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RAGUSA - 13/11/2016
Economia - Rubrica di economia a cura di Giancarlo Palazzolo

Il Pil scende fin troppo spesso ma i debiti crescono

L’unica soluzione possibile è di rivedere il metodo di emissione monetaria Foto Corrierediragusa.it

E´ di pochi giorni fa la comunicazione, diffusa dal Fiscal Monitor del Fmi, Fondo Monetario Internazionale, che il Debito Pubblico globale abbia superato del doppio il Pil (prodotto interno lordo) mondiale. I numeri, riguardanti più del 90% dei Paesi sviluppati, sono di circa 160 mila miliardi per i Debiti, intrattenuti in maggioranza nei confronti di grandi entità private, e di solo circa 70 mila miliardi di Pil mondiale, per il mercato della produzione dei beni. Questo significa che la somma dei debiti pubblici - dovute prevalentemente a grandi entità private - cresce ancora, e tende sempre verso massimi storici, puntualmente superati in maniera continua negli anni. D´altra parte, il mercato reale diminuisce in valore pro capite e in valore percentuale, e si mantiene globalmente fisso solo per l´aumentare dei miliardi degli utenti che ne usufruiscono. Si può quindi facilmente desumere che la attuale situazione è destinata continuamente a peggiorare e i dati diffusi a piene mani dalla stampa di settore raccontano e confermano solo l´ovvio. Come potrebbe infatti succedere altrimenti se ogni unità di conto monetario viene emesso a debito, sia nell´approvigionamento dei sistemi pubblici nazionali, mediante il collocamento di buoni del tesoro sul Mercato, sia nell´approvigionamento delle ditte private, mediante il finanziamento da parte del sistema bancario?

E cosa potrebbe avvenire d´altro se paradossalmente le somme necessarie per pagare gli interessi di tali debiti, pubblici e privati, vengono recuperate richiedendole ancora a debito agli istituti creditizi? E´ una spirale infinita, ostinata e impietosa. Inoltre, il paragone fra queste due grandezze è improprio. L´una riguarda alcuni valori digitali creati elettronicamente e riproducibili semplicemente col tasto del computer, come dice il prof. Nino Galloni, uno dei massimi economisti italiani: "Finché non viene il crampo al dito", l´altra riguarda la somma degli sforzi fisici che ogni essere umano deve compiere per far parte dell´aggregato economico, alzandosi ogni mattina e producendo il lavoro di cui è capace.

Eppure l´unica angustia che ci segnalano gli organi ufficiali, come quello citato, o gli economisti seguaci del sistema dante causa, è la preoccupazione che quei numeri digitali a nostro debito, creduti valori, e suscettibili di strani trucchi e oscure forme di moltiplicazione miracolosa, crescano. Invece, il problema dell´abbassamento delle condizioni di benessere e la pesante riduzione dei ceti medi verso quelli di povertà ed il fatto che la popolazione è costretta a combattere sfide ogni giorno più impegnative per stare a galla, non sembra impensierire chi si occupa di sola economia finanziaria digitale, come il citato Fmi. L´errore sta nel mettere sullo stesso piano dei valori digitali ed i beni utili all´uomo, come se le due entità fossero minimamente paragonabili.

In Europa partecipiamo con una piccola parte dei numeri totali citati; ad esempio l´Italia contribuisce annualmente al Pil mondiale con i suoi 1.500 miliardi circa, la Germania con 2.400 miliardi, ecc... . Ma gran parte dell´Europa, noi per primi, sappiamo di essere sottoposti a trattamenti restrittivi, per un normale sviluppo economico; con la conseguenza che l´economia nazionale si avvita in una spirale negativa. Si pretende addirittura che il Pil cresca, agendo con provvedimenti di austerity, al falso scopo di non produrre altro debito pubblico. Tutto ciò invece di dare ´ossigeno´ alla economia e, soprattutto, invece di rimuovere la ovvia causa di tutto ciò, la moneta a debito all´atto dell´emissione, rimettendo mano ai Trattati.

Siccome parlare di barriere commerciali e valutarie viene visto come un pericoloso provvedimento, nazionalistico e reazionario (la verità è che ai cosiddetti grandi ´Mercati´ permetterebbe meno di scorrazzare, a vantaggio dei produttori nazionali e più piccoli), l´unica soluzione possibile è di rivedere il metodo di emissione monetaria, dando più forza al mercato reale e meno al mercato elettronico, ove risiede il cosiddetto Debito Pubblico.

A cura di Giancarlo Palazzolo