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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:29 - Lettori online 706
RAGUSA - 07/03/2015
Economia - Attività imprenditoriale in difficoltà e non solo

Euro e crisi: invertire rotta con le monete complementari

I sistemi di pagamento alternativi sono validi ma ancora poco noti Foto Corrierediragusa.it

Ci siamo dovuti accorgere tutti del calo di regime economico nelle attività imprenditoriali. Anche nelle famiglie tocchiamo con mano gli effetti stringenti della ´fase´ di recessione. Fase che poteva essere momentanea, però è divenuta cronica. Per dare una spiegazione a tutto ciò, l´opinione pubblica è stata continuamente proiettata su una ricca serie di false spiegazioni, su cui si imbandiscono centinaia di discorsi e di talk show. Le quali sono pur concomitanti con la causa reale, ma non rappresentano la causa principale. Si è ad esempio cercato di dare la colpa all´euro in se stesso. Ma per quello che riguarda il territorio ibleo, poco dedito alle esportazioni internazionali, limitato ad un consumo locale dei beni prodotti, poco effetto ha potuto apportare una moneta troppo forte al cambio con altre monete per le esportazioni. ...Da noi infatti le filiere produttive e i comparti degli agglomerati industriali non si sono mai fermati... per il solo fatto che non sono mai neanche esistiti! Si è anche creduto di individuare la causa dell´improvviso calo economico nei ´selvaggi´ evasori fiscali, i quali però, in un contesto di ipertassazione, non si possono che giustificare, dovendo decidere fra evadere un poco o ...chiudere del tutto. Allora si è pensato anche che la ragione della recessione fosse la tassazione alta. A ciò si potevano sommare, almeno per fare audience, sempre cercando la soluzione ancora inafferrabile, i falsi invalidi, i falsi disoccupati, i vari lavoratori forestali pro-forma, e i corrotti delle Pubbliche Amministrazioni che rappresentano un peso effettivamente logorante. Ancora più pungente è stato affinato l´odio di classe contro i politici di livello istituzionale, per i loro stipendi da favola, colpevoli di essere le gocce che fanno traboccare il vaso già colmo delle esose spese pubbliche. E così via.

Nella confusione di questa caccia al colpevole, però quasi nessuno ricorda, che questi aspetti della gestione della cosa pubblica, pur inopportuni fin che si vuole, esistevano tranquillamente anche nei tempi in cui stavamo tutti meglio. Ma si nascondevano discretamente dietro il benessere e addirittura l´opulenza, abbastanza diffusa. Dunque, questi parametri non si possono affatto definire come le vere cause scatenanti, da curare per debellare la povertà incalzante; quanto piuttosto degli effetti paralleli ad una gestione economica pubblica inadeguata.

Invece il vero, basilare problema, che è quello che interessa il tema proposto, su cui tutti gli altri se non direttamente poggiano almeno si stagliano e mettono in evidenza, è la rarefazione monetaria; cioè, la carenza di sufficiente moneta euro nel circuito mercantile (diverso da quello finanziario). Come è noto infatti le politiche di austerity, che da anni subiamo, hanno il solo effetto di drenare risorse dal territorio e addirittura peggiorano le situazioni, portando inesorabilmente verso le cosiddette crisi, piuttosto che farne uscire, come invece si dichiarano di provvedere.

Ma vediamo come si può definire una crisi economica. Le vere crisi sussistono ad esempio in un periodo di guerra o di embargo mercantile, o quando non arrivino materie prime da lavorare o vendere, o quando non ci siano operatori in grado di lavorarle o commerciarle, oppure non siano disponibili capitali per imprendere o manodopera adeguata per produrre reddito; ecc... ! Insomma quando vige una situazione da terzo mondo!

Invece, ci accorgiamo che tutti questi indicatori, per definire una crisi economica, nel nostro territorio segnano tutti: ´negativo´. Cioè ancora più chiaramente, non di crisi si tratta, perché ci sarebbero imprenditori normalmente capaci pronti a vendere/produrre, ci sarebbero acquirenti pronti ad acquistare, ecc. ma le uniche cose che mancano sono "i metri" per misurare i beni da scambiare, cioè: i soldi.

Quindi la cosiddetta crisi è generata dalla mancanza di biglietti di carta stampata di circa 15 centimetri di lunghezza, o peggio, dalla mancanza di corrispondenti bit elettronici, per poter comprare/misurare i beni di cui si ha bisogno? Mentre contemporaneamente nel ramo finanziario dell´economia, inutilmente ristagnano miliardi di insignificanti bit? E´ proprio così.

Per lenire questo stato di cose la soluzione esiste. Ma nella nostra zona singolarmente non si conosce e non viene ancora proposta da nessuno, né dalle confederazioni di categoria, né dalle organizzazioni sindacali (indirettamente implicate per i lavoratori che rappresentano).

I sistemi di pagamento con Monete Complementari (complementari alla Moneta principale euro, detta ´a corso forzoso´), sono soluzioni già molto utilizzate in varie parti del mondo e anche della stessa Italia, sia nei rapporti fra imprese ed imprese sia fra clienti ed imprese, per sopperire alla carenza di denaro ufficiale in circolazione, in maniera topica e diretta: senza passare dalle banche. E dove esse vengono utilizzate portano sempre una rifioritura del sistema economico locale sopito.

Il beneficio che genera l´utilizzo delle Monete Complementari, è di un immediato aumento del ´circolante´ (massa monetaria circolante) direttamente a disposizione degli operatori e dei cittadini, senza neanche interessi di prestito, negativi.

Con l´utilizzo delle Monete Complementari, non si allude a nessuna rivoluzione monetaria, ma alla applicazione di sistemi concettualmente semplicissimi per quanto già utilizzati in piccolo, come il baratto, la permuta, l´assegno girabile di una volta, il coupon, ecc..., solo in formula multipla, incrociata, più strutturati in Sistema; ed inoltre utilizzati in circuito prevalentemente locale, con delle entità di regolazione che somigliano a delle vere e proprie banche.

Insomma si tratta di utilizzare, in carenza di certi "pezzi di carta e bit", chiamati euro, altri pezzi di carta e altri bit chiamati diversamente, fra cittadini/imprese che decidano di saldare i propri dare/avere reciprocamente così.

Ciò ovviamente non deve essere neanche lontanamente assimilato alla banale adesione ai semplicistici circuiti di sconto, che nascono per accalappiare e fidelizzare qualche cliente in più, i quali elargiscono pure bonus a chi porta altri iscritti. E´ completamente differente.

Per difenderci da questa ´cosiddetta´ crisi, che come detto è invece carenza di euro in circolazione nel sistema economico anche locale (esulando dalla discussione delle vere cause; una fra tutte la cessione della Sovranità monetaria nazionale), dobbiamo necessariamente utilizzare questi moderni mezzi di pagamento.

Molti sono già adoperati quotidianamente da decenni, ad esempio da tutte le filiali di banche del mondo, oppure dalle grosse imprese americane, oppure da 70.000 imprese in Svizzera da vari decenni, solo per fare qualche solido esempio, ma anche da vari altri circuiti in varie regioni di Italia. Esistono delle iniziative e delle piattaforme già avviate, che si possono utilizzare proficuamente, possibilmente prima che la recessione economica che ci sta affliggendo si trasformi in povertà vera e propria: dalla quale poi è veramente difficile uscire.

Altre tematiche in preparazione:
1) Ancora più chiaramente: la necessità dell´utilizzo delle Monete Complementari
2) Come nasce la moneta, chi la ´produce´ magicamente dal nulla, chi decide di immetterla, chi decide il saggio di interesse, ecc...? Domande comode, perché la risposta è unica per tutte.
E l´interrogativo diventa dunque: perché aspettare queste entità e non usarne altre abbondanti, Monete Complementari, per i pagamenti almeno fra privati locali?
3) Piccola storia della Moneta, e reali funzioni di una Moneta vera e propria, che quelle Complementari esaltano
4) Circuiti fasulli, di sconto e bonus: solo molle di consumismo e depauperamento monetario locale
5) Potere della rarefazione monetaria
6) Le tipologie di Monete Complementari

Ha collaborato Giancarlo Palazzolo