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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 842
RAGUSA - 18/03/2014
Economia - Creatività, innovazione, rete, le tre componenti per uscire dal tunnel

Ripresa economica possibile, ma servono coraggio e rischio

Interessante il convegno organizzato da Confindustria di Ragusa, secondo la quale l’atteggiamento di apertura costituisce il primo seme attraverso il quale costruire il collegamento della rete dei comuni saperi, poiché coinvolge la collettività nel suo insieme e ne stimola la richiesta di investimenti, infrastrutture e politiche dedicate Foto Corrierediragusa.it

Da più parti si sostiene che la ripresa economica in Italia è vicina e, in particolare, dal settore manifatturiero arrivano segnali incoraggianti, seppur il contesto generale presenta tinte fosche. E’ questo, in estrema sintesi, l’esito del convegno che qualche mese fa si è tenuto nel territorio ragusano, organizzato dalla locale Confindustria, orientato a evidenziare che l’Italia riparte dal sud e che Ragusa si propone come modello o patto per la ripresa. La lodevole iniziativa avviata da Confindustria Ragusa, oltre a catalizzare l’interesse al dibattito circa l’esistenza di nequizie da superare per favorire la ripresa industriale, veicola in sé i caratteri dei necessari approfondimenti e sfaccettature che la più generale ripresa economica implica, allorché si propone la vitalità del mondo imprenditoriale ragusano a proposizione di patto o modello, termini di pregnante connotazione.

Nel merito, è doveroso evidenziare che il territorio della provincia ragusana è significativamente caratterizzato dalla produzione agricola, e sue connesse manifestazioni imprenditoriali di economia indotta o derivata. Questo non perché si vuole qui stabilire chi è il primo della classe tra l’agricoltura e il mondo manifatturiero, e quindi chi merita il voto più alto o l’attenzione più corposa al sostegno della ripresa. Dividersi sulle tematiche di fondo non giova a nessuno, significa solamente essere perdenti tutti. E’ necessario, invero, che tutti comprendano l’importanza di fare squadra, per operare in maniera sinergica in un mondo oggi sempre più vocato all’internalizzazione dei fattori produttivi.

L’ultimo decennio, in particolare modo, ha manifestato la necessità che all’economia imprenditoriale si associ una nuova mentalità produttiva, che partendo dalla consapevolezza della compressione dello spazio/tempo e, perciò, transnazionale per definizione, sviluppi un sistema interconnesso di saperi e di reti d’impresa. Ma tutto questo ancora non è sufficiente per dirsi preparati alle sfide che l’economia globalizzata impone di superare: occorre riappropriarsi di quel plus di creatività, spirito imprenditoriale e innovazione tecnologica per aiutare a far nascere e a sviluppare nuove idee. Ecco perché oggi è forte l’esigenza che le varie espressioni strutturate dell’associazionismo di categoria s’impegnino a superare qualsiasi steccato eretto, o culturalmente ancora esistente, posto a difesa dell’interesse particolare. Al contrario, strategico è volgere lo sguardo verso tutte quelle forme di sinergia e collaborazione nell’approntare comuni intendimenti nella stesura dei programmi di ripresa: non soltanto circolazione dei saperi specifici, bensì l’auspicabile concertazione attraverso un tavolo comune e trasversale, orientato alla creazione di una visione d’insieme dei fattori di sviluppo imprenditoriale.

In buona sostanza, occorre organizzare una «rete di pensiero» anche fra le organizzazioni di categoria, consci che la ripresa economico-imprenditoriale dei territori passa attraverso un atteggiamento di collaborazione strategica fra gli attori, esempio di «rete» che si appropria dei valori fondanti della cultura d’impresa, i cui contorni assumono la valenza anche socio educativa.

Alimentare l’affermazione dell’economia dell’insieme aiuta a collaborare di fronte alle problematiche e alle sfide cui sono chiamate a misurarsi le imprese: l’insieme organizzato per diffondere l’idea che l’impresa moderna abbia un forte ruolo di motore sociale. L’economia dell’insieme origina conseguenze pragmatiche, a tal punto che la creatività e l’innovazione vengono percepiti come due facce della stessa medaglia, due sinonimi.

La creatività quale espressione delle rottura di regole esistenti che origina nuova regola, e migliore; l’innovazione, intesa quale espressione che traduce l’idea in un processo o in un prodotto di fenomeno sociale. L’atteggiamento di apertura alla discussione avviato da Confindustria Ragusa costituisce il primo seme attraverso il quale costruire il collegamento della rete dei comuni saperi, poiché coinvolge la collettività nel suo insieme e ne stimola la richiesta di investimenti, infrastrutture e politiche dedicate.

La ripresa è possibile a condizione che sia viva la voglia del coraggio di rischiare: il rischio, quindi, quale componente ragionata e progettuale, frutto di specifica strategia imprenditoriale. Il modello o patto proponibile dall’imprenditoria ragusana germoglia attraverso l’inclusione delle problematiche comuni, consapevolezza per affrontare una rete di analisi ragionate e risposte di ripartenze sinergiche per misurarsi nei processi di economia globalizzata. La compressione dello spazio/tempo ha originato la città globale, cioè la misura della nostra quotidianità: a noi la scelta se viverla da turisti o da vagabondi. Il patto o il modello ragusano che si vuole proporre non può prescindere dall’affermazione inclusiva e sinergica dell’economia dei territori, humus per favorire il germoglio della più generale visione dell’economia dell’insieme.

* Ufficiale nella Guardia di Finanza