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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 17:00 - Lettori online 1534
RAGUSA - 31/12/2015
Economia - Nessun vero segnale di ripresa continuativa all’orizzonte

Crisi economica e vuoto istituzionale

Sono soprattutto le istituzioni a soffrire i danni maggiori provocati da una crisi che si è intrecciata col "non governo" nazionale e col "malgoverno " regionale Foto Corrierediragusa.it

1. Per l´ex Provincia di Ragusa il 2015 si chiude senza bagliori di luce nella notte scura. Nessun segnale di ripresa all´orizzonte, non si modifica purtroppo il quadro negativo che nell´ultimo quinquennio ha messo in ginocchio una delle economie più dinamiche del Mezzogiorno, ridimensionando il suo denso tessuto di piccole e medie imprese, l´agricoltura dell´altopiano e della fascia trasformata, l´edilizia pubblica e privata, le strutture commerciali . La "grande crisi" del XXI secolo ha colpito anche il Sud-Est dell´isola, sconvolgendo consolidate vocazioni produttive e cancellando alcuni eccellenze produttive del territorio. La tradizionale laboriosità iblea non basta più, il piccolo risparmio come canale di autofinananziamento delle famiglie e delle imprese non è sufficiente a mantenere il sistema sociale ibleo. L´industria rischia di scomparire, il mattone è fermo. Le campagne appaiono in cronica difficoltà : nessuno sa difendere le nostre aziende zootecniche depresse da una sfavorevole politica agraria europea, la nostra produzione orticola ed olearia esposta alla concorrenza sleale di Marocco, Tunisia ed Egitto. Come l´anno precedente, anche il 2015 non è certo un bel vedere. La crescita resta per ora un miraggio, il presente è ancora deflazione. Il futuro chissà. Navighiamo a vista , senza pilota, nel mare in tempesta della globalizzazione.

2. Più dell´economia, tuttavia, sono soprattutto le istituzioni a soffrire i danni maggiori provocati da una crisi che si è intrecciata col "non governo" nazionale e col "malgoverno " regionale. L´area iblea affonda per mancanza di decisione politica e pure per cattiva politica. Da tempo ormai il Sud è stato cancellato dall´ agenda del governo nazionale. Da Berlusconi a Monti, da Letta a Renzi, le rgioni meridionali sono state abbandonate alla deriva, il gap infrastrutturale è cresciuto insieme al divario di PIL e di reddito "pro capite", tornando ai livelli degli anni ´50. La grande battaglia meridionalista di Saraceno e Di Vittorio appare oggi archeologia politica, prevale l´egoismo nordista e xenofobo di Salvini . Il territorio ibleo resta perciò senza autostrade, con una ferrovia del XIX secolo, con un sistema portuale incompleto e sottoutilizzato, con un piccolo aeroporto privo di risorse e di management adeguato. E se Roma è matrigna, Palermo non perdona. Quello di Crocetta resta il peggiore governo regionale dal 1947 : maggioranza "liquida",vuoto legislativo assoluto, inefficienza amministrativa totale, retorica abusata di un´antimafia sbugiardata da gestione pasticciata e nomine di obsoleto clientelismo..

3. Le città iblee subiscono un contraccolpo durissimo per il "nullismo" istituzionale e politico. A cominciare dal tradimento della democrazia: da tre anni siamo ormai con la Provincia regiornale (oggi inesistente Libero Consorzio ) commissariata da proconsoli crocettiani senza alcuna legittimazione popolare, che però deliberano tasse e spese senza dar conto alla collettività. Abbiamo una Camera di Commercio in via di estinzione per un burocratico accorpamento con realtà territoriali più vaste ed economicamente disomogenee. Stiamo perdendo anno dopo anno postazioni e presidi strategici come Università, Scuole, Carceri, Tribunali, Poste, Ospedali . Lo stesso capoluogo ha ben poco da festeggiare per un temporaneo concentramento di uffici , che in realtà prelude ad un ulteriore smantellamento delle strutture pubbliche. Lo Stato se ne va e lascia macerie istituzionali e sociali. Dovremmo consolarci col Turismo e con i Beni Culturali, ma entrambi i settori sono nelle mani sprovvedute di una Regione sorda e cieca di fronte alla Cultura. Restano i Comuni ed i Sindaci, sentinelle preziose ed ultima frontiera sul territorio, ma impoveriti dal fallimento dell´ Autonomia regionale, costretti a raddoppiare i tributi locali per evitare il dissesto.

4. E´ possibile invertire il trend negativo e riprendere la via virtuosa della crescita ? L´impresa non è facile, perché giocano potenti fattori esterni ( il mercato globale, la politica nazionale ), ma si può e si deve tentare di risalire la china. A tre condizioni essenziali. La prima è quella di elaborare per l´area iblea un progetto credibile e partecipato di sviluppo a cui concorrano tutte le forze sociali e culturali più vive. La seconda condizione è quella di recuperare l´unità politica del territorio ibleo, oggi smarrita per assenza dei livelli intermedi di "governance" e per chiusure campanilistiche : ne è esempio eclatante il Piano sanitario regionale, che ha visto contrapporsi Ragusa a Modica e Vittoria invece di vederle unite contro gli "scippi" consumati a vantaggio di Palermo e Catania. Occorre infine un ampio rinnovamento della classe politica, che non si fermi al ricambio generazionale (pur necessario), ma si fondi soprattutto sulla formazione e selezione delle classi dirigenti, dai consiglieri comunali agli amministratori locali, dalle organizzazioni sindacali alle Deputazioni regionali e nazionali. Un tempo esistevano le scuole sindacali e di partito, oggi prevalgono dilettanti allo sbaraglio e pretesi leaders senza qualità. I risultati di questo nuovo ceto politico sono sotto gli occhi di tutti.