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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 12:30 - Lettori online 691
RAGUSA - 28/12/2015
Economia - Della serie la speranza è sempre l’ultima a morire

Nel 2016 si fermerà la recessione in Sicilia?

Dopo 7 lunghi anni di lacrime e sangue Foto Corrierediragusa.it

Il tempo della crisi che dal 2008 ha inciso sul tessuto economico nazionale, e siciliano in particolare, sembra essere giunto al termine nel 2015, con il diffondersi dei segnali di stabilizzazione del ciclo economico. E il 2016 dovrebbe fare segnare, seppure faticosamente, ritmi più evidenti di una ripresa nella regione. L´analisi congiunturale del servizio statistica della Regione indica infatti un´uscita dalla fase recessiva, grazie alla ripresa della domanda interna sostenuta in special modo dai consumi delle famiglie. Nel corso dei sette anni trascorsi, in un clima economico nazionale marcatamente negativo, l´economia siciliana, afflitta dai suoi problemi strutturali, ha subito il peggior declino del dopoguerra. Il segnale più evidente e´ stato il deciso cedimento della domanda interna, sia dalla parte dei consumi delle famiglie, su cui hanno avuto pieno effetto la progressiva riduzione dei redditi disponibili e la flessione dell´occupazione, sia per quanto riguarda gli investimenti, che sono stati fortemente condizionati dalle pessime prospettive del mercato e dalle difficoltà di accesso al credito. Unica nota positiva e´ stata quella delle esportazioni. Il Pil dell´Isola, dopo aver registrato il primo e più intenso picco negativo del trend recessivo nel 2009 (-4,3%) ha mostrato ancora delle flessioni marcate nel 2012 (-2%) e nel 2013 (-2,1%). Aspettative di miglioramento del ciclo economico si sono manifestate nell´anno 2014, ma non hanno riguardato il Sud e in particolare la Sicilia, dato che la stima del Pil regionale ha registrato una ulteriore variazione negativa, seppur in attenuazione (-0,9%). In sette anni, si e´ determinata nell´Isola una perdita complessiva di oltre 13 punti percentuali di Pil, ben maggiore di quella osservata a livello nazionale (-9,2%). In uno scenario cosi´ critico, hanno infine iniziato a manifestarsi segnali congiunturali che prospettano un quadro di tendenze positive nel 2015: +0,4% la previsione sul Pil Sicilia a consuntivo d´anno; e si preannuncia una ripresa a partire dal 2016.

La spesa della famiglie ha registrato a livello regionale negli anni 2008-2014 un calo medio annuo del 2,1% (-14,5% la variazione cumulata), indotto dalla contrazione dell´occupazione (-1,6% l´anno), dalla riduzione del reddito disponibile e dalla contrazione del credito al consumo. Ancora peggiore risulta l´andamento degli investimenti che hanno subito, nel periodo considerato, una riduzione complessiva del 50,8%, corrispondente ad un calo in media d´anno del 7,3%. Con riferimento al periodo 2008-2014 si puo´ ricavare una variazione media annua per l´agricoltura di -2% e di -1% per i servizi, mentre l´industria in senso stretto (-3,5%) e le costruzioni (-8%) hanno pesantemente risentito del clima negativo. Le previsioni per il 2015 sembrano indicare una progressiva attenuazione delle tendenze recessive nelle costruzioni, un´inversione di tendenza per l´agricoltura e una sostanziale stabilita´ per industria e servizi (0,1%). Complessivamente a chiusura d´anno si prevede una variazione nulla del valore aggiunto, mentre un maggior dinamismo caratterizzerebbe il 2016.

Nel 2014, la Sicilia ha registrato un calo di 13 mila occupati rispetto all´anno precedente (-1,0%) mentre per l´Italia in complesso si e´ avuto un aumento di 87 mila (+0,4%). Il tasso di disoccupazione e´ stato piu´ elevato in confronto al 2013 (+1,2 punti) e quasi doppio di quello nazionale. Dal secondo trimestre 2015, si e´ registrata tuttavia una inversione di tendenza per la Sicilia. Nel terzo si e´ addirittura verificato un aumento degli occupati del 4,7%, accompagnato da una crescita del tasso di occupazione che riporta l´indicatore al 40,1 per cento, contro il 38,3% dello stesso periodo dell´anno precedente, e da un miglioramento sensibile anche del tasso di disoccupazione, che passa dal 21,2% al 19,8% nello stesso arco temporale.