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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:44 - Lettori online 953
RAGUSA - 15/03/2015
Economia - Prosegue l’analisi economica della situazione di stasi del Paese

Monete complementari e niente euro: ecco perché

La loro gestione, se fatta bene, aiuta automaticamente le imprese in difficoltà Foto Corrierediragusa.it

Ci dicono: "Non possiamo emettere moneta, perché "siamo" in inflazione". Ed hanno ragione, ma questo "siamo" vale solo ed esclusivamente per i pochi che investono nei Mercati Finanziari (costituiti da bit dentro i computer); nei quali si fanno solo scommesse, come al Casinò e non serve lavorare. In questi fanno girare una mole gigantesca di denaro elettronico, che è effettivamente inflazionata nelle cosiddette Bolle. Al contrario, nel Circuito Mercantile (quello reale, portato avanti dagli uomini e dalle donne che ogni mattina si alzano e vanno a lavorare) piuttosto siamo in deflazione. Cioè semplificando: circola una quantità effettiva di Moneta insufficiente. Inoltre, ogni giorno ci martellano, mediante la grancassa mediatica, con la ricorrente litania dell´asfissiante Debito pubblico. Ci fanno credere che l´Italia "spende e ha speso troppo" per i cittadini. Ma, in realtà, il bilancio primario nazionale, cioè al netto degli interessi a deconto sul Debito creato dagli interessi sui titoli, in Italia finisce in attivo da circa 15 anni. E diventa negativo solo per la contribuzione di detti interessi. Ciò significa dunque precisamente il contrario di quello che ci viene propinato. Cioè significa che lo Stato, nonostante tutti gli sprechi che sappiamo, spende ormai troppo poco sul territorio. Semplificando molto il discorso: lo Stato ritira in tasse più di quanto immette. Cioè, non fa lo Stato. Addirittura "prosciuga" ricchezza dal sistema economico nazionale. Cioè drena continuamente denaro dai cittadini. Invece di immetterne... fa l´esattore. Questo è il metodo più veloce per portare un territorio in recessione economica in cui infatti già siamo.

Poi, con il massimo del sarcasmo, aggiungendo al danno anche la beffa, ci chiedono pure di far crescere il Pil. Obiettivo matematicamente impossibile, in dette condizioni. E´ come preparare un atleta con salassi e diete dimagranti e pretenderne grandi prestazioni. Perché un mercato vada in espansione (benessere per le persone), si deve immettere energia, Moneta, in modo che ce ne sia in circolo una quantità sufficiente per lavorare ed agire gli scambi commerciali. Lo Stato dovrebbe far questo con gli investimenti (realmente) produttivi.

Aspettare che i partiti e i politici si rivoltino contro il potere finanziario così "ben organizzato" e si muovano anche verso il recupero della Sovranità monetaria, è momentaneamente impensabile. D´altra parte, per evitare di soccombere (umanamente e imprenditorialmente), dobbiamo in qualche modo far aumentare la massa monetaria in circolazione nel mercato almeno locale. Ma, al momento attuale, conosciamo benissimo la stretta creditizia del sistema bancario, chiuso a riccio, unito e compatto al potere di cui sopra. Allora che soluzioni restano?

Per far aumentare la massa monetaria in circolazione dunque l´unica stada che rimane percorribile è di iniziare ad utilizzare forme di pagamento anche con altre Monete, oltre quella ufficiale che è l´euro: le cosiddette Monete Complementari.

A questo fine, sarebbe bene che le Confederazioni di Categoria, almeno a livello territoriale, cominciassero a convergere sulla tematica, interessandosene e proponendo unitariamente una opportunità ai rispettivi associati. Il rischio che si deve infatti evitare con tutti i mezzi e le forze di intelletto disponibili, è che, nel precipitarsi degli eventi, una categoria inizi a seguire certe modalità ed un´altra Categoria o un Comune limitrofo inizino con altre. La Sicilia e il nostro territorio sono specializzati in queste divisioni nocive. Ma i mezzi di pagamento, riguardano tutti gli operatori, non soltanto una categoria o un piccolo centro: per cui si deve cercare unione, per la convenienza reciproca.

Anche gli Amministratori locali, d´altra parte, ormai vittime imbalsamate di una contrazione di trasferimenti dall´ente centrale, che li costringe alla sola funzione di puntellare rimedi all´incombente pericolante, troverebbero non una ma molte boccate di ossigeno dalla adozione di questi semplici strumenti di pagamento. Di solito invece ancora tergiversano fra l´incredulità e la superficialità della disinformazione.


Le Monete Complementari sono delle utilissime quantità aggiuntive di denaro per il pagamento, già molto utilizzate in alcune zone anche d´Italia, ma ancora non diffusissime. Certo ancora non servono per pagare le tasse o i consumi di energia, telefono, ecc... Per certe imposte comunali, invece, se le Amministrazioni lo decidano, si potrebbe.

L´euro, diciamolo apertamente, ci sta asfissiando. Noi siamo diventati soci (di moneta) di mercati molto arroganti. Ma per ora ce lo dobbiamo tenere. Uscirsene con faciloneria, come si esce da una porta di casa, può costarci caro. I passi devono essere fatti con cautela; servono collegamenti con gli altri paesi che hanno i nostri stessi paramentri macro fondamentali, altrimenti le conseguenze più scontate che ci si può aspettare sono attacchi finanziari selvaggi dai "Mercati", da far impallidire lo spread a 500 punti! Solo la povertà assoluta potrebbe forse fungere da "baluardo" allo smantellamento totale del sistema produttivo! Ritornando come prima della Guerra.

Le Monete Complementari invece sono locali, benefiche, semplici. E la loro gestione, se fatta bene, aiuta automaticamente le imprese in difficoltà. Ne esistono di varie tipologie. Ed ognuna si attaglia di più al territorio che avvia l´iniziativa. Il quale è bene definire e designare, almeno in linea di massima, sin dall´inizio. Ad esempio, se un dato territorio è più un comparto industriale con tanto di florido indotto, oppure è prevalentemente agricolo, la scelta della tipologia più adatta, e della iniziativa più adatta, cambia parecchio. Anche se in effetti sappiamo che solitamente proprio i nostri territori sono costituiti in maniera omogenea da un misto di tipologie di piccole imprese.

Si deve sempre tener presente, per placare l´animo di qualche temerario prode solitario e magari iper-campanilista, che col partire in una sola città o con una sola categoria, o addirittura con solo delle parti di una città, il sistema si blocca subito, prima che si avvii e raggiunga uno stato di inerzia di moto, che conviene a tutti. Più è piccolo il giro, minori sono i vantaggi per gli aderenti, minore ancora è la capacità performante dell´iniziativa. Conviene essere in tanti e con la maggiore varietà di fruitori possibile.

Per essere chiari: in regioni del Nord, dove certe singole città corrispondono in estensione e popolazione alla somma di tutte le città della provincia iblea messe assieme (trecentomila persone), moltiplicate di tot volte, stanno avviando iniziative di respiro regionale! Ed in un momento in cui le banche hanno chiuso i rubinetti del prestito ad imprese e famiglie, è inutile spiegare se conviene che la spendibilità di una Moneta Complementare che si scelga sia estesa o limitata. Pensiamo ai servizi, al turismo, alle forniture di merci, ma anche agli ortaggi, ai latticini, e a molto altro: tutto è usualmente più che Comunale! E ogni attività operatrice implica e ha conti aperti e deve pagare altre aziende più che di una sola Categoria. Una equilibrata iniziativa può cominciare intanto nel territorio ibleo; ma si deve già dall´inizio immaginare e calibrare almeno per il triangolo fra Catania, Vittoria, Portopalo.

Ha collaborato Giancarlo Palazzolo