate – chiarisce ancora Terranova – di ogni settore produttivo, di tutte le forme giuridiche, dichiara che non ha proceduto a licenziamenti. E questo malgrado abbiano avuto diminuzione di fatturato, di ordini, di vendite. E’ la grande forza della piccola impresa: il personale fa parte di una realtà sociale che si è consolidata come una famiglia».