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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 18:19 - Lettori online 958
RAGUSA - 10/02/2014
Economia - Proclamate 2 giornate di sciopero alla "Enimed"

Ferma per 2 giorni produzione petrolio

Per incomprensibili atteggiamenti discriminatori da parte dell’azienda Foto Corrierediragusa.it

"Reagire immediatamente contro l´ennesimo scippo nei confronti del territorio ibleo". Così i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil della provincia, Giovanni Avola, Paolo Sanzaro e Giorgio Bandiera, commentano la proclamazione di due giornate di sciopero, da mercoledì a venerdì, con "fermata" degli impianti di produzione locali, indetta dai rappresentanti sindacali delle tre associazioni, interni alla Enimed S.r.l. Il motivo, secondo quanto riportato dagli stessi rappresentanti sindacali, sarebbe legato "ad incomprensibili atteggiamenti discriminatori da parte dell´azienda, sia nei confronti dei lavoratori che degli stessi sindacati del territorio ibleo". In particolare, i rappresentanti dei lavoratori si scagliano contro "la decisione unilaterale di Enimed di affidare a terzi la gestione del carico delle autobotti di petrolio, nonchè il conseguente rilascio di autorizzazione al trasporto del greggio, per quanto riguarda la sede locale".

Una decisione, secondo Cgil, Cisl e Uil, avvenuta "senza consultazione o intesa sindacale e che ci lascia veramente basiti". Secondo quanto emerge dal documento fornito dalla Rsu di Enimed, durante un recente tavolo di confronto con l’azienda, oltre all´aspetto citato, era emersa la necessità di "consolidare l´impiego di un secondo addetto al carico delle autobotti nella sede centrale della provincia». A quanto pare, però, «l’azienda non ha espresso la propria disponibilità in merito, se non a livello temporaneo". Ragioni, quindi, che conducono alla protesta organizzata a metà della prossima settimana, con relativa richiesta di incontro urgente con il Prefetto, Annunziato Vardè e contestuale convocazione delle parti a palazzo di governo. I segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil, sottolineano la propria amarezza, per «un comportamento del tutto atipico da parte della società d´estrazione e produzione controllata da Eni, che si è sempre distinta nel tempo, piuttosto, per aver offerto al territorio un´occupazione ottimale e garantita e, soprattutto, per il rispetto delle regole contrattuali, sociali e politiche".

Una "tensione" del tutto improvvisa, che, secondo i sindacati "avrebbe potuto trovare una immediata soluzione nel tavolo di confronto sindacale e che ora, per la prima volta nella storia delle relazioni industriali di Eni, vuole essere invece applicata d´imperio e con prepotenza dal fronte aziendale". Un atteggiamento intransigente che, secondo i rappresentanti dei lavoratori "non risolve i problemi, ma, per assurdo, rischia di inasprire i rapporti con le maestranze e con il territorio il quale, da oltre mezzo secolo, ha consentito ad Eni lo sfruttamento del proprio sottosuolo per le attività di estrazione e produzione del petrolio". Lo scarso rispetto nei confronti della provincia iblea, in realtà, appare il vero "nodo" centrale della protesta sindacale.

"È inspiegabile – affermano inoltre i rappresentanti delle tre sigle sindacali - che Eni sfrutti le risorse minerarie del comune capoluogo, con royalties e compensazioni ambientali versate a livello locale, per poi intrattenere relazioni sindacali e d’impresa in modo esclusivo con la realtà di Gela. Enimed ha infatti definitivamente cancellato l’imprenditoria specializzata iblea dalle prestazioni dei servizi collegati alle attività produttive del centro oli locale: il conferimento degli appalti per la gestione delle produzioni iblee avviene infatti, da dieci anni a questa parte, solo verso imprese esterne al territorio, che occupano in modo esclusivo maestranze forestiere". Da qui la conseguente denuncia riguardante "reiterata discriminazione ed emarginazione messa in atto dall´azienda nei confronti della provincia, espropriata, oggi, anche dalla tutela delle risorse del proprio sottosuolo".

Da qui la richiesta dei sindacati, legata al "ripristino immediato delle regole, a partire dal riordino delle relazioni sindacali territoriali, in piena applicazione delle normative vigenti, attraverso un tavolo di confronto territoriale e di sito». A questo si aggiunge,inoltre, la diffida, destinata all´azienda, «dal mettere in campo azioni gestionali che potrebbero essere ricondotte a comportamenti antisindacali".