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Venerdì 22 Settembre 2017 - Aggiornato alle 19:00 - Lettori online 839
RAGUSA - 17/07/2017
Economia - Risultano tutti moderatamente positivi gli indicatori economici

Le famiglie siciliane sono le più povere

Sono queste alcune delle previsioni contenute nel rapporto II/2017 «Congiuntura Res – Analisi e previsioni» Foto Corrierediragusa.it

Le famiglie siciliane sono le più povere a livello nazionale. Oltre la metà vive con 1.500 euro al mese e la media regionale si attesta su 21.800 euro annui, 1.800 mensili. Redditi ben lontani dalla media nazionale che si attesta su circa 30 mila euro, con punte tra i 34 e 37 mila euro nelle regioni più ricche. E’ vero tuttavia che a formare il reddito delle famiglie siciliane concorrono fattori esterni come nuclei allargati e redditi non certificati, il che spiega perché la domanda sul mercato siciliano ed anche i consumi sono cresciuti portando il Pil ad un +1,3 % al quale seguirebbe nell’anno in corso un rafforzamento all’1,8% con un successivo miglioramento nel 2018 (+1,5%).

Risultano tutti moderatamente positivi gli indicatori economici: dalle esportazioni ai consumi, con la disoccupazione che dovrebbe scendere al 20,9% nel 2017 e al 20,6% nel 2018, ma il miglioramento si basa per lo più su contratti di lavoro precari e stagionali. Sono queste alcune delle previsioni contenute nel rapporto II/2017 «Congiuntura Res – Analisi e previsioni», realizzato dalla Fondazione Res. La crescita dell’economia siciliana è dunque merito, almeno inizialmente, della domanda delle famiglie (+1,7%), ma sull’onda di un clima più positivo saranno soprattutto gli investimenti produttivi a registrare le dinamiche più vivaci, consolidando la necessaria ristrutturazione e l’ammodernamento del sistema produttivo.

Per quanto riguarda il numero delle imprese, la flessione iniziata nel 2007-2008 sembra ormai essersi arrestata. Le variazioni nel periodo 2007-2016 rimangono negative (-7,7%,), ma i dati evidenziano importanti cambiamenti strutturali. Rispetto al 2007-2008, il settore primario ha registrato, fra agricoltura e pesca, un evidente processo di razionalizzazione e concentrazione della base produttiva (circa 28 mila imprese in meno), mentre nel settore manifatturiero (da 37.700 a circa 27.500 mila imprese attive, -27,0%) i dati confermano un processo di deindustrializzazione della regione che probabilmente si è ormai concluso.

L’andamento del mercato immobiliare e della rendita urbana si riflette nella crisi del terziario tradizionale e accompagna nuove tendenze. Alla crisi del commercio e della distribuzione al dettaglio si associa, infatti, un maggiore sviluppo della grande distribuzione e dei marchi multinazionali, presenti con sempre maggiore evidenza nei principali centri urbani, e lo sviluppo di un’offerta sempre più diffusa e articolata nel comparto food & drink, rivolta prevalentemente ai residenti, e di alloggi (bed & breakfast) a destinazione turistica.

Per quanto riguarda la disoccupazione le stime relative al periodo 2017-18 indicano un progressivo miglioramento del mercato del lavoro, con un tasso di disoccupazione che potrebbe scendere al 20,9% a fine 2017 e poi al 20,6% nel 2018, in concomitanza con il superamento della crisi e con l’avvio della domanda e dell’attività di investimento. Nei primi quattro mesi del 2017 le assunzioni sono cresciute in complesso di circa 4.600 unità (+4,4%), per effetto dei sensibili incrementi dei contratti a termine (+11,1%) e stagionali (+12,8%). Il calo delle nuove assunzioni a tempo indeterminato è stato quasi doppio in Sicilia (-7,7%) rispetto alla media nazionale (-4,4%) e risente probabilmente del progressivo venir meno dei meccanismi di decontribuzione che avevano favorito le assunzioni nel biennio precedente. I disoccupati sono saliti oggi a 383 mila (media 2016), rispetto ai 221 mila del 2007, e appaiono in progressivo aumento, soprattutto nella componente degli ex-occupati e in quella delle persone senza precedenti esperienze lavorative. Molti i giovani in precedenza inattivi che si affacciano sul mercato alla ricerca di un lavoro.