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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:51 - Lettori online 1172
RAGUSA - 07/02/2015
Economia - Un salasso letale per coltivatori diretti ed imprenditori agricoli

Si attende decisione Tar del Lazio su Imu agricola

Tuona il presidente di Confagricoltura Gambuzza Foto Corrierediragusa.it

In attesa che il Tar del Lazio si pronunci sull’Imposta municipale propria (Imu) riferita ai terreni agricoli (e ciò non accadrà prima del 18 febbraio), saranno otto, su dodici città iblee, i comuni non montani o parzialmente montani soggetti al pagamento previsto entro il 10 febbraio, anche se, nei prossimi giorni, si deciderà se dovrà essere modificato il termine ultimo per il versamento dell’imposta. L’Imu agricola graverà eccessivamente sulle tasche dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli, basti considerare quanto farà lievitare i costi il calcolo delle aliquote non prestabilite dai comuni: quelle standard da applicare sono pari al 7,6 per mille. Il presidente di Confagricoltura, Sandro Gambuzza, ha quantificato «in oltre 12 milioni di euro l’eventuale prelievo per la provincia di Ragusa», condannando il modus operandi del «Tar del Lazio, che non ha prorogato la sospensione del provvedimento come richiesto dai ricorrenti». La sentenza del Tar laziale sull’Imu agricola, attesa il 4 febbraio, sarà spostata al 18 febbraio.

Gambuzza, intanto, parla dei «devastanti effetti devastanti sull’economia locale», contestando «gli effetti del cambio di regole per l’Imu sui terreni agricoli introdotti dal decreto legge n. 4 del ’15, che si configurano più come una tassa sul bene strumentale fondamentale degli agricoltori ragusani quale è il terreno agrario». Ed, inoltre, «da uno studio condotto da Confagricoltura – spiega Gambuzza – eseguito comparando i dati del ‘13 scaturenti dall’applicazione della circolare n. 9 del 14 giugno 1993 con quelli del ‘15 secondo le nuove regole introdotte dal decreto n. 4, emerge chiaramente come la provincia agricola di Ragusa sia stata sottoposta ad un vero e proprio salasso tributario ingiusto e penalizzante».

I dati salienti. Fino al 31 dicembre ‘13 erano soggetti all’Imu agricola solo tre comuni iblei su dodici, con un bacino di residenti di 103 mila su 318 mila. Il territorio interessato era di 35 mila ettari su 161 mila e gli agricoltori interessati erano 7 mila su 21 mila. Dal primo gennaio ‘15 saranno soggetti all’Imu agricola otto comuni su dodici, con un territorio di 112 mila ettari su 161 mila e un numero di agricoltori che sale a 17 mila su 21 mila. «L’Imu sui terreni agricoli – specifica Gambuzza – interesserà, dal 2015, il 70% dei residenti in provincia, quando prima riguardava il 32%».

Il consiglio dei Ministri riunitosi il 23 gennaio scorso ha prodotto un decreto legge che modifica l’Imu agricola sui comuni non montani o parzialmente montani nel 2015, producendo effetti retroattivi, riferendosi anche al 2014. Consultando l’elenco Istat, si trova una colonna che riporta i valori: «T», totalmente montano, i terreni sono tutti esenti; «P», parzialmente montano, sono esenti solo i terreni posseduti e condotti dai coltivatori diretti (Cd) o dagli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola (Iap); «Nm», non montano, i terreni non sono esenti e per tutti i terreni si versa l’Imu. E, quindi, a seconda di questi valori il calcolo Imu applica l’imposta o l’esenzione.

Inoltre, solo per il ‘14, se il comune risulta, ad esempio, parzialmente montano, ma l’altitudine supera i 600 metri, si applica l’esenzione su tutti i terreni. Se invece risulta non montano, ma l’altitudine è fra i 281 metri ed i 600 metri, si applica l’esenzione solo sui terreni di proprietà di Cd o Iap.

Il calcolo dell’imposta dovuta. Per i terreni agricoli soggetti all’Imu ‘14, l’imposta si calcola considerando il reddito dominicale rivalutato del 25%, applicando poi il coefficiente 75 se il proprietario ha la qualifica di Cd o Iap; 135 altrimenti. Al valore ottenuto si applica l’aliquota deliberata dal Comune, variabile dal 4,6 per mille al 10,6 per mille. In mancanza, si applica quella standard del 7,6%.

IL SALASSO ALL´IMPROVVISO
Θ in scadenza il pagamento dell’Imposta municipale propria (Imu), previsto il prossimo martedì 10 febbraio, sui terreni agricoli non montani o parzialmente montani. Insomma, l´altopiano ibleo come la pianura padana, ma non di certo per servizi ed infrastrutture, quanto piuttosto per il pagamento dell´Imu agricola. Una equiparazione di cui si sarebbe fatto volentieri a meno. Regna quindi la paura che l’imposta gravi eccessivamente sulle tasche dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli.
In seguito al consiglio dei Ministri del 23 gennaio scorso, è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto legge che rivede l’Imu agricola per il 2015, che produce anche effetti sul 2014. Consultando l’elenco Istat, si trova una colonna che riporta i valori: «T», totalmente montano, i terreni sono tutti esenti; «P», parzialmente montano, sono esenti solo i terreni posseduti e condotti dai coltivatori diretti (Cd) o dagli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola (Iap); «Nm», non montano, i terreni non sono esenti e per tutti i terreni si versa l’Imu. E, quindi, a seconda di questi valori il calcolo Imu applica l’imposta o l’esenzione.

Inoltre, solo per il ‘14, se il comune risulta, ad esempio, parzialmente montano, ma l’altitudine supera i 600 metri, si applica l’esenzione su tutti i terreni. Se invece risulta non montano, ma l’altitudine è fra i 281 metri ed i 600 metri, si applica l’esenzione solo sui terreni di proprietà di Cd o Iap.

Il calcolo dell’imposta dovuta: per i terreni agricoli soggetti all’Imu ‘14, l’imposta si calcola considerando il reddito dominicale rivalutato del 25%, applicando poi il coefficiente 75 se il proprietario ha la qualifica di Cd o Iap; 135 altrimenti. Al valore ottenuto si applica l’aliquota deliberata dal Comune, variabile dal 4,6 per mille al 10,6 per mille. In mancanza, si applica quella standard del 7,6%.

Si tratta «dell’ennesima batosta sul settore agricolo», tuona il presidente di Confagricoltura, Sandro Gambuzza, che interviene sulla questione Imu sui terreni agricoli. «Abbiamo quantificato in oltre 12 milioni di euro – evidenzia – l’eventuale prelievo per la provincia di Ragusa. L’agricoltura è come il bancomat, si tiene in considerazione solo quando il Governo ha bisogno di far cassa e, raramente, si parla delle necessità degli agricoltori».

Gambuzza usa toni duri non accettando il fatto che il Tar del Lazio, contrariamente alle aspettative, non ha prorogato la sospensione del provvedimento come richiesto dai ricorrenti e il Consiglio dei ministri non ha ancora deciso nulla, «abbandonando gli agricoltori al loro destino».
Θ il caos quel che si rischia. Se gli agricoltori decidessero di pagare, lo farebbero in ritardo, incappando nelle sanzioni, poiché non possiedono materialmente il tempo per effettuare i calcoli e i conteggi entro le scadenze indicate. Ma il rischio è anche quello che paghino una tassa che potrebbe essere revocata.

Nell’incertezza, l’invito di Gambuzza è di attendere: «Agli agricoltori suggeriamo di aspettare a pagare, nell’attesa di sviluppi. Se, invece, la scadenza non fosse almeno prorogata, ci appelleremo allo statuto del contribuente, chiedendo di non pagare le sanzioni previste, considerando l’incertezza applicativa che vige sulla materia».

Interviene sulla faccenda il consigliere comunale Giuseppe Roccuzzo, spiegando che «ad Ispica, un comune prevalentemente agricolo, non può essere utilizzata l’altitudine come criterio equo per imporre la tassazione sui terreni», riferendosi alle esenzioni riservate alle città montane. «Non è stato preso in considerazione nemmeno che Ispica – conclude il consigliere – come molti altri comuni in Sicilia e in Italia, insiste su un’area economicamente svantaggiata».