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RAGUSA - 03/01/2009
Economia - Ragusa - L’analisi del presidente provinciale dell’Ance

Ragusa: 2008 nero per gli appalti

Un addio all’anno appena conclusosi senza alcuna nostalgia Foto Corrierediragusa.it

«Il 2008? Orribile, da dimenticare». Il presidente provinciale dell’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), Santo Cutrone (nella foto), ha salutato l’anno che si è appena concluso senza alcuna nostalgia. E non ha torto: i dati raccolti dall’Osservatorio appalti dell’Associazione costruttori edili della provincia di Ragusa mettono in risalto un preoccupante decremento, quale mai prima d’ora, dal 1994 ad oggi, si era registrato.

Al 24 dicembre scorso, infatti, l’importo complessivo delle gare espletate sul fronte lavori pubblici ammonta a 25.784.464 euro. Altre gare, sempre con riferimento al 2008, restano ancora da espletare per un ammontare complessivo di 3.274.522 euro. Il che vuol dire che l’importo complessivo del 2008 sarà pari a 29.022.986 euro.

«Se si fa il raffronto con il 2007 – dice il presidente provinciale dell’Ance –, quando l’ammontare complessivo delle gare appaltate era pari a 79.043.058 euro, si ha l’esatta percezione di un crollo in verticale che non può non preoccupare in modo serio la nostra associazione. Tra l’altro, peggio di così non si era mai arrivati, da quando almeno è stato istituito l’Osservatorio degli appalti presso la nostra associazione. Per risalire ad una cifra complessiva che, in qualche modo, si avvicina a quella del 2008, bisogna ritornare indietro sino al 2002: a quel tempo il dato complessivo è stato di 32.878.389. Nulla a che vedere con le performance degli anni 2004, 2005 e 2007».

Il quadro predisposto dall’Ance non comprende gli affidamenti a trattativa privata, cottimo-appalto ed aste pubbliche inferiori a 200.000 euro. «Ma l’andamento è più che chiaro – aggiunge il presidente Cutrone – la tendenza, assolutamente negativa, ci fa vedere nero per tutta una serie di motivazioni. Intanto la mancanza di liquidità degli enti locali. Una difficoltà che impedisce agli stessi di pianificare e di programmare, per quanto riguarda le opere pubbliche, con la dovuta tranquillità. A ciò si aggiunga la sottrazione delle risorse dell’Ici che non avrebbe dovuto intaccare la disponibilità di cassa degli enti locali e che, invece, di fatto si è risolta in un’altra consistente privazione. Si aggiunga, poi, che il privato arranca, che gli operatori del settore risentono di una crisi finanziaria per il momento senza soluzione, e che l’industria del comparto è completamente ferma. Ci chiediamo in che modo si vogliano fornire gli adeguati stimoli per risalire la china».