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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 17:16 - Lettori online 913
RAGUSA - 09/08/2015
Economia - Lo dice l’autorevole rapporto della Fondazione Curella

In Sicilia ci sono 310 mila disoccupati: una ecatombe

I consumatori conservano un atteggiamento esitante nei confronti della spesa Foto Corrierediragusa.it

Il treno della ripresa è partito, seppur lentamente nel nord, ma in Sicilia è ancora piena recessione. Lo dice l´autorevole rapporto della Fondazione Curella che è stato illustrato dal presidente Pietro Busetta e dal presidente di Diste Consulting, Alessandro La Monica. Sono soprattutto i dati riferiti all´occupazione che fanno preoccupare perchè in Sicilia ci sono un milione 310 mila disoccupati per una percentuale del 23 per cento della popolazione. Insomma in Sicilia ogni dieci abitanti quattro o poco meno non lavorano. In questo mondo di emarginazione che si allarga sempre di più invece che restringersi ci sono tuttavia delle differenziazioni perchè i disoccupati ufficiali sono circa 400 mila mentre gli aspiranti ad un lavoro sono tra i 600 e i 650 mila. Il rapporto fornisce qualche elemento di fiducia perchè nel 2015 la recessione dovrebbe fermarsi con un calo del prodotto interno lordo regionale dello 0,6%, molto inferiore al dato medio annuo di oltre il 3% del precedente triennio. La fase discendente dell´economia è mitigata da un ritorno in positivo degli investimenti delle imprese in beni strumentali (+1,5%) e da un alleggerimento della crisi degli investimenti in costruzioni (-2,5%).

I consumatori conservano un atteggiamento esitante nei confronti della spesa (-0,7% i consumi in termini reali). "Mentre alcune delle regioni del Nord stanno uscendo faticosamente dalla crisi - dice il presidente Pietro Busetta - l´economia siciliana continua nella palude della recessione. L´occupazione è ancora in caduta libera e la disoccupazione è dilagante. L´apparato produttivo siciliano più che in altre aree territoriali ha vissuto passivamente la rivoluzione tecnologica e oggi si trova in una condizione decisamente peggiore di chi ha investito in innovazione. Chi non ha investito su ricerca, sviluppo e nuovi mercati è stato colpito duramente dalle difficoltà. Purtroppo la politica fa poco rispetto ai problemi reali che ci fanno segnare il passo come per esempio la carenza nelle infrastrutture, l´alto costo del lavoro".