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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:17 - Lettori online 731
RAGUSA - 06/01/2015
Economia - L’allarme lanciato da Legambiente circolo "Il Carrubbo"

"Bucherellato" dalle perforazioni il territorio ibleo

Si salvano solo i comuni di Pozzallo e Ispica Foto Corrierediragusa.it

Un territorio "bucherellato" come uno scolapasta. Da Marina Marza ad Acate passando per Ragusa, Scicli e Modica. L´area iblea è diventata molto appetibile in questi ultimi anni per trivellazioni e ricerche di idrocarburi ma il 2015 potrebbe rivelarsi un anno particolarmente intenso. Il circolo "Il Carrubo" di Legambiente Ragusa ha fatto un po´ di conti, ha messo insieme le concessioni già autorizzate, le richieste avanzate e i permessi di ricerca di coltivazione da parte delle varie società petrolifere e ha "scoperto" che l´82% della superficie iblea è interessata dal fenomeno. Dei dodici comuni iblei si salva Pozzallo, anche perchè il territorio è molto limitato, mentre Ispica è interessato solo per quattro ettari. Pozzallo, in compenso, "recupera" molto bene con i pozzi a mare e con le piattaforme Vega. Tutti gli altri comuni sono interessati in massima parte; si tratta di Acate, Chiaramonte Gulfi, Comiso, e Vittoria al 100%, Ragusa al 98%, Santa Croce Camerina al 90%, Giarratana all’80%, Scicli e Monterosso Almo al 70% e Modica al 50%.

A conti fatti sono 143,29 kmq di territorio provinciale (8,88% del totale) per la coltivazione di idrocarburi , 147,99 kmq per le istanze di coltivazione (9,17 % del totale), 466,33 kmq per i permessi di ricerca (28,9% del totale) e 556,40 kmq per istanze di permesso di ricerca (35,1% del totale). E´ probabile che non tutte le istanze e le ricerche andranno a buon fine ma il dato segnalato da "Il Carrubo" testimonia un interesse che definire profondo in questo caso è appropriato come non mai. Le società attive sono la Irminio, l´Eni, la Panther, la Petrex di matrice italiana ma anche americana, che nel ragusano hanno interessi a partire dagli insediamenti degli anni 50´.

Legambiente segnala il pericolo di questa corsa alle trivellazioni e lancia un monito: "Non vogliamo finire come in Basilicata: sorgenti e laghi con acqua destinate al consumo umano inquinate da idrocarburi, declino dell’agricoltura, del turismo, petrolio finanche nel miele, aumento di malattie, mancanza di lavoro, smaltimento illegale di materiali tossici, anche nei campi agricoli. E cosa ha guadagnato la Basilicata da tutto ciò? Era la più povera prima che arrivassero i petrolieri con le loro vuote promesse di ricchezza, lo è ancora oggi". E´ anche vero, tuttavia, che le società petrolifere pagano ai comuni interessati royalties per quanto da loro estratto e ricavato. Bisogna dunque chiedere lumi in proposito al sindaco di Ragusa che ha beneficiato solo per l´anno scorso di 14 milioni di euro di introiti.