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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 19:05 - Lettori online 1102
RAGUSA - 24/06/2016
Economia - Soddisfatti i sindacati

Versalis resta ad Eni: niente cessione

Erano stati indetti quattro scioperi generali Foto Corrierediragusa.it

Il fondo Sk Capital non accetta le condizioni e Versalis resta quindi nelle mani dell’Eni. Gli americani non arrivano più e le maestranze della prima azienda chimica italiana, circa 7 mila dipendenti di cui un buon terzo in Sicilia, tirano un sospiro di sollievo perché nella trattativa della cessione della collegata Versalis un potenziale pericolo di dismissione e ridimensionamento degli impianti. Eni ha deciso di tenersi Versalis dopo che le cinque condizioni poste dall’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi non sono state soddisfatte. Descalzi aveva spiegato che Sk avrebbe potuto acquistare Versalis solo se fosse stata in grado di rispettare cinque vincoli. "Chi compra – aveva detto l’a.d. - si deve impegnare a mantenere gli attuali stabilimenti per almeno cinque anni, ampliandone casomai il perimetro, e per tre anni l´attuale personale, anche in questo caso eventualmente ampliandolo". Poi ci sono gli investimenti che "devono essere di 1,2 miliardi in tutte le attività della chimica, compresa la chimica verde". Infine "Versalis deve restare italiana e il vertice dovrà essere quello attuale». In ballo c’erano in particolare le sedi stabilimenti siciliani di Eni con Gela, Pirolo e Milazzo in prima linea. Il fallimento della trattativa dà serenità ai lavoratori e conforta i sindacati che nel corso di questi ultimi mesi hanno indetto quattro scioperi generali.

Dicono i segretari sindacali di categoria: «Eni, senza troppe allusioni e con intelligente cautela, aveva posto l’accento della trattativa su almeno due paletti sociali irremovibili: mantenimento perimetro industriale e inviolabilità occupazionale, anche se poi la trattativa da quel che apprendiamo oggi, si interrompe per non condivisione del potere di Governance. La volontà di Eni, a farla breve, era quella di cedere una quota importante della proprietà di Versalis, il 70 per cento del pacchetto azionario, a un fondo d’investimento straniero che avrebbe dovuto garantire assetti occupazionali e produttivi, oltre agli investimenti in progetto, per la propria controllata, con un management tutto italiano».

La vendita di Versalis a Sk Capital è stata vista da subito dal sindacato come una sorta di exit strategy, da parte di ni, dalla chimica italiana, per potersi dedicare agli affari del petrolio e gas estratto e prodotto all’estero. Un piano che non aveva convinto parti sociali e lavoratori. Non c’era garanzia per la continuità occupazionale e produttiva degli stabilimenti italiani, siciliani. Del resto, parlare di «clausola di salvaguardia» in un contratto di cessione attività industriali la diceva lunga sul rischio che l’operazione di vendita dell’asset chimico del gruppo Eni a un fondo monetario poteva comportare.