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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 1038
RAGUSA - 28/05/2015
Economia - Le imprese italiane in fondo alla classifica mondiale

Economia digitale, ultimi per innovazione e creatività

Secondo il sondaggio pubblicato dalla Commissione europea, imprese italiane ultime per l’accesso all’economia digitale
Foto CorrierediRagusa.it

Alla conclusione di un campionato calcistico, la terz’ultima posizione in classifica determina la retrocessione alla categoria inferiore. E’ questa la sintesi amara che vede il pensiero imprenditoriale del nostro Paese occupare le ultime posizioni in innovazione e creatività in ambito europeo, dove a farci compagnia sono altri due paesi-membri dell’area balcanica. Quindi, le imprese italiane fra le ultime posizioni per l’accesso all’economia digitale, come pubblicato dalla Commissione europea per la verifica della rispondenza dei paesi –membri agli obiettivi dell’Agenda digitale. Nonostante i miglioramenti registrati anche nell’ultimo anno, le imprese del nostro Paese (e le imprese della provincia di Ragusa non sono da meno) non riescono a tenere il passo sul fronte dell’economia digitale, lasciando spazi enormi (similari alle ampie distese delle praterie argentine) ad altre nazioni.

Il mondo è cambiato più di quanto spesso non percepiamo, o non vogliamo percepire. Oggi, il «fare impresa» attenziona e cavalca la dimensione del «non luogo», il Web. Non è sufficiente che l’impresa disponga del proprio sito, se questo non rientra in una visione di economia organizzata: anzi, se non è strutturato e armonizzato nei fattori imprenditoriali, il sito, quel sito che l’impresa ha proposto per (a suo modo) vivere la dimensione Web, appare sempre più la soddisfazione di Narciso, personaggio della mitologia greca che amava riflettere la sua immagine nell’acqua del fiume, dove egli perirà cadendovi.

Negli altri paesi europei la crescita dell’economia digitale è in costante aumento: Belgio, Danimarca, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda e Gran Bretagna guidano la classifica del paesi-membri che usano la rete Internet nella misura del 90%, e le loro imprese conquistano e consolidano posizioni di mercato.

In Italia, in particolar modo le imprese del sud tardano ad aprirsi alle nuove e più affascinanti forme e modalità di commercio, attestandosi all’asfittica posizione del 20%. Le piattaforme digitali, l’eCommerce costituiscono le nuove dimensioni di collocazione del bene-merce, non comprendere che alla fisicità del luogo è vitale associare la dimensione del «non luogo», significa perpetuare la rincorsa del cane che si morde la coda senza riuscire ad afferrarla. Il pensiero del «fare impresa» non può rimanere ai margini dell’innovazione, chiudersi o negare l’evidenza delle trasformazioni che solcano l’addivenire della società non costituisce una soluzione. Aprirsi all’innovazione è strumentale per l’impresa e per l’economia del nostro paese: significa capire che la società è in continuo mutamento, che occorrono nuovi metodi di produzione e vendita del bene-merce, introdurre nuovi sistemi, partecipare allo svecchiamento.

L’innovazione apre le porte alla dimensione creativa, all’arte delle mente di immaginare, creare, inventare. La creatività si fonda sulla profonda conoscenza delle regole da superare e sulla voglia di curiosità. La creatività è come la musica: espressioni tipicamente umane, e il «fare impresa» deve riscoprirne i fondamentali. Le sfide che ci traghetteranno fuori dalla crisi economica sono costituite anche dalla consapevolezza di modelli di contaminazione culturale, generati intorno alla creazione di laboratori creativi e socio-economici, dove gli attori sono il cittadino, il consumatore, l’impresa, l’Ente Locale.
* Ufficiale nella Guardia di Finanza