Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 956
RAGUSA - 04/10/2016
Economia - La rubrica di economia di Giancarlo Palazzolo

Al momento i soldi non ci sono, eppure si possono trovare!

Occorre una struttura finanziaria efficiente Foto Corrierediragusa.it

Il mondo che lavora ha bisogno di una struttura finanziaria efficiente, che manca; ha bisogno di una finanza che finanzi. Non di un complesso sistema di giochi, sulla vita delle aziende e delle persone, in Borsa e nei Casinò della finanza creativa. La quale crea scommesse a volte sulle cose più bizzarre, altre anche sulle cose più sacre per gli uomini. Non si tratta di criminalizzare gli operatori del settore (come sarebbe giusto fare), ma solo riscontrare delle carenze oggettive nelle strutture di finanziamento private e Pubbliche. Una buona intenzione, effimera quanto sensazionalistica, sarebbe la ben nota sola divisione netta fra le Banche di credito e le grandi Banche finanziarie. Ma se continuiamo a parlare solo di difficoltà di accesso al credito cadiamo, a priori, nella congettura che il denaro possa provenire solo dalle Banche. In un sistema sano invece dovrebbero essere gli Enti che, investendo e spendendo sul territorio, riforniscano di moneta sufficiente il sistema economico produttivo e sociale, per sostenere una sufficiente Domanda aggregata. Altrimenti questa è destinata inesorabilmente a crollare, come è avvenuto, portando con sé gli effetti di un ben noto circolo vizioso: licenziamenti, cassa integrazione, ammortizzatori sociali, ecc., i quali ovviamente gravano sui conti pubblici con spese in esubero, distogliendo una consistente mole di risorse per obiettivi non produttivi, e generando una conseguente restrizione negli investimenti produttivi. Ecco il circolo vizioso.

Inoltre, la risposta paradossale a questo stato di fatto oggettivo, da parte del Sistema centrale, sono le presunte necessarie misure fiscali restrittive: maggiore tassazione, minori sgravi, minori incentivi agli investimenti produttivi, ecc., le quali invece non fanno altro che peggiorare i problemi che si vorrebbero risolvere. Questo sistema di carenza monetaria diffusa conduce, sempre più velocemente, dentro la gorgone della spirale economica recessiva, che constatiamo tutti.

Un velo di commiserazione, verso chi ci crede, stendiamo sulle misure falsamente espansive adottate negli ultimi anni: le politiche monetarie cosiddette anticrisi, l´ultima delle quali è ben nota come Quantitative Easing. Esse costituiscono una montagna immensa di soldi, che esce da alcune Banche e soltanto entra in certe altre grandi Banche (per liberarle di titoli presumibilmente tossici, altrimenti non li venderebbero!), ma neanche sfiora la vita reale ed il mondo del lavoro. Basta chiedersi, oggettivamente: dove è andato a finire tutto il denaro creato in questi ultimi decenni, dato che i privati e le istituzioni non ne hanno visto neanche l´ombra? (Tranne magari per far fronte a debiti pubblici nei confronti delle grandissime Banche, per contenere la truffa dello spread).

Quando si entra in una situazione di scarsezza di liquidità, si sa: gli operatori abbandonano la classica elasticità, usuale nel commercio, ed entrano in competizione "mortale", stile mors tua vita mea. Cercano di salvarsi come possono. Intentano azioni legali, decreti ingiuntivi di pagamento, recupero forzato di crediti, restrizione della possibilità di vicendevole posticipo dei pagamenti, ecc..., impensabili fino a qualche anno addietro, le quali rendono ancora più arido e asfittico il campo di azione economica. Insomma, questo è il quadro tragico.

La scena che si viene a creare è drammatica. J.M.Keynes: "Quando si guarda alla crisi del credito come a una guerra per la liquidità, non ci sono né vincitori né vinti; a perdere è l´intero sistema economico su cui si regge il paese". Cosa fare allora? Oltre disperarsi ed incolpare a turno questa o quella parte politica? In mancanza di Sovranità monetaria nazionale, per mettere in contatto la Domanda (che si è arenata) con la Offerta (che ha i magazzini pieni), dobbiamo cercare aiuto in altri strumenti di pagamento, che ancora ci si ostina a non vagliare. Alludiamo alle Monete Complementari locali; al Baratto Amministrativo, già inserito nella legge 14.11.2014 all´Art.24, che i Comuni dovrebbero già applicare, ma ancora non lo fanno; ma anche alla possibilità di emettere Certificati di Credito Fiscale da parte degli Enti. Insomma alcuni strumenti esistono: dovrebbero solo essere utilizzati.

A cura di Giancarlo Palazzolo